Sviluppato e pubblicato da Pufferfish Digital in sinergia con EastAsiaSoft, Pogui è un piccolo platform a scorrimento prettamente orizzontale in 2D decisamente scolastico. Un titolo che punta soprattutto ai neofiti, grazie anche all’aria cartoonesca e colorata del protagonista e delle cinque aree di gioco, alcune dei quali, come il mondo dei dolci, richiamano vagamente antichi classici intramontabili come Rayman. Noi abbiamo indossato i piccoli panni del cagnolino su Nintendo Switch e questa è la nostra recensione!
Pogui un cagnolino e la sua piccola avventura
Pogui è un titolo breve, molto, chi vive di pane e platform potrebbe finirlo in mezz’ora e questo ne giustifica in parte anche il prezzo molto accessibile con cui viene venduto: 4,99 euro per la versione da noi testata, ossia Nintendo Switch. Per quanto riguarda la trama, invece, Pogui non la svela fino all’ultimo mondo, il quinto. Il gioco, infatti, ci lancia direttamente nell’azione con livelli a scorrimento orizzontale abbastanza scolastici ma non per questo da sottovalutare come vedremo nel paragrafo dedicato al gameplay.
Sulla narrazione, onde evitare possibili “spoiler”, ti basti sapere che impersoni un buffo cagnolino il cui scopo, di livello in livello, è quello di sopravvivere e raggiungere illeso il proprio letto per schiacciare un beato pisolino. Le tipologie di mondi, molto “surreali” lasciando in parte intendere la “realtà” dei fatti che viene però svelata unicamente alla fine dove avremo persino un’inaspettata nemesi e un piccolo cambio anche in termini meramente ludici. Ovviamente, la narrazione è giusto una cornice, una semplice e praticamente quasi del tutto assente “presenza”, per niente originale e di certo non è la causa che ci spingerà a vivere l’avventura del cagnolino fino alla fine.

Un classico platform 2D nostalgico
Pogui è un platform in 2D a scorrimento orizzontale ed è proprio il gameplay a ricoprire il ruolo di “motrice trainante”, ciò che ci spinge ad andare avanti di livello in livello. Inoltre, a differenza di quello che può sembrare, Pogui non è un titolo semplicissimo. Sì, se sceglie la modalità più facile, avrai “vite infinite” e potrai ricominciare con checkpoint che praticamente si posizionano davanti a ogni singolo ostacolo. Questo annienta quasi del tutto la difficoltà ma lo rende particolarmente consigliato a chi è neofita del genere o particolarmente giovane.
Le altre due difficoltà, invece, cambiano le carte in tavola. Prima di tutto il nostro personaggio ha delle vite e, concluse queste, bisognerà ripetere l’intero livello dal principio. Le vite sono rappresentate da ossa dorate sparse in giro per i livelli e no, basta poco per rendersi conto che Pogui chiede precisione e un po’ di pazienza in momenti anche trial and error che non tutti potrebbero digerire. Il motivo è che non è sempre facile prevedere la moltitudine di trappole del titolo la cui varietà, seppur non originale, è di tutto rispetto.

A seconda dei biomi disponibili, infatti, oltre a cambiare location, cambieranno anche nemici e trappole oltre a tutta una serie di piattaforme che vanno a modificare radicalmente il level design. Andiamo dal mondo dei dolci in stile Rayman dove rimbalzare su gelatine e rubare passaggi a ciambelle viventi e rotolanti a un mondo marino con tanto di sezioni sott’acqua in stile Super Mario. Ovviamente, nonostante la varietà di elementi questi vanno a riciclarsi di bioma in bioma anche se mai in modo eccessivamente ridondante, complice una già citata longevità sotto la media.
Pogui, infatti, ha solo 20 livelli divisi in cinque biomi e non c’è alcun incentivo o collezionabile o punteggio a tempo a invogliarci nel rigiocarlo. Un peccato considerando che l’alone nostalgico dei bei platform di un tempo si riesce a percepire ma è giusto un soffio. Venendo al gameplay, invece, tocca segnalare che Pogui non può sconfiggere i nemici, neanche saltandoci in testa e, anzi, si tratta di un platform di “precisione” con tanto di barra di stamina a ricarica automatica per effettuare una sorta di “corsa” utile per superare voragini più alte o determinate tipologie di trappole. Un sistema di gioco molto semplice e che non si innova ma che si dimostra comunque solido ed efficace nel suo piccolo.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Pogui presenta una pixel art che contribuisce con efficacia a riproporre l’alone nostalgico prima citato. La palette cromatica vivace, le animazioni semplici ma coerenti e una buona varietà tra i biomi, contribuisce a rendere il viaggio di Pogui seppur non originale almeno gradevole da vedere e affrontare. Anche il sonoro non brilla per complessità o originalità ma compie il suo dovere con efficacia da inizio alla fine senza mai risultare fastidioso.
Assente, invece, la lingua italiana. Per fortuna, c’è molto poco da leggere e quei rari dialoghi sono estremamente semplici da tradurre e comprendere. Infine, il titolo si difende bene in entrambe le modalità dell’ibrida Nintendo senza mai sforzare realmente la macchina e dimostrandosi perfetto per la modalità portatile, considerando che i singoli livelli sono abbastanza brevi e idonei a partite mordi e fuggi.
