Sviluppato da The Root Studios e pubblicato da Nuntius Games in sinergia con Vsoo Games, Shard Squad è un roguelite d’azione in 2D con visione isometrica incentrato unicamente sui suoi stessi protagonista. Si tratta di piccole creature legate a specifici elementi in grado sia di potenziarsi ma anche di evolversi. Sì, come i Pokémon seppur con le dovute differenze. Noi ci siamo sbizzarriti contro orde e orde di nemici su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione!
Shard Squad quando Vampire Survivor incontra Pokémon
Shard Squad rientra nel sempre più vasto e articolato genere di roguelite a combattimento automatico contro orde di nemici in un’area più o meno vasta che prende a sua volta ispirazione da Vampire Survivor, riconosciuto come una sorta di capostipite. Non solo, il titolo qui in esame cerca di mutare un po’ la formula base avvicinandosi al mondo dei pocket monster, e quindi dei Pokémon. Come? Semplice, inserendo gli Shard, ossia delle creature legate a specifici elementi tra cui elettricità, acqua, fuoco, natura e cristallo, in grado anche di evolversi.
Sono gli Shard stesso a catturare l’interesse del titolo e a cercare di dargli una sorta di identità che, a causa di un character design non proprio uniforme e coeso, non riesce completamente nel suo intento. Così come non conquista la narrazione. Sia chiaro, già solo il fatto che in un titolo del genere ci sia una storia anche abbastanza “verbosa” ci ha sinceramente sorpreso. Di solito non c’è neanche un cenno di storia e ci si getta subito in azione. qui invece c’è una intera lore da svelare di capitolo in capitolo.
Il problema è che tale lore è relegata a wall test abbastanza prolissi e unicamente in inglese. Una scelta non proprio felice e che sembra relegare volutamente la storia in un angolino opzionale. D’altronde, nell’hub centrale, c’è proprio l’addetto delle “storie” dove poter, appunto, recuperare ogni cronaca narrativa sbloccata. Essenzialmente, nonostante la presenza di una sorta di narrazione, quest’ultima non sarà mai la spinta ad andare avanti. Quella spinta, come da prassi, è ancora il gameplay.

Un classico del genere
Shard Squad è un action adventure con combat system automatico in 2D identificabile come roguelite. Si tratta di un titolo dove non dovrai far altro che camminare, indirizzare il tuo attacco automatico e raccogliere punti esperienza per sbloccare nuovi power up randomici tra cui selezionare dando vita a una build temporanea con la speranza di sopravvivere a orde di centinaia di nemici senza mai soccombere. Questo perché, se muori, perderai ogni power up e dovrai ricominciare il livello dal principio.
Oltre a muoverci e selezionare i power up, potrei anche eseguire una piccola schivata che ci rende invulnerabili per pochi secondi. Tale schivata ha però una ricarica automatica onde evitare di abusare dei suoi vantaggi. Oltre a ciò, il titolo non fa poi molto per cambiare rispetto ai competitor diretti salvo gli Shard stessi. I personaggi che andremo a sbloccare di run in run sono circa venti, discretamente vari e tutti caratterizzati da un proprio set di mosse.
C’è chi punta in automatico i nemici (anche se i più dovrai indirizzare tu l’attacco usando l’altro analogico), chi ha un raggio d’attacco più ampio, chi evoca ondate marine ogni tot di tempo e così via. La varietà è discretamente elevata e ben catalogata nei cinque elementi prima citati e in cui si dividono i vari Shard. Non solo, in Shard Squad c’è anche la possibilità, man mano che si sale di livello, di selezionare altri Shard che appariranno insieme a noi, a fasi alterne, aiutandoci in combattimento. E non finisce qui. Sempre gli Shard, nello specifico quello che selezioneremo per la run, può anche evolversi nelle fasi più avanzate del livello.

Tale evoluzione rende le cose più agevoli ma di solito avviene proprio nelle fasi più ostiche della run. E parlando di difficoltà, Shard Squad non va preso alla leggera. Escludendo il fattore casualità, in parte comunque responsabile nella composizione delle nostre build, le orde di nemici possono riempire velocemente lo schermo dando vita a ben pochi percorsi di salvezza a cui s’aggiungono attacchi a distanza “fuori schermo” non sempre facili da localizzare e prevenire.
Durante le run, inoltre, sono presenti anche sfide opzionali con cui poter ottenere ulteriori bonus mentre la sfida di fine livello, ossia quella di salvare il “frammento” nel tempo previsto, è obbligatoria per concludere con successo il livello. Nonostante questi piccoli elementi e la buona differenziazione degli Shard, Shard Squad soffre comunque di un’innegabile ripetitività legata indissolubilmente al genere stesso di cui fa parte. E sì, chi non ama questo tipo di giochi, non cambierà idea.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Shard Squad offre una pixel art in 2D abbastanza nostalgica ma anche abbastanza anonima. Un anonimato che si riscontra soprattutto negli scenari, prevalentemente chiusi e abbastanza standard. Dalla foresta alla spiaggia passando per paesaggi invernali e autunnali. Non c’è un bioma particolarmente ispirato o identitario. I nemici stessi, prevalentemente animali o insetti, non spiccato per specifiche caratterisitche.
E in realtà, anche alcuni Shard non brillano per dettaglio e i richiami al mondo Pokémon o ad altri titoli a esso ispirati, sono in parte fin troppo palesi: come la rana celeste legata all’acqua che spara le bolle. Insomma, esteticamente il titolo è buono, ha anche animazioni semplici ma credibili ma fatica a costruire un’identità solida ed efficace. Il sonoro compie il suo dovere accompagnando la messa in scena in modo pacato e arricchito da diversi effetti acustici legati ai vari attacchi.
Da segnalare infine, la totale assenza della lingua italiana di cui sono sprovvisti anche i sottotitoli. Tale mancanza può danneggiare ulteriormente la fruizione della narrazione che, come anticipato, è relegata a blocchi di testo un po’ verbosi ma comunque facilmente comprensibili.
