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Resident Evil Requiem, recensione (PlayStation 5)

Si torna alle origini

Pasquale Aversano 17 secondi fa Commenta! 15
 
9
Resident Evil Requiem

Sviluppato e pubblicato da Capcom, Resident Evil Requiem è il tanto atteso nono capitolo ufficiale di una delle saghe videoludiche horror più iconiche e longeve della storia. Parliamo, inoltre, di un titolo in grado di attirare a sé tanto i fan di vecchia data quanto i neofiti grazie a un’interessante costruzione della trama impreziosita, tra l’altro, da un doppio gameplay che ha saputo conquistarci. Pronto a scoprire la nostra recensione per PlayStation 5?

Contenuti
Resident Evil Requiem il meglio di un’intera sagaUn gameplay maturo e spietatoGrafica e sonoroTi potrebbe interessare

Resident Evil Requiem il meglio di un’intera saga

Resident Evil Requiem è il nono capitolo ufficiale nonché titolo destinato a festeggiare i trent’anni di una delle saghe horror videoludiche più famose di sempre. Un’opera carica quindi di un compito gravoso, assolutamente non facile e che si ritrova a dover comunicare tanto con i veterani, ossia con coloro che sono cresciuti col primo indimenticabile Resident Evil, tanto con chi della saga non sa quasi nulla se non qualche fugace nome. Ebbene, lo anticipiamo subito, Requiem ha le possibilità di soddisfare praticamente tutti anche se, inevitabilmente, chi ne uscirà più sazio ed entusiasta è chi conosce la saga a menadito.

Dopo Resident Evil 7 e Resident Evil Village, ossia l’ottavo capitolo, entrambi incentrati su personaggi “nuovi” (con inevitabili “ritorni “affacci” storici), trame diverse e soprattutto una impostazione ludica differente e che mirava a svecchiare il gameplay tipico della saga con un sistema in prima persona che non ha fatto felici tutti ma che ha saputo comunque ritagliarsi il suo spazio, il nono capitolo ha fatto tesoro praticamente di tutto. Non solo, non è un caso se Residen Evil ha avuto un recente e corposo, nonché quasi sempre perfetto, lavoro di remake di alcuni suoi titoli, nello specifico il secondo, terzo e, soprattutto, quarto capitolo.

Il motivo è che il sistema in terza persona 3D è stato ripreso, migliorato e reso ancora più moderno, facendo tesoro proprio del gameplay del remake del quarto capitolo che, guarda caso, ha come protagonista uno dei due di Resident Evil Requiem: il leggendario e qui ancora più brutale, Leon  S. Kennedy. E senza troppi giri di parole, evidenziamo subito che la dualità di gameplay e della narrazione stessa, incentrata su due diversi protagonisti, rende Resident Evil Requiem una summa perfetta dei 30 anni della saga, riuscendo a ereditare, sviluppare e potenziare praticamente tutto, dal gameplay alla narrazione fino alla resa tecnica.

Grace

Ma di che parla Resident Evil Requiem? Ebbene, la storia del nono capitolo inizia semplicemente col botto e lo fa mettendoci nei panni della seconda protagonista del gioco: l’analista dell’FBI Grace Ashcroft. Esatto, la figlia di Alyssa Ashcroft a sua volta tra i protagonisti dello spin off videoludico intitolato Resident Evil Outbreak e del suo sequel diretto Resident Evil Outbreak: File 2. E no, per comprendere la trama di Requiem, non è necessario aver giocato agli spin off.

La nostra Grace viene convocata in ufficio dal suo superiore che, ben consapevole dell’impegno richiesto alla sua giovane analista, le chiede di andare a investigare all’interno di un hotel ormai ridotto a un rudere abbandonato dove è stato rinvenuto un altro misterioso cadavere. L’ennesimo di una preoccupante scia che potrebbe essere collegato all’iconico incidente di Racoon City. Il problema è che in quell’hotel Grace ha perso sua madre Alyssa e vive il tutto con grande turbamento. Ebbene, tale turbamento non è che un granello di polvere dinanzi agli orrori che l’aspettano.

Bastano giusto il prologo, infatti, per ritrovarsi ben presto incastrata in una situazione che metterà a dura prova le sue capacità. Senza aggiungere altro onde evitare di rovinarti la sorpresa, ti basti sapere che la parte con Grace, soprattutto per la prima metà del gioco, è tra le migliori in assoluto. L’ansia è palpabile, aggravata da una protagonista terrorizzata e inadatta alla situazione. Gli orrori che si celano sono difficili da prevedere, subdoli e seriamente pericolosi. In alcuni frangenti sembra di rivivere l’oppressione di Alien Isolation ma in salsa zombie.

