La storia nel presente di Assassin’s Creed è stata una delle idee narrative più audaci mai inserite in una saga action open world. Dal 2007 in poi, milioni di giocatori hanno esplorato crociate, Rinascimento, pirati e rivoluzioni. Ma sotto ogni ambientazione storica c’era un’altra trama: quella contemporanea. Una guerra segreta tra Assassini e Templari che attraversava i secoli e culminava nel destino di Desmond Miles.
Eppure, proprio quando tutto sembrava pronto per un grande epilogo, qualcosa si è inceppato. La saga è cresciuta, si è espansa, ha venduto oltre 230 milioni di copie… ma la sua struttura narrativa più ambiziosa non ha mai ricevuto una chiusura coerente. Vediamo perché.
La nascita della storia nel presente in Assassin’s Creed

Quando nel 2007 esce il primo Assassin’s Creed, molti pensavano di vivere soltanto un’avventura medievale. Invece Ubisoft introduce un elemento inatteso: il protagonista non è l’assassino Altair, ma Desmond Miles, un uomo del presente costretto dalla multinazionale Abstergo Industries a rivivere le memorie dei suoi antenati tramite l’Animus.
L’Animus non è solo un espediente sci-fi. È un dispositivo narrativo potentissimo. Permette alla saga di saltare tra epoche e culture senza incoerenze. Spiega le barriere dell’open world. Giustifica la lingua comune. E, soprattutto, crea un filo conduttore.
Il conflitto tra Assassini e Templari non è archeologia romantica. È ancora vivo.
Assassin’s Creed 2 e l’esplosione del potenziale

Con Assassin’s Creed II, la struttura si rafforza. Il cosiddetto “Bleeding Effect” permette a Desmond di acquisire le abilità dei suoi antenati. Non è più solo un osservatore: si sta trasformando in un assassino moderno.
Inoltre entra in scena un elemento destinato a cambiare tutto: gli Isu, civiltà preumana tecnologicamente avanzata. La saga suggerisce una catastrofe imminente. Si parla apertamente di fine del mondo.
A questo punto la direzione sembra chiara: la trilogia doveva culminare in uno scontro nel presente.
Il piano originale e il finale mai realizzato
Il director Patrice Désilets aveva concepito Assassin’s Creed come trilogia. Il terzo capitolo avrebbe portato Desmond a diventare maestro assassino e affrontare una catastrofe globale ispirata al calendario Maya del 2012.
In alcune versioni preliminari, la Terra sarebbe stata distrutta da una gigantesca eruzione solare. Solo Desmond e Lucy sarebbero sopravvissuti, lasciando il pianeta per fondare una nuova civiltà.
Nel prodotto finale, Assassin’s Creed III chiude la storyline in modo molto diverso. La minaccia c’è. Il sacrificio pure. Ma l’epica promessa si dissolve. Muore Desmond. Non nasce un nuovo inizio.
Il grande capitolo contemporaneo non arriva mai.
Il paradosso del successo Ubisoft

Qui entra in gioco un fattore strategico: il successo commerciale.
La saga diventa il marchio più redditizio di Ubisoft. Con numerosi capitoli e spin-off, fermarsi dopo una trilogia diventa impensabile. Il problema è che la storia nel presente era costruita per arrivare a una conclusione.
Cosa succede allora?
Si diluisce.
In Assassin’s Creed Brotherhood e Assassin’s Creed Revelations, la trama moderna rallenta. Desmond finisce in coma. L’avanzamento si blocca. Il focus si sposta su Ezio, amatissimo dal pubblico.
La struttura originaria inizia a mostrare crepe.
Black Flag, Juno e le storyline lasciate aperte
Con Assassin’s Creed IV: Black Flag Ubisoft prova una nuova formula. Il protagonista moderno è anonimo, in prima persona. L’ambientazione piratesca funziona, ma la trama contemporanea apre nuovi fili, soprattutto legati a Juno.
Il problema? La storia di Juno non si chiude nei giochi. Viene spostata nei fumetti.
Per una saga che aveva fondato la propria identità sulla continuità narrativa, è una scelta che frammenta la coerenza interna.
Leila Hassan e la ricerca di una nuova direzione

Con Assassin’s Creed Origins arriva Layla Hassan. Nuova protagonista, nuova linea narrativa, nuovo Animus portatile.
La saga tenta di ricostruire una direzione moderna. I capitoli successivi proseguono questo filo, ma senza un piano percepibile a lungo termine. La sensazione è quella di una struttura che procede per aggiunte successive, non per architettura complessiva.
Nel frattempo alcuni capitoli, come Assassin’s Creed Unity e Assassin’s Creed Syndicate, riducono drasticamente la componente nel presente.
La saga sembra quasi volerla dimenticare.
Perché la storia nel presente non è mai esplosa
Il punto centrale è questo: la storia nel presente di Assassin’s Creed era costruita per culminare in un payoff. Tutte le memorie degli antenati servivano a preparare Desmond. Era un addestramento. Un accumulo di tensione.
Quando il marchio è diventato troppo importante per fermarsi, quella tensione non ha potuto trovare uno sbocco definitivo.
Risultato?
• Finale affrettato
• Archi narrativi interrotti
• Personaggi introdotti e poi abbandonati
• Elementi cruciali spostati su media secondari
È il paradosso delle saghe longeve: l’espansione continua rende difficile pianificare una chiusura coerente.
La saga ha perso qualcosa?
Dipende dal punto di vista.
Se si guarda solo alle ambientazioni storiche, Assassin’s Creed continua a funzionare. Se si osserva la macro-narrazione, il quadro è diverso. L’idea dell’Animus come ponte tra epoche rimane brillante, ma la guerra contemporanea tra Assassini e Templari non ha mai avuto il grande capitolo dedicato che prometteva.
Un intero gioco ambientato nel presente, con Desmond pienamente formato, avrebbe rappresentato una rottura audace. Ubisoft ha scelto invece la continuità infinita.
Riflessione finale

La storia nel presente di Assassin’s Creed resta una delle intuizioni più ambiziose del medium. Ha ampliato l’orizzonte narrativo degli open world storici. Ha creato un universo coerente. Ha introdotto concetti come ISU, eredità genetica e cicli di distruzione globale.
Ma l’idea che doveva unire tutto non ha mai ricevuto una vera chiusura organica. Non per mancanza di visione iniziale, bensì per il peso del successo.
Ed è qui che la saga mostra la sua contraddizione più interessante: un progetto nato come trilogia epica si è trasformato in una serie perpetua. La promessa di un grande finale è rimasta sospesa tra le memorie dell’Animus.
FAQ SEO – Assassin’s Creed
La storia nel presente di Assassin’s Creed è finita?
La storyline di Desmond si conclude in Assassin’s Creed III, ma la componente moderna prosegue con altri personaggi come Layla Hassan.
Chi sono gli ISU in Assassin’s Creed?
Gli ISU sono una civiltà preumana avanzata che precede l’umanità e influenza l’intero conflitto tra Assassini e Templari.
Perché Desmond muore in Assassin’s Creed 3?
La sua morte serve a chiudere l’arco narrativo iniziale e liberare la saga dal vincolo della trilogia pianificata.
Tu eri tra quelli che volevano un intero capitolo ambientato nel presente? Scrivilo nei commenti e raccontaci quale finale avresti voluto vedere.
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