Sviluppato da Lab42 er pubblicato da Secret Mode, A Storied Life: Tabitha è un rompicapo narrativo che ammalia per lo stile grafiche ma anche, e soprattutto, per le storie che va a condividere con l’utente, sfruttando, tra l’altro, una metodologia molto accattivante e originale che dona potere agli oggetti, veri protagonisti del titolo. Noi abbiamo affrontato questa storia molto sentimentale su Nintendo Switch e questa è la nostra recensione!
A Storied Life: Tabitha e il valore degli oggetti
A Storied Life: Tabitha è un titolo molto particolare e che spicca per originalità e coraggio narrativo. Un coraggio non dovuto non alle tematiche ma alla possibilità concreta di poter far letteralmente plasmare all’utente, in base alle sue scelte, diversi profili del medesimo personaggio. Ma procediamo con ordine. Nel gioco è di recente scomparsa un’anziana donna che è molto legata a noi. La sua ultima lettera ne è la conferma e noi siamo chiamati a entrare in casa sua e a scavare, letteralmente, tra gli oggetti che si è lasciata indietro.
Il compito nostro è di selezionare quali oggetti conservare, quali riciclare e quali vendere all’asta (identificando quelli che secondo noi hanno più valore), in una sorta di lento trasloco dove a regnare è la fantasia. Sì, perché parallelamente, di livello in livello, ossia di stanza in stanza, avremo modo tramite gli oggetti “salvati” di poter racimolare determinate parole per ricomporre una sorta di “memoria” dell’anziana stessa. Ed è qui il genio di A Storied Life: Tabitha. Potremo letteralmente mutare il passato della donna, azzardando una vita anche al limite dell’immaginabile, tra l’esoterico e perfino il malavitoso.

Quasi tutto è concesso in A Storied Life: Tabitha e sta a noi cercare di dare coerenza con le nostre stesse idee. Abbiamo libertà di scelta e anche di composizione e questo è il bello e il brutto del titolo. Chi cerca un’unica soluzione, infatti, potrebbe restare deluso. Nonostante qualche fugace indizio e qualche piccola descrizione extra, A Storied Life: Tabitha non ha una sola e unica “realtà”. D’altronde, gli oggetti “parlano” fino a un certo punto. Il resto spetta a noi immaginarlo. E questa sensazione, questa sorta di archeologia immaginaria di un passato appartenente a chi non c’è più, è traslato videoludicamente con ingegno e delicatezza.
Spostare mobili, analizzare oggetti, stabilire in base ai nostri spazi e al peso cosa salvare e cosa no, diventa essenziale. Un azzardo anche narrativo in quanto non sempre hanno senso le parole degli oggetti “salvati”. Perché sì, moltissimi oggetti in A Storied Life: Tabitha non sono altro che riempitivi, “spazzatura”, oggettume che è lì per ingannarci e spingerci a ripetere i livelli per prestare più attenzione, cercando gli oggetti che hanno più “potere narrativo”. E questa operazione funziona decisamente bene, catturandoci e trainandoci nonostante il titolo sia un’esperienza identificabile come “cozy”, ossia dettata da ritmi personali, prettamente lenti e privi di “ansia” o pericoli o game over.

Come traslocare tra i ricordi
A Storied Life: Tabitha è un puzzle game in 2D dove il nostro compito è quello di analizzare e interagire con diverse stanze di una casa. Lo scopo è di identificare gli oggetti che, secondo noi, possono essere più utili alla realizzazione delle memorie e quindi alla ricostruzione del passato dell’anziana ormai scomparsa. Per fare ciò, dovremo studiare le descrizioni e le immagini degli oggetti e poi scegliere dove trascinarli. Abbiamo tre opzioni: la scatola del riciclo, e quindi l’eliminazione degli oggetti, la possibilità di metterli in asta e infine la scatola della “salvezza”.
Il riciclo ha spazio infinito ed è dove andremo a mettere gran parte degli oggetti. Quello che viene messo qui, è perso e quindi reso inutile ai fini della costruzione narrativa. Gli oggetti messi in asta, invece, servono a studiarne il valore ma vengono però eliminati anch’essi dalla parte narrativa. Quelli salvati, invece, ci doneranno una serie di parole che potremo successivamente trascinare e impiegare in una sorta di testo incompleto. Per salvare un oggetto però, dovremo riempire gli spazi divisi in griglia di una singola scatola.

Ogni oggetto occupa determinati spazi e ha un determinato peso, due elementi di cui tener conto man mano che andremo a riempire la scatola. Il motivo di ciò è che non potremo “salvare” tutto e dovremo inevitabilmente sacrificare qualcosa. Inutile dire che ciò alimenta una certa rigiocabilità, soprattutto per chi è curioso di sperimentare diversi oggetti e svelarne determinati dettagli extra. Man mano che procedi di stanza in stanza, A Storied Life: Tabitha aggiunge piccoli strumenti in più con cui avere a che fare.
Dalle buste sottovuoto per ridurre lo spazio degli oggetti morbidi al pluriball, utilissimo per salvaguardare la sicurezza degli oggetti più fragili. In caso di imballaggio scorretto, l’oggetto rischia di rompersi e dar vita a parole “differenti”. Anche qui, una piccolezza che porta a una cura intrinseca del titolo che ci ha gradevolmente sorpresi e che ci ha spinto, complice il capitolo finale e dove tutte le nostre scelte danno vita a una serie di conseguenze, a rigiocarlo più volte per ammirarne i cambiamenti. Siamo però consapevoli che tale ritmo di gioco, molto compassato, non è per tutti e che, a lungo andare, il titolo presta il fianco a una innegabile ripetitività.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, A Storied Life: Tabitha è un piccolo gioiellino colorato. Sembra una sorta di acquerello interattivo, con colori “morbidi” e scenari accoglienti seppur velatamente malinconici. Lo stile grafico è di sicuro impatto e la cura al dettaglio è notevole. Così come è apprezzata la possibilità di interagire con alcuni mobili, dai cassetti da aprire alle scale da spostare, rendendo il tutto un po’ più vivo e fondendo la struttura stessa delle stanze all’animo da puzzle del gioco.
Il sonoro è perfettamente coerente con l’esperienza di gioco, rilassante il giusto e mai soporifero o ridondante. Da segnalare, inoltre, la graditissima presenza della lingua italiana, essenziale considerando il bisogno di dover interagire attivamente con un testo da completare, oltre a essere utilissimo per approfondire come si deve con i vari oggetti. Sì, c’è qualche piccolo errore e non sempre le parole fornite sono ben implementate per il testo, ma sono piccolezze. Infine, il titolo si difende bene in entrambe le modalità offerte dall’ibrida Nintendo con quella portatile decisamente più consigliata per comodità e immediatezza.
