Ci sono momenti nei videogiochi in cui non stai solo giocando.
Stai vivendo qualcosa che ti prende allo stomaco.
Il punto è questo: un videogioco non è solo intrattenimento. È coinvolgimento puro. Sei tu che controlli. Sei tu che scegli. Sei tu che vai avanti anche quando vorresti lanciare il pad contro il muro.
Film e serie ti emozionano, certo.
Ma lì guardi. Qui partecipi.
E quando partecipi, il colpo fa molto più male.
Oggi parliamo di cinque scene che non ti hanno solo rattristito. Ti hanno lasciato lì, in silenzio, a fissare lo schermo.
Preparati. Ci siamo capiti, no?
Silent Hill 2 – Quando l’amore diventa colpa

In Silent Hill 2 non sei un eroe. Sei James Sunderland. Un uomo fragile, distrutto, pieno di rimozioni.
E la città lo sa.
Silent Hill non è solo un luogo. È una mente che ti guarda dentro. Ogni mostro, ogni ambiente, ogni silenzio è un pezzo della psiche di James che torna a galla.
Poi arrivi al finale “In Water”.
James accetta la verità. Ha ucciso Mary. E decide di non poter vivere senza di lei.
Non stai guardando una scena tragica.
Hai guidato quell’uomo fino a quel punto.
La lettera di Mary ti spezza. Non per il melodramma. Perché è umana. Imperfetta. Vero amore e disperazione mescolati insieme.
E quando l’auto scivola nel lago… non puoi fare niente.
Ti è mai capitato di sentire la colpa di un personaggio come se fosse tua?
Little Nightmares – La salsiccia che non doveva esistere

In Little Nightmares l’orrore non urla. Sussurra.
Six ha fame. Una fame sempre più disturbante. Prima carne cruda. Poi un topo. Poi un Nomino.
E tu resti lì. Perché non puoi impedirlo.
Il colpo vero arriva nel DLC. Quando scopri che i Nomini sono bambini trasformati. Quando capisci che quello che stai controllando sei tu. E stai andando verso la stessa stanza.
Vedi la salsiccia a terra.
Schermo nero.
Fine.
Non serve mostrare nulla. Hai già capito tutto.
E il bello è che il gioco non ti giudica. Sei tu che ti giudichi.
Dirge of Cerberus – Il sacrificio che pochi ricordano

Tutti parlano di Aerith.
Ma in Final Fantasy VII: Dirge of Cerberus c’è un dolore più silenzioso.
Shalua Rui.
Ha perso un occhio. Un braccio. Organi interni sostituiti da parti meccaniche. Tutto per cercare la sorella.
Quando finalmente la ritrova, lei non la riconosce.
E fa male.
Si sacrifica durante l’attacco dei Deepground. Entra in coma. Viene messa in una capsula. L’aeronave precipita.
Nei titoli di coda vedi il vetro rotto. Il corpo immobile.
Il gioco non ti dice se è morta.
A volte il non sapere pesa più della morte stessa.
The Last of Us Parte 2 – Odio, empatia e quella scena

Qui molti si arrabbiano. Lo sappiamo.
In The Last of Us Part II, diretto da Neil Druckmann, succede qualcosa che ti fa odiare Abby.
Poi il gioco ti costringe a essere Abby.
Scopri che suo padre era il chirurgo ucciso da Joel nel primo capitolo.
E lì cambia tutto.
Non giustifichi.
Ma capisci.
E capire è molto più destabilizzante che restare dalla propria parte.
Il momento in cui Abby trova il corpo del padre non è spettacolare. È devastante perché è umano.
A quel punto inizi a chiederti: Joel era un eroe o un egoista?
Il gioco non ti dà una risposta. Ti mette davanti allo specchio.
Metal Gear Solid 3 – Il peso di una verità che nessuno saprà

Se hai giocato Metal Gear Solid 3: Snake Eater, sai già dove stiamo andando.
The Boss.
Traditrice? No.
Agente sotto copertura. Sacrificata dal suo stesso governo. Condannata a morire per mano del suo allievo.
Quando Snake scopre la verità, è troppo tardi.
Nessuno saprà mai chi era davvero The Boss. Nessuno la ricorderà come un’eroina.
Solo lui.
E tu.
È una tragedia politica, personale e morale insieme. Non c’è gloria. Non c’è applauso. Solo un saluto davanti alla tomba.
E ti rendi conto che stai guardando la nascita di Big Boss.
Perché i videogiochi fanno così male?

Perché ti danno controllo.
E poi te lo tolgono.
Non sei spettatore. Sei complice. L’agency, cioè la sensazione di essere la causa di un’azione, nei videogiochi è altissima.
Quando qualcosa va storto, non puoi dire “è solo una storia”.
Tu eri lì.
E forse è proprio questo che rende il medium unico. Può farti sentire colpa, empatia, conflitto morale in modo diretto.
Non stai osservando un trauma. Lo stai attraversando.
Ora tocca a te.
Qual è stata la scena che ti ha fatto spegnere la console e restare in silenzio?
Quella che ancora oggi eviti di rigiocare.
Perché sì, ci caschiamo ogni volta.
Ma continuiamo a giocare.
Qual è la scena che ti ha distrutto più di tutte? Scrivicelo nei commenti e raccontaci il momento che non riesci ancora a rigiocare.
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