Sviluppato da Sunny Lab e pubblicato da Silver Lining Interactive, The Witch’s Bakery è un’avventura di ruolo narrativa con un elementi da gestionale, diversi mini gioco e anche qualche enigma ambientale, tutta rigorosamente in 2D e con uno stile animato estremamente accattivante. Noi abbiamo vestito i magici panni della protagonista su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione. Pronto a un viaggio tra le emozioni?
The Witch’s Bakery un cornetto che ti scalda letteralmente il cuore
The Witch’s Bakery è un’avventura narrativa i cui ritmi nonché livello di difficoltà, l’avvicinano molto al genere dei cozy game. Ossia, dei giochi rilassanti. Ed è vero, giocare a The Witch’s Bakery, soprattutto appresi e accettati i suoi ritmi e la sua struttura di fondo abbastanza ciclica, è difficile non sentirsi rilassato mentre si gioca… eppure, è nella narrazione che arrivano sferzate quasi dolorose, svelando una maturità e serietà in alcuni casi sorprendente.
Questo perché, The Witch’s Bakery ci tiene a raccontare una storia e ci tiene anche ad affrontare tematiche attuali con delicatezza e rispetto. Ma procediamo con ordine. La protagonista indiscussa delle vicende è Lunne, una strega con un sogno particolare: aprire un panificio a Parigi. Lunne però, come detto, è una strega e ha quindi anche dei poteri magici. Il suo, nel dettaglio, è quello di vedere le emozioni delle persone con la possibilità di curare i loro cuori. Lo fa attraverso dei viaggi fantastici la cui strada viene aperta proprio quando le persone mangiano i suoi prodotti.

Un percorso che ludicamente è mostrato spesso come un vero labirinto con varianti di vario genere che approfondiremo nel dettaglio nei prossimi paragrafi. Tornando alla narrazione, siamo davanti a un vero e proprio cartone animato il cui stile richiama in parte quello dello Studio Ghibli solo in salsa francese. Ed è riprodotto con coerenza e forte identità. Ammettiamo che è difficile restare impassibili alle atmosfere colorate e vivaci proposte dal gioco.
Così come è difficile ignorare lo stile narrativo utilizzato per affrontare temi anche molto seri come la depressione, le disabilità, l’amore non ricambiato e altre tematiche con cui inevitabilmente Lunne entrerà in contatto. Il tutto per una macro trama lineare in cui irrompono sottotrame secondarie di varia natura per dare forma a un mondo colorato ma anche problematico oltre che difficile da abbandonare se non fosse per la ripetitività del gameplay.

Tra panificio e magia
The Witch’s Bakery è un’avventura narrativa in terza persona 2D in cui prendiamo il controllo diretto di Lunne in tre distinti momenti della giornata. Questo perché, ben presto, dopo un tutorial esaustivo e molto semplice da svelare, entriamo subito nella routine della nostra streghetta il cui obiettivo è sia di portare avanti la sua attività con il panificio, sia di dare gioia agli altri abitanti di Parigi. Le prime fasi del giorno, sono dedicate proprio nel nostro locale che vede Lunne e il suo animale magico parlante Orio, impegnati in prima linea.
Orio si occupa della preparazione automatica dei prodotti cuocendoli e consumando le risorse, oltre a seguire eventuali urgenze che dovremo segnalare noi manualmente. Lunne, invece, si deve occupare direttamente di preparare i materiali come gli impasti. Per far ciò, dovremo muoverla per il locale e interagire con diversi strumenti attivando mini giochi molto semplici ma anche molto ripetitivi. Inoltre, dovremo anche tener pulito il bancone che va a infarinarsi man mano che Orio lavora, rallentando proprio il nostro famiglio.

Inoltre, sempre con Lunne, dovremo raccogliere gli ordini soddisfando le varie richieste in tempo. E parlando di tempo, questo potremo prolungarlo se salutiamo e/o interagiamo con la gente in coda. Un sistema che inizialmente funziona e attira ma che ben presto va a prestare il fianco a una ripetitività innegabile e destinata ad amplificarsi nel lungo tempo. Per fortuna, The Witch’s Bakery inserisce ulteriori variabili, come degli individui afflitti da sentimenti negativi che attivano, a ordine completato, ulteriori mini giochi.
Si tratta essenzialmente di labirinti di vario genere con tanto di ricompense “magiche” che recupereremo poi nell’ultima parte della giornata per potenziare le nostre magie e Lunne stessa. Intanto, a fine turno lavorativo, potremo far i conti e vedere gli incassi ricevuti. Coi soldi potremo svolgere diverse attività dalla decorazione e personalizzazione dello store allo spendere il tempo in vari modi come andare al ristorante o al cinema.

Ogni attività può essere svolta con un altro personaggio andando così a potenziare il legame affettivo con questi e sbloccando ulteriori elementi narrativi. Questo perché, ben presto, intorno a Lunne si creerà una comunità di personaggi destinata ad ampliarsi con tanto di svelamenti di problematiche personali difficili da immaginare inizialmente. Ed è qui che irrompono livelli magici in cui ci ritroveremo catapultati in altri mondi emotivi con enigmi ambientali mai proibitivi o eccessivamente complessi.
La fase finale del giorno, vede Lunne rilassarsi sul tetto della sua abitazione insieme al fedele Orio. Qui potrei sbloccare ricette, investire i punti per ampliare i rami magici delle abilità della nostra protagonista e altre attività di preparazione per i giorni imminenti. Il tutto tenendo bene a mente che la nostra Lunne ha anche una barra di energia personale che potrebbe inficiare il suo modo di lavorare. Quindi occhio a quando dormire e a come spendere il tempo libero.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, The Witch’s Bakery è un piccolo gioiello. Le animazioni in game come quelle delle cut scene, mostrando un mondo animato con cura, molto colorato e discretamente vario. Parigi spicca con diversi elementi che la rievocano in continuazione. Sì, il tutto è molto vicino allo stile dello Studio Ghibli ma l’opera qui in esame riesce a dar vita a qualcosa di proprio e identitario che ammalia e cattura con la sua magia gentile.
Anche l’interfaccia è perfettamente coerente con lo stile di gioco scelto a cui si somma un sonoro ben curato e idoneo all’ambientazione. Altrettanto positivo è il doppiaggio in lingua francese. Infine, da segnalare l’apprezzatissima presenza dei sottotitoli in lingua italiana di cui, tra l’altro, non abbiamo riscontrato neanche errori gravi.





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