Resident Evil Requiem, recensione (PlayStation 5)

Ed è proprio nei panni di Grace, tra l’altro, che ci ritroveremo a raccogliere gran parte dei documenti per arricchire la lore del gioco che va ad espandere e potenziare quella della stessa saga con continui richiami e un fan service che non è mai fine a se stesso. Il titolo, anzi, è estremamente maturo e consapevole della propria identità e delle proprie radici che rispetta, recupera ed evolve aggiungendo dosi di impatto emotivo di tutto rispetto. E qui arriviamo a Leon. Rivederlo su schermo per una nuova grande e sanguinosa avventura, ci rende estremamente felici.

Anche lui è maturato, lo si vede non solo dalla ferocia e dalla sicurezza con cui affronta praticamente intere orde di nemici moribondi e letali ma anche da dialoghi, serrati e mai eccessivamente verbosi, di cui si ritrova protagonista. Parliamo di una sorta di carro armato umato, implacabile e spietato ma allo stesso tempo icona nostalgica, ferita e aggravata da orrori dopo orrori. E, come Grace, anche lui si ritroverà dinanzi un percorso narrativo che non regala sconti, con un ritmo decisamente più furioso e caotico seppur più fedele alle radici prima citate.

Il risultato di tale dualismo mai fine a se stesso ma che, anzi, vanno a incidentarsi in più punti fino a una seconda parte, leggermente meno ritmata ma comunque di grande effetto, è unicamente da applausi. Il passare da fasi lente, ansiose e aggravate da un costante pericolo con tanto di focus più investigativo e ragionato ad altre dove l’ansia può dare libero sfogo alla rabbia, dove possiamo dilaniare i pericoli a suon di ascia in scontri epici tinti di copioso rosso sangue, è una scelta pienamente azzeccata e che dona una varietà di situazioni che recuperano tutti i filoni della saga: quella moderna e quella più antica. Una coesione davvero difficile da criticare. 

Resident Evil Requiem, recensione (PlayStation 5)

Un gameplay maturo e spietato

Resident Evil Requiem è un gioco horror che inizia ricordandoci che potremo scegliere noi come giocare l’intera esperienza. Il titolo suggerisce di vivere l’avventura di Grace in prima persona, come il settimo e ottavo capitolo mentre le sessioni con Leon sono caldamente consigliate con visuale in terza persona, come Resident Evil 4. Ebbene, noi abbiamo accolto questo suggerimento, non senza aver sperimentato anche le altre opzioni, e siamo perfettamente d’accordo con Capcom. Ciò non toglie che c’è assoluta libertà di cambio e potrai invertirle quando e quanto preferisci da un comodo e pratico menù. 

Oltre ciò c’è un’altra cosa che dovrai scegliere: il livello di difficoltà. I veterani del gioco “difficile” storceranno il naso visto che tale modalità si sbloccherà unicamente dopo aver completato una run. In compenso, i neofiti potranno iniziare il gioco in modalità “facile”. Tutti gli altri potranno decidere tra “standard moderno” e “standard classico”. La difficoltà è la medesima ma in “classico” i salvataggi sono limitati all’utilizzo o fabbricazione degli iconici nastri, proprio come i classici titoli della saga. Il moderno, invece, ha salvataggi manuali illimitati e un numero maggiore di salvataggi automatici oltre a permette di calare la difficoltà a “facile”.

Resident Evil Requiem, recensione (PlayStation 5)

Fatte le dovute scelte, il gioco inizia, come anticipato, nei panni di Grace. La nostra analista non è una combattente e, anche se entrerà in possesso di una pistola, i proiettili saranno molto limitati e le sue sessioni di gioco saranno votate più allo stealth e alla fuga, almeno nella prima metà del gioco. Decidere quindi chi ammazzare è una parte strategica essenziale per sopravvivere. A ciò si somma una serie di enigmi ambientali, sia necessari che opzionali, ben congegnati e mai frustranti, oltre che discretamente vari e ben implementati.

Così come è ben implementato il rudimentale ma pratico sistema di crafting con cui potremo creare materiale utile per la sopravvivenza, il tutto investendo i materiali che troveremo in giro tra cui anche il sangue degli infetti abbattuti. Non per niente, Grace è un’analista e non impiegherà molto tempo prima di mettere in gioco le sue stesse conoscenze per tentare di rendersi la vita più facile. Il feedback con Grace è perfettamente credibile col suo stato emotivo e la sua stessa preparazione. La mira non è perfetta, la velocità è abbastanza ridotta e c’è il suo respiro affannoso come costante monito, oltre ad alimentare ulteriormente la tensione.

Resident Evil Requiem, recensione (PlayStation 5)

Claustrofobico e quasi opprimente, le prime fasi di Grace spiccano sicuramente per il loro crescente e anche per le diverse trovate sceniche la cui riuscita è dovuta anche a un buon level design, con tanto di mappa molto accurata. Come già detto, vivere l’esperienza di Grace in prima persona regala un’immersione in pieno stile horror. Un’immedesimazione quasi totale e che ti fa sentire realmente e costantemente debole. D’altrocanto, viverla in terza persona è come tornare indietro nel tempo seppur con un feedback molto più contemporaneo.

