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Progetto · RecensionePC

Sandwalkers, recensione (PlayStation 5)

Tra deserti e leggende

Avatar di pasquale aversanoDiPasquale Aversano 7 min di lettura PC
Sandwalkers
7,1/10
La recensione

Sandwalkers

Gameplay7,0
7/10
Grafica7,0
7/10
Sonoro7,0
7/10
Longevità7,5
7.5/10

Cosa funziona

  • Ambientazione, personaggi e lore intriganti
  • Come gestionale è abbastanza complesso e vasto
  • Mondo di gioco che influisce attivamente nel sistema ludico

Cosa convince meno

  • Assenza della lingua italiana
  • Trasposizione per console non proprio comodissima
  • Può risultare ripetitivo

Sandwalker è un titolo impegnativo, vasto, graficamente accattivante e ludicamente ben stratificato. Un’opera che richiede tempo per offrire tutte le sue potenzialità e, soprattutto, per coinvolgerti come si deve nel suo decadente e particolare mondo di gioco. La filosofia di fondo è affascinante ma la ripetitività, dovuta anche dalla natura stessa del gioco, si fa sentire dopo diverse spedizioni. Complica la situazione l’assenza della lingua italiana e una difficoltà non proprio bilanciata al meglio. Rimane comunque un’opera vasta e intrigante.

Sviluppato da Golbinz Studio e pubblicato da Goblinz Publishing in sinergia con H2 Interactive, Sandwalkers è un singolare gioco d’esplorazione roguelike a turni in terza persona 2d dotato di una pixel art sinceramente evocativa e affascinante e il tutto avvolto in un sistema simil-gestionale. L’obiettivo della nostra importantissima missione è quello di resuscitare Umama, l’Albero Madre. Per farlo abbiamo affrontato innumerevoli sfide su PlayStation 5. Pronto a scoprire i risultati del nostro viaggio?

Sandwalkers di spedizione in spedizione

L’ambientazione è uno degli elementi che caratterizzano maggiormente Sandwalkers. Il mondo di Uwando è stato profondamente trasformato dalla scomparsa di Umama, l’Albero Madre, una presenza fondamentale per l’equilibrio del pianeta e dei suoi abitanti. Senza di esso, la desertificazione avanza e il caos meteorologico conosciuto come Phithi rende estremamente difficile vivere al di fuori dei pochi rifugi rimasti. Le diverse tribù sono isolate e costrette a sopravvivere in un ambiente nel quale anche una semplice spedizione può trasformarsi in una lotta contro il tempo.

Ogni dieci anni, la tribù Mka invia carovane di avventurieri alla scoperta delle terre sconosciute. La missione consiste nel ristabilire rapporti commerciali e diplomatici, esplorare territori occupati da mostri e creature di vario genere e individuare luoghi adatti alla fondazione di nuove “città”. Il traguardo più importante, però, rimane sempre e comunque quello di contribuire alla rinascita di Umama, nella speranza di porre fine al progressivo deterioramento del mondo.

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Sandwalkers, recensione (playstation 5)

La narrazione non si affida soltanto a una successione di eventi principali, comunque presenti. È l’esplorazione stessa a farci conoscere le popolazioni, le loro necessità e le condizioni in cui sono costrette a vivere. Incontrare altri gruppi, visitare insediamenti e prendere decisioni durante le spedizioni contribuisce a delineare un universo fantasy che trova nella propria identità uno dei punti di forza della produzione andando a fortificare un mosaico di storie ed eventi che ne compone la lore di fondo.

Particolarmente interessante è il modo in cui il gioco collega la storia alla sua struttura roguelike. Le carovane possono fallire e i personaggi possono perdere la vita, ma le conoscenze raccolte durante il viaggio vengono trasmesse alla capitale attraverso cristallosfere trasportate da scarabei viaggiatori. La memoria diventa così un elemento concreto della progressione: ciò che una spedizione scopre non è destinato a scomparire completamente con la sua fine, ma può aiutare quelle successive a raggiungere risultati migliori.

