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Lettura Incantation, recensione (PlayStation 5)
 
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Incantation, recensione (PlayStation 5)

Dal film al videogioco

Pasquale Aversano 1 mese fa 8
 
7
Incantation

Sviluppato e pubblicato da SOFTSTAR ENTERTAINMENT in sinergia con Eastasiasoft, Incantation è un’avventura horror in prima persona 3D che riprende tematiche e parte delle vicende dell’omonimo film taiwanese. Si tratta di un’opera che mira a creare una certa suggestione in maniera simile con quanto realizzato dallo stesso film che dispone, tra l’altro, di una piccola nicchia di sostenitori. Noi abbiamo affrontato questo inquietante viaggio su PlayStation 5. Pronto a scoprire la nostra recensione?

Contenuti
Incantation sa ancora inquietareUn horror che non innovaGrafica e sonoro

Incantation sa ancora inquietare

Prima di parlare di Incantation il videogioco, è bene parlare di Incantation il film. Si tratta di una pellicola di genere horror legata al folklore Taiwanese e pubblicato nel 2022. Un titolo molto di nicchia, a noi quasi del tutto sconosciuto, se non fosse per il successo social e per una tipologia di inquietudine orrorifica che tenta anche di infrangere la quarta parete. Il tutto, impreziosito dall’originalità del già citato folklore di riferimento. Basti pensare che il titolo cinematografico esordisce con la protagonista che implora lo spettatore di memorizzare determinate azioni con le mani e di recitare una sorta di preghiera.

Non è un caso, infatti, se l’immagine iconica del gioco e del film sono proprio la strana posizione delle mani. D’altronde, Incantation parla proprio di un rituale decisamente particolare ed estremamente pericoloso. Il tutto legato a un culto di una divinità ancestrale denominata Madre Buddha. Il videogioco riprende questo rituale e la trama e ci mette nei panni di una donna intenta a recuperare sua figlia scomparsa. Il tutto in prima persona che fortifica non poco il coinvolgimento in una sorta di viaggio sempre più inquietante e difficile da prevedere.

Incantation, recensione (PlayStation 5)

Già l’incipit lascia presagire poco di buono visto che, nonostante l’aiuto di un ufficiale che si presta a condurci là dove forse si trova nostra figlia, ci ritroviamo vittime di un incidente stradale. L’auto è fuori uso e l’ufficiale sembra inoltrarsi, ignorando le nostre grida, in una boscaglia. Sole e abbandonate, decidiamo di inseguire l’ufficiale per ritrovarci in un villaggio sperduto ma abitato dove nulla è come sembra.

I primi personaggi che incontriamo possono anche apparire abbastanza “normali” ma bastano poche decine di minuti per iniziare a turbarci con varie episodi e situazioni sempre più surreali. Da strani glifi dipinti sul corpo di individui a persone rinchiuse, manichini mezzi martoriati che si spostano apparentemente da soli, percorsi che si ripetono di continuo in un apparente loop sempre più inquietante, individui impegnati con frasi stralunate e tanto tanto altro.

Incantation, recensione (PlayStation 5)

Molte di quanto elencato si piega a jump scare più o meno prevedibili come movimenti di sfondo che poi ripiombano in primo piano quando meno te l’aspetti o improvvise “trasformazioni” altrui. nulla di originalissimo ma alcuni di questi elementi son riusciti ad alimentare un certo senso di ansia che va a costruirsi con una certa lentezza, dovuta anche a un gameplay discretamente compassato e che guarda molto più ai walking simulator che ai survival horror più moderni e interattivi.

Ovviamente, non mancano i nemici, vero fiore all’occhiello dell’orrore proposto da Incantation così come la lore del titolo può essere ampliata e fortificata da una serie di collezionabili a cui sono legati anche diversi trofei. Da segnalare però che il titolo funge da sorta di prequel della controparte cinematografica ma i legami con essa sono quasi essenziali, soprattutto per quanto riguarda la spiegazione del folklore e della stessa Madre Buddah, elemento centrale di tutte le vicende.  Il consiglio quindi, per vivere al meglio l’esperienza del titolo, è quello di vedere prima il film in quanto il gioco è una sorta di approfondimento “extra”.

