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The King is Watching, recensione (PlayStation 5)

Agire solo quando si è guardati

Pasquale Aversano 10 minuti fa Commenta! 9
 
7.6
The King is Watching
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Sviluppato da Hypnohead e pubblicato da tinyBuild, The King is Watching è un singolare roguelite kingdom builder che si focalizza intorno a un’idea semplice ma originale e ingegnose: le nostre risorse, ossia i nostri amabili cittadini, lavorano unicamente quando li guardiamo. Ebbene sì, in The King is Watching noi saremo il re e per riuscire a progredire dovremo saper chi osservare, quando e quanto. Una sfida che abbiamo accettato su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione!

Contenuti
The King is Watching quando il gatto non c’è, i topi ballanoGuarda e imparaGrafica e sonoroTi potrebbe interessare

The King is Watching quando il gatto non c’è, i topi ballano

O sarebbe meglio dire: quando il gatto non guarda, i topi ballano! E in effetti, The King is Watching punta tutto se stesso sul titolo stesso. Il concetto è semplicissimo: ogni cittadino, qualsiasi sia il suo ruolo, agirà solo se osservato dal re di turno, ossia noi. Tutto qua. Il nostro sguardo diventa quindi il vero protagonista dell’intera vicenda, responsabile del lavoro, dell’accumulo di risorse e del loro investimento a cui consegue tutta la strategia e l’eventuale ampliamento del reame stesso o del suo possibile crollo e conseguente disfatta.

Ogni run di gioco, una dopo l’altra, sono un continuo evolversi di questa meccanica, un rimettersi in gioco ristudiando la strategia, la mappatura e quindi la composizione del proprio regno con conseguenti attività e mansioni dei singoli riquadri da impiegare e che vedremo, sono parte attiva del gioco. Perché molto di quello che avviene su schermo è automatizzato, inclusi gli scontri contro i crudeli goblin che non tarderanno ad arrivare a orde lungo i nostri confini cercando di abbattere le nostre difese e invadere le nostre preziose terre. Insomma, come puoi vedere, è molto semplice come meccanica ed elementi eppure può offrire ore e ore di sana competizione e sì, crea assuefazione.

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The King is Watching, recensione (PlayStation 5)

Detto ciò, il lato narrativo di The King is Watching non sorprende granché anche perché, essenzialmente, è una sorta di fumosa cornice. La storia è più visiva che scritta e il tutorial stesso si focalizza essenzialmente su come si gioca, dando poco spazio e cura al contesto narrativo. A conti fatti ci sono elementi semplici e generici: un re, il suo regno e l’esercito invasore di turno (abbiamo citato i goblin ma il bestiario è variegato e non mancheranno i boss). A ciò si sovrappone una sorta di metafora che vede il sovrano assoluto in costante vigilanza sul suo popolo che agisce meccanicamente al suo sguardo lavorando ripetutamente e costantemente.

Ed è un solo sguardo di troppo nel punto sbagliato che può ironicamente scrivere una storia dal mancato lieto fine costringendoci a ricominciare per l’ennesima volta. E che dire dei vari sovrani? tutti diversi, tutti con un proprio stile estetico singolare e buffo, esagerato, come è esagerata e inquietante la cover stesso del gioco. E tornando ai sovrani, questi spiccano anche per i propri singolari poteri che li differenziano anche strategicamente riplasmando quasi interamente il modo di giocare in termini di gestione di risorse e aree di gioco. Detto ciò, è tempo di scoprire come si gioca a The King is Watching!

The King is Watching, recensione (PlayStation 5)

Guarda e impara

The King is Watching è un roguelite in 2D che mixa elementi da gestionale e tower defense con tanto di city builder, il tutto richiedendo una costante elaborazione di strategie a più livelli. Innanzitutto, il nostro regno è un insieme di quadrati 4×4 in cui potremo posizionare diverse tipologie di aree che a loro volta possono produrre e/o utilizzare uno o più materiali. Banalmente, il riquadro foresta, ci fornirà il materiale del legno. Ovviamente… tali materiali saranno ottenuti solo quando guarderemo quella zona, attivando i cittadini e quindi le loro mansioni.

Per comprendere e gestire le zone “guardate” dal re, il titolo utilizza una sorta di cornice che inizialmente coinvolge tre riquadri. Tale cornice potrai muoverla manualmente all’interno del nostro regno. Da segnalare che il 4×4 iniziale è temporaneo visto che lungo i confini ci sono altre caselle con dimore fastose che, col tempo, potrai anche provare a rimuovere per avere nuovi spazi da sfruttare e ampliare così le nostre risorse.

