Cosa è successo?

In questo mesi, a causa di articoli provenienti da testate giornalistiche famose inglesi e americane, YouTube e i video delle pubblicità sono stati messi sotto accusa. Il fatto eclatante ha avuto come protagonista un uomo, che volendo fornire un contributo alla sicurezza dei poliziotti, ha voluto dimostrare come fosse possibile tagliare con un coltello i giubbotti delle forze dell’ordine inglesi. A prescindere dalle modalità con cui fosse stato girato il video, dagli intenti e dalle condizioni, questo gesto è stato subito preso dai più come un incitamento ad attaccare i poliziotti. Il fatto poi che nell’azione comparisse lo spot di Netflix ha dato supporto alle accuse che il sito finanziasse queste tipologie di video. Un piccolo appunto è però doveroso. Bisogna sottolineare che le pubblicità di YouTube vengono visualizzate in base alla ricerche degli utenti: quindi se mi piacciono le macchine, troverò lo spot di una Ferrari. Detto ciò torniamo al punto focale, ossia Adpocalypse.

Adpocalypse

Gli sponsor hanno ben pensato di eliminare le partnership con YouTube, creando un fallimento imminente. Il sito allora ha modificato il suo algoritmo di contenuti, Adpocalypse, per distinguere due categorie: i video buoni e i video cattivi. I primi vengono sponsorizzati normalmente, mentre i secondi cadono pian piano nel dimenticatoio, finché smettono di essere notificati per limitare il bacino agli iscritti. Inoltre la monetizzazione di molti creatori di video si riduce drasticamente, con tagli del 70% in media. Fin qui ci si potrebbe chiedere che problema ci sia? Il problema è come la piattaforma sceglie i contenuti buoni o cattivi. Il tutto viene gestito da un robot e questo, non avendo ovviamente una coscienza, non sa distinguere i diversi contesti. Quindi se creassi un giornale di attualità parlando di Isis, Nord Corea e Co. verrei messo tra i video cattivi, al pari di un video fascista per intenderci.

Cosa ne pensiamo?

Personalmente penso che sia un po’ insensato fare tutto questo per diversi motivi. Il primo è che i video di YouTube non sono un obbligo e sopratutto nessuno vieta di mettere restrizioni (che funzionino in modo corretto). L’algoritmo è sicuramente modificabile perché censura spesso senza una “logica” ben chiara, infatti come detto sopra essendo un robot a svolgere questo lavoro, non riesce a distinguere le cose creando problemi e limitando notevolmente la visibilità dei video creati. Paradossalmente se facessi un video per informare su una cosa importante potrei essere messo tra i video cattivi. Altro problema che si presenta secondo la mia opinione con i paesi non inglesi (ma anche con quelli a volte) è il fatto che l’algoritmo censura in base alle parole dette sul video. Quindi se a causa di vari accenti dovesse anche solo fraintendere una parola il contenuto verrebbe messo al bando.

Cosa succederà?

Le domande sono tantissime e i vari creatori di video si pongono il problema sperando di trovare una soluzione. Vero è che senza sponsor YouTube non può esistere, ma è ipotizzabile anche il contrario. L’unico problema lo presenta la piattaforma da entrambi i lati. Personalmente non capisco il disappunto degli sponsor poiché un sacco di contenuti che i bambini, ragazzi vedono ogni giorno possono essere considerati poco consoni. Un esempio sono i film di guerra o di azione dove terroristi creano bombe con oggetti semplici. Secondo questa mentalità ogni cosa dovrebbe essere censurata o considerata cattiva, invece abbiamo un bollino che ci informa sul il tipo di contenuto. Tutto deve essere contestualizzato perché internet è soprattutto informazione. Nessuno dice che non debba esistere un filtro più severo, ma d’altro canto non possono essere penalizzati tutti.

Soluzioni?

Molti stanno passando da YouTube a Twitch proprio per questi problemi. Lo stesso PewdiPie sta compiendo questa scelta. Altri pensano a cambiare contenuti o utilizzare Patreon come metodo alternativo di guadagno. In buona sostanza è un gran casino e se da un lato ci sono sponsor insensati che si tirano indietro quando sprecano soldi in pubblicità inutili o in base a come gli va, dall’altro gli utenti che vogliono gli stessi contenuti, ma gli youtubers non posso darglieli perché vengono selezionati come cattivi e non guadagnano. A prescindere che venga considerato un lavoro o no e da ciò che dicono i creatori di video, loro hanno bisogno di soldi per continuare. Alla fine della fiera tutto parte perché qualche giornale, che non avevo nulla di meglio da fare, si mette a scrivere articoli insensati estrapolando solo ciò che gli garba per creare un problema inesistente e una discussione.

Le ultime critiche

Visto che viviamo nell’era dell’informazione pregherei ad utenti, sponsor e sopratutto giornali di scrivere cose che abbiano una base effettiva e a diffidare dai contenuti viziosi. Queste ultime battute sono una mia opinione, ma non credo di sbagliare perché ultimamente i giornali stanno scrivendo ciò che gli conviene, un po’ come qualche utente di YouTube cerca solo clickbait, ergo è una ruota che sta toccando pure le testate giornalistiche che hanno bisogno di click…