Incantation, recensione (PlayStation 5)

Un horror che non innova

Incantation è un’avventura horror in prima persona 3D che non innova praticamente nulla focalizzandosi molto nel costruire un mini mondo lineare con un’atmosfera che vira lentamente verso il surreale, sprofondandoci in un’inquietudine sempre più opprimente. Il tutto inserendo sì una serie di jump scare fini a se stessi ma anche dei nemici che possono portarci al game over in poche mosse. Il motivo è che la protagonista è indifesa e oltre correre e nascondersi non può fare molto.

Da segnalare che i nemici sono sì accattivanti ma non brillano per originalità. Basti pensare che anche qui ci sono “nemici” che si muovono verso di noi solo quando non li guardiamo, una prassi orrorifica già vista in altri titoli. Non mancano poi enigmi ambientali, abbastanza semplici e che vanno dal comporre una figura ruotando determinati elementi al cercare chiavi per individuare poi la corretta porta da aprire. Non mancano poi combinazioni nascoste tra gli ambienti. 

Incantation, recensione (PlayStation 5)

A brillare qui non è la struttura degli enigmi in sé ma le location che si modificano man mano che le visitiamo rendendosi sempre più disturbanti. Dai già citati manichini che cambiano posizione a ombre inquietanti fino a fugaci e fulminei movimenti sottocchio. Tutto ciò per un’avventura suddivisa in cinque capitoli dalla longevità tendenzialmente bassa e rigiocabile prevalentemente per cercare i collezionabili smarriti. 

Al netto di ciò, l’avventura proposta da Incantation spicca comunque per tematiche, atmosfera e folklore, riuscendo a donare un’esperienza interessante e che riesce a trainare fino alla fine con una certa soddisfazione, pur non brillando nell’innovazione ma ammantandosi di una sorta di identità legata ovviamente all’opera cinematografica di riferimento. Un titolo quindi che si conferma di nicchia ma in grado di regalare più di una sorpresa.

Incantation, recensione (PlayStation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, tenendo in considerazione che parliamo di un titolo ovviamente low budget, Incantation soffre di alti e bassi. Se le ambientazioni, complice il già citato folklore e il simbolismo, catturano e affascinano, i personaggi sono caratterizzati da un livello grafico abbastanza grezzo cui si sommano delle animazioni non proprio fluide e credibili. Migliore, invece, il sistema di illuminazione, considerando che ad accompagnarci avremo quasi sempre una torcia per fendere le tenebre. Positiva, infine, la varietà di location sia all’aperto che chiuse oltre ad alcune trovate sceniche per incutere timore.

Il sonoro è utilizzato sapientemente, riuscendo a contribuire nell’alimentare una certa ansia con rumori ambientali di vario genere e abbastanza disturbanti. In soldoni, non saprai mai bene se ciò che senti è un pericolo reale o solo qualcosa per infastidirti… e funziona decisamente bene. Da segnalare invece la presenza del doppiaggio ma unicamente in cinese mentre è totalmente assente la lingua italiana, di cui mancano anche i sottotitoli. Un peccato considerando che c’è molto da leggere e comprendere. 

Scopri tutto su Incantation
Incantation
7
Grafica 6.5
Sonoro 7.5
Longevità 7
Gameplay 7
Aspetti positivi Folklore affascinante Buona atmosfera Diverse idee, anche ludiche oltre che sceniche, interessanti
Aspetti negativi Non dura moltissimo Non innova niente Assenza della lingua italiana
Considerazioni finali
Incantation è un’avventura horror in prima persona 3D che si lega all’omonimo film per dare spazio a un folklore indubbiamente affascinante, qui potenziato da un’atmosfera disturbante e dotata di una tensione crescente che dona forma a un titolo di nicchia che, al netto di un impianto grafico altalenante e di un gameplay poco innovativo, offre comunque un’esperienza interessante ed efficace. Un piccolo horror che sa colpire, peccato però per l’assenza della lingua italiana.

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