The King is Watching, recensione (PlayStation 5)

Come detto, infatti, ogni quadrato è un potenziale luogo di materiali ma non solo. Esistono costruzioni che forniscono guerrieri essenziali per difenderci dagli eserciti invasori. Sta così a noi decidere cosa costruire e dove, tenendo in considerazione la portata del raggio visivo del re. Nel corso della partita, dovremo poi decidere quanto guardare una zona in base a ciò che ci serve produrre in vista della linea “temporale” di attacco. In alcuni casi, inoltre, potremo anche decidere noi che nemici affrontare tenendo in considerazione che nemici più forti danno ricompense migliori.

Da tenere in considerazione anche l’intervento diretto del re di turno con magie e/o abilità di vario genere che potenziano e ampliano ulteriormente le possibilità strategiche del gioco a cui si sommano ancora anche tutti gli upgrade passivi e stabili che potremo sbloccare di run in run. Sì, perché dopo ogni partita, in base al tempo accumulato prima della disfatta, otterremo una particolare valuta che potremo investire nell’hub centrale, ottenendo varie tipologie di bonus utili per affrontare al meglio le successive run. 

The King is Watching, recensione (PlayStation 5)

Il senso di progressione è però molto “lento” e può capitare di dover vivere innumerevoli run prima di poter concretamente raggiungere un nuovo boss, tra l’altro portatori di valute essenziali e “uniche” con cui poter sbloccare ulteriori, influenti e concreti vantaggi. Insomma, l’effetto assuefazione è garantito grazie a meccaniche semplici ma da non sottovalutare. Purtroppo però, la natura da PC del titolo emerge molto in questa trasposizione.

Essenzialmente, infatti, The King is Watching è un gioco basato su interfacce. Il nostro compito è spostare il riquadro “visivo”, selezionare caselle, posizionarle, spostarle, sostituirle, investire in nuove risorse, selezionare magie e power up, insomma, tutte attività da “punta e clicca”. Ebbene, nella versione console il cursore non c’è, o meglio, c’è la possibilità di farlo apparire tramite touchpad ma è molto scoordinato e difficile da controllare, sono state però inserite scorciatoie coi tasti dorsali che vanno a includere i vari quadri di comando. Il sistema però è decisamente poco intuitivo e scomodo e può comportare, soprattutto nelle prime partite, diversi errori.

D’altronde, è un titolo che richiede una certa frenesia, soprattutto nelle situazioni più critiche e imbrogliarsi coi comandi può dar vita a una certa frustrazione e far perdere secondi preziosi. Sia chiaro, non è impossibile da giocare ma richiede una certa abitudine che si costruisce col tempo e rimane comunque decisamente meno intuitivo e pratico rispetto alla controparte PC. 

The King is Watching, recensione (PlayStation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, il titolo regala una pixel art abbastanza minimal e standard ma perfettamente coerente con la filosofia del titolo: poco ma funzionante. Da segnalare il delizioso e iconico character design dei vari re, decisamente buffi e grotteschi mentre quanto avviene su schermo non brilla per dettagli e identità ma dona il giusto feedback all’esperienza. L’interfaccia di gioco è parte integrante del sistema di gioco e nonostante un gran quantitativo di elementi, si arriva ad apprezzarla nella sua complessità. 

Buone le animazioni, semplici ma cartoonesche e in grado di dar vita ai personaggi e alle strutture su schermo. Il sonoro è anch’esso in linea e coerente con le atmosfere proposte. Nulla di eclatante o memorabile ma si conferma un orecchiabile accompagnatore nonostante qualche piccola ripetizione. Da segnalare, invece, la totale assenza della lingua italiana. Una mancanza che si sente anche al netto della gran mole di altre lingue incluse.

Scopri tutto su The King is Watching
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The King is Watching
7.6
Grafica 7.5
Sonoro 7.5
Longevità 8
Gameplay 7.5
Aspetti positivi Idea originale e ben implementata Può creare assuefazione Gameplay immediato, strategico e molto sfidante
Aspetti negativi Trasposizione dei comandi su console che richiede tempo e pazienza Può diventare ripetitivo Assenza della lingua italiana
Considerazioni finali
The King is Watching vince grazie a un’idea originale su cui viene costruito l’intero titolo. C’è spazio per tante strategie differenti e le run, nonostante l’inevitabile ripetitività tipica del genere, creano un effetto assuefazione a cui è difficile resistere. Buona la pixel art che ne potenzia l’atmosfera. Peccato per una trasposizione dei comandi su console che richiede tempo e pazienza per essere padroneggiata con naturalezza. Peccato anche per la totale assenza della lingua italiana, una delle poche assenti.

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