Sviluppato da Saber Interactive e pubblicato da Focus Entertainment, John Carpenter’s Toxic Commando è uno sparatutto in prima persona 3D caotico e caciarone, oltre che adrenalinico e pensato principalmente per essere vissuto in buona compagnia con un team massimo di quattro persone. Il tutto, con la possibilità di guidare un veicolo e triplicare così la distruzione delle orde nemiche. Noi ci siamo dati alla pazza gioia su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione! Pronto a fiumi di sangue e budella?
John Carpenter’s Toxic Commando tutto per una consegna andata a male
John Carpenter’s Toxic Commando è un prodotto caciarone, burbero, brutale e fortemente caotico. Un titolo che punta nella condivisione di un’esperienza fino a quattro utenti mettendo, per forza di cose, in secondo piano la narrazione e i suoi personaggi. Un peccato visto che il contesto non è male senza contare che nello stesso titolo del gioco è segnato un nome che della narrazione ne sa certamente qualcosa: John Carpenter.
Ebbene, se ti vuoi avvicinare a John Carpenter’s Toxic Commando per la storia, ne resterai probabilmente deluso. L’aspetto è quello di un B-movie apocalittico contro orde infinite di zombie senza grandi stravolgimenti e che procede su binari abbastanza prevedibili e spesso segnati solo per dar modo ai quattro protagonisti di abbandonarsi in battute becere e in parte anche ridicole. Anche qui, un peccato, visto che i quattro personaggi irrompono su schermo con un incipit che sembra promettere molto, nonostante le loro esagerazioni caratteriali.

Parliamo di cliché ormai abusatissimi ma che funzionano e fanno quasi sentire a “casa” se non fosse che vengono sfruttati abbastanza poco. Ma procediamo con ordine. I nostri eroi, o meglio, mercenari, vengono incaricati da un certo Leon, un imprenditore ricchissimo la cui azienda stava cercando di monetizzare una strana e nuova fonte di energia dai meandri del sottosuolo terrestre, di portare un misterioso pacco all’interno della blindatissima zona di quarantena.
Si tratta di un habitat ormai devastato e sigillato da una mura di cinta altissima e invalicabile. La quarantena è dovuta alla ribellione della fonte d’energia prima citata… ossia, un mostro tentacolare gigantesco. Non solo, l’energia raccolta ha in sé un potere oscuro in grado di assoggettare le persone trasformandole in una sorta di zombie con rispettive e disgustose varianti. Ecco, il pacco che andiamo a portare lungo la missione che funge sia da prologo che da tutorial, ha uno scopo essenziale per risolvere questo disastro ma qualcosa va storto e la vita dei nostri quattro mercenari cambia per sempre.

Il motivo è semplice, tutti e quattro vengono “infettati” ma la loro trasformazione è messa a freno da particolari giubbotti progettati dallo stesso Leon che li soccorre e porta nell’unico posto apparentemente sicuro nella zona di quarantena. Qui i mercenari scoprono di aver ottenuto dei nuovi poteri ma anche di avere meno tempo del previsto onde evitare che il mostro gigantesco esca dai suoi fragili confini strutturali. Per fare ciò, parte una campagna di svariate missioni open-map che condurranno all’inevitabile scontro finale.
La struttura della campagna è a “tappe” e dopo un prologo e un primo capitolo lineare, si apre a una struttura “libera” dove potremo decidere con quale missione procedere a nostro piacimento. Completata la struttura centrale e più longeva, si torna infine a un finale più lineare. La struttura narrativa si trova quindi con un inizio e una fine ben stabiliti e una parte centrale più vaga, fatta di missioni che servono prevalentemente per mettere insieme i vari pezzi del “piano finale”. Il tutto, piegato anche al sistema ludico del gioco stesso che, lo ricordiamo, non solo è votato ferocemente alla co-op ma è anche un titolo che richiede una connessione internet costante.
A tal proposito, apriamo subito una parentesi: c’è la possibilità di giocare da soli ma è molto limitata e può diventare frustrante nelle difficoltà più alte. Il motivo è che i tre bot che vanno a sostituire i nostri compagni, agiscono in modo limitato: non guidano, non raccolgono oggetti e spesso non riescono a supportarci come si deve nè nelle fasi offensive nè in quelle difensive. Ciò non toglie che, con buona pazienza e abilità, il titolo può essere completato anche in solitaria ma, sempre online. Non esiste una modalità offline e questo mette un po’ a rischio, soprattutto considerando alcuni casi degli ultimi anni, il titolo stesso che richiede un supporto abbastanza continuativo oltre al rischio di poter, un giorno (si spera lontano) diventare completamente inagibile.