Con Leon, invece, la musica cambia e lo fa nettamente. C’è un distacco netto e feroce tra i due gameplay e questo potrebbe far storcere il naso a qualche utente ma, ancora una volta, noi abbiamo apprezzato questa frenesia vivendola come concreta possibilità di sfogo da sessioni dove siamo costantemente predati. Ecco, Leon ci offre la possibilità concreta di reagire e farlo nel modo più rocambolesco, scenico, brutale e fisico possibile. Dotato di un arsenale da fuoco di tutto rispetto, con tanto di inventario dal più ampio respiro rispetto a quello di Grace, il buon Leon è una macchina da guerra.

Resident Evil Requiem, recensione (PlayStation 5)

Il feedback delle bocche da fuoco migliora e si può assistere a veri e propri sbudellamenti a cui si sommano mosse fisiche che spaziano da calci iconici e colpi d’ascia. Quest’ultima, infrangibile, richiede una costante limatura per garantire danni soddisfacenti. E se c’è una cosa che Resident Evil Requiem fa molto bene, è offrire una varietà di nemici credibili nel loro rantolare e nell’essere ciechi nei loro assalti letali. Spaziamo dai classici zombie che potremo letteralmente far a pezzi, riempendo le stanze di sangue con una credibilità dal sicuro impatto scenico e visivo. I luoghi, infatti, hanno memoria dei nostri scontri e lo abbiamo apprezzato tantissimo.

Non solo, dai pochi boss fino ai minion più classici, combattere in Resident Evil Requiem, sia con Leon che con Grace, galvanizza, libera e soddisfa. Si sente che si lotta per la propria sopravvivenza e i nemici, che in parte sono vere e proprie “spugne” nonostante diversi colpi dritti in faccia, sanno regalare sfide non indifferenti. E non mancano nemici iconici da schivare o affrontare con tutt’altre strategie, soprattutto nei panni di Grace che dovrà sfruttare ora la luce, ora gli spazi più angusti per incastrare i nemici più colossali. 

Per quanto riguarda la longevità, abbiamo superato, senza renderci conto, le quindici ore dedicandoci all’esplorazione e alla raccolta di buona parte dei collezionabili, smarrendoci negli orrori senza subire neanche un momento di stanchezza ma, anzi, incitati costantemente dal buon ritmo di gioco nonostante una parte finale leggermente più standard, seppur non priva di doverosi ed epici momenti destinati semplicemente a restare impressi nella storia del brand. Insomma, un titolo che merita di essere vissuto in pieno e dedicato tanto agli appassionati quanto ai nuovi a patto di esser pronti a qualsivoglia orrore. 

Resident Evil Requiem, recensione (PlayStation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, il RE ENGINE mostra i muscoli e lo fa con stile. Siamo davanti a un titolo che dona cura ai dettagli in modo quasi maniacale e che lo si nota soprattutto negli interni e nelle fasi di Grace. C’è molta cura anche nelle espressioni dei protagonisti, nelle animazioni dei nemici, negli scenari e nella loro continua modifica. Come detto, i luoghi hanno memoria dei nostri scontri e sono teatro di continue esplorazioni. Anche l’interfaccia risulta molto curata oltre che intuitiva e pratica. Le cut scene sono di alto livello e impreziosite da un doppiaggio in lingua italiana che abbiamo trovato idoneo e ben recitato.

Anche i sottotitoli, sempre in italiano, risultano completi ed esaustivi oltre che preziosi per quanto riguarda documenti e informazioni corollarie. E tornando al sonoro, non possiamo che applaudire dinanzi a un campionamento di rumori, stridii, versi atroci, sussurri, passi, scricchiolii… c’è di tutto per tenere i tuoi sensi in allerta, giocando a tenerti in ansia anche quando non c’è un vero pericolo. Il tutto per cercare poi di coglierti di sorpresa quando meno te l’aspetti. E ci riesce. Eccome se ci riesce. 

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Resident Evil Requiem
9
Grafica 9
Sonoro 9
Longevità 9
Gameplay 9
Aspetti positivi Atmosfera ben studiata, tensione alta e ritmo azzeccato Doppio gameplay ben mixato, solido e soddisfacente Sonoro perfettamente implementato e buon doppiaggio in italiano Personaggi, storia e fan service che funzionano
Aspetti negativi Seconda parte appena un po’ meno ritmata
Considerazioni finali
Resident Evil Requiem prende i suoi 30 anni e dona semplicemente il miglior omaggio possibile. La fusione di quanto fatto in passato con la nuova duologia del settimo e ottavo capitolo porta a un unicum che vede parti ansiose ed esplorative ad altre frenetiche e brutali, in un mix che coinvolge, sconvolge ed emoziona. La prima parte è un crescente enorme, una messa in scena di grande maturità e potenzialità. La seconda parte fatica leggermente a reggere lo stesso ritmo ma conclude il tutto con grande soddisfazioni. Da giocare.

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