È una soluzione narrativa efficace, perché dà un significato alla ripetizione delle spedizioni e alla struttura ludica stessa. Non si tratta semplicemente di ricominciare da capo dopo una sconfitta, ma di raccogliere informazioni, imparare dagli errori e preparare una carovana più adatta alle difficoltà che ci attendono ben consapevoli di quanto già vissuto e giocato nella precedente. Il mondo di Sandwalkers ha quindi un obiettivo ben definito, mentre il percorso per raggiungerlo rimane legato alle nostre scelte e alla capacità di adattarci alle circostanze.

Sandwalkers, recensione (playstation 5)

Esplorare, scoprire, apprendere, ripetere e migliorare

Sandwalker è un gioco d’esplorazione in terza persona 2D con visuale isometrica e una struttura essenzialmente da roguelike. Il cuore dell’esperienza, neanche a dirlo, è rappresentato dalla gestione della carovana. Prima di partire dobbiamo scegliere quattro personaggi, valutandone caratteristiche, abilità e ruolo all’interno del gruppo. Le differenze tra le varie classi non si limitano solo al combattimento: alcune capacità possono rivelarsi particolarmente utili durante l’esplorazione, consentendo di individuare risorse, affrontare meglio determinati terreni o ridurre il consumo delle provviste.

Una volta lasciata la città, ci muoviamo attraverso una mappa organizzata su caselle esagonali. Ogni spostamento richiede attenzione, perché il terreno attraversato influisce sul consumo delle scorte e, di conseguenza, sulla possibilità di proseguire la spedizione. Avanzare senza valutare le risorse disponibili può trasformare una missione promettente in una situazione disperata: quando il cibo termina, continuare a camminare significa mettere a rischio direttamente la salute dei membri della carovana fino alla loro morte.

È una meccanica semplice da comprendere, ma centrale nell’economia del gioco. Non basta sapere dove vogliamo andare: dobbiamo anche capire se abbiamo le risorse necessarie per arrivarci e se il percorso scelto giustifica i rischi. A volte conviene allungare la strada per cercare provviste, altre volte è preferibile rinunciare a un punto d’interesse pur di conservare le forze. La pianificazione è costante e accompagna praticamente ogni fase dell’avventura, anche quelle più compassate e lente.

Sandwalkers, recensione (playstation 5)

A complicare ulteriormente le cose interviene il clima. Tempeste di sabbia, piogge acide e ondate di calore non sono semplici elementi decorativi, ma condizioni capaci di influenzare gli spostamenti, il consumo delle risorse e persino gli scontri. Il territorio diventa quindi un avversario “vivo” a tutti gli effetti, costringendoci a rivedere i nostri piani quando le condizioni peggiorano. Durante il viaggio possiamo inoltre incontrare rifugiati, visitare luoghi particolari, recuperare materiali e imbatterci in eventi che modificano l’andamento della spedizione. 

La componente gestionale è probabilmente ciò che rende Sandwalkers più interessante per gli appassionati del genere. Le decisioni hanno conseguenze concrete e la preparazione della carovana è importante quanto la capacità di affrontare i nemici. Al tempo stesso, questa abbondanza di sistemi può rappresentare una barriera per chi preferisce avventure più immediate e intuitive. Il gioco richiede di assimilare gradualmente le sue regole e di accettare che, almeno inizialmente, alcuni fallimenti siano parte del processo di apprendimento. Quindi no, non è un gioco facile e neanche adatto a tutti i palati.

Inoltre, la struttura roguelike garantisce una progressione che va oltre la singola spedizione. Le conoscenze recuperate permettono di sbloccare miglioramenti permanenti e nuove possibilità, rendendo le successive partenze potenzialmente più efficaci. Non tutto ciò che abbiamo ottenuto va perduto quando una carovana fallisce: rimane un patrimonio di informazioni che possiamo sfruttare per prepararci meglio alla prossima missione.