Uno sparatutto solido e caciarone
John Carpenter’s Toxic Commando è uno sparatutto in prima persona che guarda in modo neanche troppo velato a titolo come World War Z e MudRunner da cui eredita diversi elementi videoludici. Come detto più volte, è un titolo pensato per giocare in una buona compagnia, richiedendo quindi un team affiatato e che agisce in squadra. I personaggi, infatti, a prescindere dall’avatar che selezioneremo, possono avere un proprio ruolo specifico, tutti molto standard. Si va dal tank, al supporter, al curatore fino a quello specializzato all’assalto frontale.
Insieme, sono potenzialmente invincibili e completi, da soli… la situazione si fa più complessa. Ogni classe è a sua volta potenziabile man mano che accumula esperienza di gioco, offrendoci la possibilità di sbloccare bonus passivi. Inoltre, anche le armi sono personalizzabili con elementi aggiuntivi oltre a salir anch’esse di livello. Presenti, inoltre, strumenti, nuove armi da acquistare e un’abilità speciale per ogni singola classe. Andiamo dal drone areo che può fornire fuoco di supporto a feroci onde energetiche che possono folgorare interi gruppi di nemici.

E parlando di nemici, questi sono tutti da sbudellare e far saltare in aria. Il motore grafico originario degli sviluppatori ha fatto la dovuta gavetta e muove nuovi passi in avanti rispetto allo stesso World War Z. Ci sono centinaia e centinaia di nemici che agiscono in contemporanea su schermo con interi fiumi di teste che si possono scorgere in lontananza. Le orde, insomma, sono una gioia tanto da guardare quanto da sterminare. Tale abbondanza crea situazioni di sopravvivenza in costante tensione, dove sparare alla cieca è si galvanizzante ma anche controproducente.
Finire le munizioni nel bel mezzo di un’ora significa morte. E ti assicuriamo che le fasi finali di ogni missione principale sapranno mettere alla prova la tua strategia in battaglia. Per tale motivo, oltre a seguire le tappe principali e lineari di ogni missione, suggeriamo di vagabondare per l’area di gioco, soddisfacendo missioni secondarie e approfittandone per cercare sia la valuta in game, sia armi più forti. Ogni livello di gioco, infatti, è un mini mondo aperto che, seppur non brilli per varietà, offre scenari interessanti da vivere in gruppo e che ben si sposano alla seconda anima del titolo.

Se abbiamo citato MudRunner un motivo c’è: John Carpenter’s Toxic Commando ha un focus importante sui veicoli da guidare. Tra arpioni con cui tirare porte a cancelli da sfondare a tutta birra, guidare è essenziale per affrontare le missioni e per muoversi in modo più agevole e sicuro nell’area di gioco. Ma occhio, la velocità concessa dal titolo, complice un suolo fangoso e incidentato, non è elevata. Si procede in modo “pesante”, con alcuni veicoli estremamente lenti ma colossali e devastanti. Eppure, guidare è un piacere così come dividere le varie postazioni coi nostri compagni di gioco.
Occhio però alle risorse. L’auto ha bisogno di carburante e anche di riparazioni, queste ultime affidate a piccoli minigiochi a tempo che appaiono anche quando si interagisce con altre apparecchiature. Inoltre, nelle aree di gioco si possono recuperare delle cassette di risorse molto preziose. Queste, infatti, sono essenziali per poter sbloccare armi, trappole o attrezzature extra per le fasi finali del livello. Una sorta di aiutino per le orde che ci aspettano prima della conclusione.

Grafica e sonoro
John Carpenter’s Toxic Commando ha una grafica di tutto rispetto. Basti vedere la mole di creature che si agitano su schermo e ai fiumi di frattaglie che nascono dopo ogni scontro. Anche le ambientazioni, seppur poco varie, ottengono un impatto generale interessante nella loro essenza macabra e decadente. Buone anche le cut scene, epiche e caotiche come da classico B-movie. La colonna sonora non è da meno, ottima accompagnatrice, dotata di musiche orecchiabili e galvanizzanti al punto giusto.
Molto buono anche il doppiaggio in lingua inglese mentre abbiamo molto apprezzato la non scontata presenza dei sottotitoli in lingua italiana. Infine, salvo qualche sporadico rallentamento e diversi caricamenti soprattutto quando ci si collega al server accedendo e uscendo dai singoli livelli, non abbiamo avuto problemi tecnici rilevanti.
