Ognuno di noi reagisce al dolore in modo diverso. Molto spesso non siamo in grado di comprendere il modo in cui gli altri lo affrontano, nemmeno quando si tratta di persone a noi vicine; nemmeno se sono i nostri stessi fratelli. Il dolore può dividere, può creare altro dolore, ma può anche risvegliare dal torpore di una vita vissuta passivamente, farci notare cose che davamo per scontate.
Maelle è la protagonista principale di Clair Obscur: Expedition 33, e il bello è che, fino ad un certo punto, non ce ne rendiamo conto neanche noi che la controlliamo; lei fa semplicemente parte della Spedizione, un piccolo gruppo di persone inviato dalla cittadina di Lumière sull’isola dove si trova la pittrice, la responsabile del terribile destino che affligge tutti gli abitanti. Ogni anno, infatti, sul monolito visibile da Lumière c’è un conto alla rovescia: quando la pittrice cancella il numero, tutte le persone che hanno quell’età specifica scompaiono dall’esistenza, come candele spente dal vento, tramite un fenomeno che viene chiamato gommage.

Maelle è chiaramente più giovane dei suoi compagni di viaggio, infatti, a differenza loro, si è candidata volontariamente prima del suo tempo ad appena sedici anni, stanca di accettare passivamente il suo destino senza poter cambiare le cose. Fin dall’inizio sappiamo che lei è rimasta orfana ed è passata di famiglia in famiglia, e che forse anche per questo, si è sempre sentita fuori posto. Gustave ed Emma sono la sua sola costante, e infatti vede il primo come un fratello maggiore che si è preso cura di lei durante un’adolescenza difficile.
Il lutto ha diverse fasi e Maelle è una di queste
La spedizione non è certo rose e fiori, i luoghi in cui i protagonisti si avventureranno sono pieni di cadaveri, talvolta così tanti da formare montagne di corpi, dei moniti di tutte le persone che ci hanno provato prima di loro, e un promemoria su quanto sia difficile fermare la pittrice. Non tutti i personaggi, infatti, riescono subito a tenere fede al motto che li unisce, e secondo cui quando anche uno solo di loro cade, gli altri devono proseguire. Questa frase è molto più significativa di quanto sembri, anche solo per Maelle stessa.

Durante il viaggio, Maelle avrà spesso la sensazione di aver già visto i posti che visitano e comincerà ad avere delle visioni riguardanti alcune persone che non conosce, e che a quanto pare vogliono comunicare soltanto con lei, mentre cercano di farle ricordare qualcosa nel modo più doloroso possibile. La ragazza infatti dovrà imparare a fare i conti con il lutto, che per lei sarà molto difficile accettare. Al contrario dei suoi compagni di viaggio, lo affronterà negandolo, e talvolta arrabbiandosi con loro per la facilità con cui riescono ad andare avanti.
Proprio per questo riesce ad essere vera e credibile, e di conseguenza, almeno per me come per molti, risulta impossibile non volerle bene. Soprattutto quando tutto il suo passato verrà a galla. Per chi si avvicina all’età del gommage nel gioco, per chi ce l’ha e per chi l’ha già superata, Maelle viene percepita proprio come una sorellina minore, che dà appoggio e a cui serve appoggio.

Un momento che mi ha toccata molto è quello in cui, dopo una delle scene più tristi del gioco, lei dorme abbracciata ad Esquie, la mistica ed enorme creatura con cui il gruppo fa amicizia poco prima, appoggiandosi alla sua grande pancia che le fa da cuscino. Il fatto che cerchi conforto proprio da lui non è casuale, così come non è casuale che la sua più grande amicizia vesta i panni di un fratello.
Sandfall ha toccato l’argomento della morte con una delicatezza e una bellezza che hanno saputo rendere Expedition 33 il capolavoro che conosciamo, e credo che uno dei messaggi che voglia dare sia quello di provare ad essere forti quando qualcuno che amiamo ci lascia. Non siamo dei supereroi: può capitare che perdiamo la speranza e cerchiamo di convincerci che non sia vero; ma quello che dobbiamo ripeterci è che è molto meglio arrivare alla fine di una vita vissuta con amore, piuttosto che restare per sempre in un sogno.