Sandwalkers, recensione (playstation 5)

È un meccanismo che premia la perseveranza, anche se il ritmo non è sempre costante. La ripetizione di alcune situazioni e la necessità di ricostruire progressivamente i propri risultati possono rendere le spedizioni più lunghe meno sorprendenti, soprattutto quando gli incontri cominciano a diventare familiari. E parlando di incontri… è tempo di scoprire come si combatte in Sandwalker! Perché, lì fuori ti aspettano diverse tipologie di minacce e dovrai essere pronto ad affrontarle come si deve.

I suddetti scontri, seguono una struttura tattica a turni nella quale la composizione della squadra, il posizionamento e l’ordine delle azioni hanno un peso considerevole. I personaggi possono essere distribuiti tra prima linea e retroguardia, sfruttando attacchi e abilità differenti a seconda del ruolo ricoperto. La velocità determina l’ordine dei turni, mentre la gestione di salute e scudi può decidere l’esito di una battaglia.

Sandwalkers, recensione (playstation 5)

Non basta scegliere l’attacco con il danno maggiore. Occorre valutare le caratteristiche degli avversari, sfruttare le debolezze elementali e decidere quando conviene difendersi o utilizzare un’abilità speciale. Alcuni personaggi sono più adatti a infliggere danni diretti, altri possono applicare effetti negativi o proteggere i compagni. La costruzione della squadra diventa quindi una parte essenziale della strategia, soprattutto quando le risorse sono limitate e ogni errore può avere conseguenze sulla spedizione.

Al netto di una inevitabile ripetitività di fondo degli scontri e di un livello di difficoltà non proprio ben calcolato,  il sistema di combattimento si inserisce abbastanza bene nella filosofia generale di Sandwalkers: preparazione, gestione e capacità di adattamento contano più della semplice forza bruta. È un’impostazione che può soddisfare gli appassionati di strategia a turni, ma richiede pazienza e una certa disponibilità ad accettare ritmi lontani da quelli di un gioco d’azione tradizionale.

Sandwalkers, recensione (playstation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, Sandwalker punta su una pixel art che contribuisce a dare identità alle ambientazioni e alle creature incontrate durante il viaggio. Il mondo di Sandwalkers alterna territori aridi, aree caratterizzate da condizioni ambientali differenti e insediamenti che raccontano, attraverso il loro aspetto, le difficoltà affrontate dalle popolazioni. Lo stile non cerca il realismo, ma riesce a sostenere l’immaginario fantasy e post-apocalittico della produzione.

Il sonoro accompagna l’esplorazione con un’impostazione atmosferica che si adatta al senso di isolamento e precarietà della spedizione. La musica contribuisce a definire il tono dell’avventura, senza trasformare ogni spostamento in un momento eccessivamente enfatico. In un titolo nel quale trascorriamo molto tempo a pianificare, osservare la mappa e valutare le risorse, l’accompagnamento audio deve soprattutto sostenere l’immersione.

Sandwalkers, recensione (playstation 5)

Per quanto riguarda la versione PlayStation 5, l’interfaccia è stata adattata all’utilizzo del pad ma rimane una certa macchinosità nella navigazione dei menu, soprattutto quando dobbiamo gestire inventari ampi o consultare numerose informazioni. Operazioni che con il mouse possono risultare rapide rischiano di richiedere qualche passaggio in più utilizzando il pad, inclusa l’esplorazione stessa non proprio precisissima e fluida.

Va infine segnalata l’assenza della lingua italiana. È una mancanza che pesa più di quanto potrebbe sembrare, perché Sandwalkers si basa su descrizioni, eventi, informazioni, abilità e decisioni che richiedono di comprendere con precisione ciò che accade, prevedendo e studiando eventuali conseguenze.

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