Rise of the Penguins 2: Penguin’s Dark Ascent è un platform d’azione 2D, di stampo molto classicheggiante, incentrato su meccaniche semplici. Sviluppato da Bill Woo con Godot Engine, si colloca apertamente nella tradizione dei “precision platformer”: titoli in cui il controllo del personaggio, il timing e la lettura dello spazio contano molto più dell’accessibilità immediata.
Dalle prime schermate risulta evidente che non si tratta di un prodotto pensato per un pubblico occasionale né di un’esperienza incentrata su effetti grafici spettacolari, ma di un titolo rivolto a giocatori che ricercano un elevato livello di difficoltà, accettano la ripetizione dei tentativi e fanno dell’apprendimento attraverso il fallimento una componente centrale dell’esperienza di gioco.
Dal punto di vista concettuale, il gioco prosegue una storia già iniziata nel primo capitolo, seguendo il giovane pinguino Kato in un mondo devastato, tra antiche colpe, reliquie spezzate e territori corrotti. Tuttavia, la narrazione rimane volutamente discreta: dialoghi brevi, personaggi eccentrici, qualche momento ironico (come il mercante di hot dog “misteriosi”) e una lore suggerita più che spiegata.

Gameplay: precisione, difficoltà e curva di apprendimento
Privo di una trama particolarmente articolata, il gioco concentra il proprio fulcro sul gameplay, fondato su controlli essenziali ma abbastanza reattivi: salto, dash e lancio di palle di neve e altri. Sotto questo profilo, il titolo si dimostra tecnicamente solido e riesce a trasmettere costantemente la sensazione che ogni errore sia esclusivamente responsabilità di chi gioca, mai del sistema. Una percezione tutt’altro che scontata, soprattutto considerando come i titoli pixel art, a volte, possano trarre in inganno.

Il problema, o la virtù a seconda dei gusti, è la difficoltà elevata già dalle prime fasi. Il primo livello introduce fin da subito numerosi elementi di sfida: piattaforme mobili, nemici volanti, aree pericolose, salti di precisione, miniboss e collezionabili collocati in posizioni rischiose. È un approccio diretto, che chiarisce immediatamente le intenzioni del gioco e il tipo di esperienza che vuole offrire.
Dal punto di vista dell’accessibilità, il grado di difficoltà risulta comunque abbastanza ben calibrato, come si vede dall’immagine abbiamo cinque tipi di gameplay. I perk e i potenziamenti sbloccabili più avanti permettono di affrontare combattimenti e sezioni più impegnative con maggiore sicurezza, pur senza trasformare il gioco in qualcosa di rilassato. Ogni schermata richiede attenzione e una buona dose di concentrazione, ma il set di mosse del protagonista offre strumenti sufficienti per adattarsi alle varie situazioni. Anche nelle sezioni più tecniche, dove la precisione nei salti diventa fondamentale, la sfida rimane generalmente stimolante più che frustrante.
La direzione artistica di Rise of the Penguins 2: Penguin’s Dark Ascent
Gli ambienti spaziano dalle distese ghiacciate alle rovine corrotte, offrendo una discreta varietà cromatica e una leggibilità nel complesso soddisfacente. In alcune situazioni, tuttavia, il sovraffollamento di elementi sullo schermo a volte generare un po’ troppa confusione visiva, soprattutto durante le fasi più caotiche.
Non si tratta però di una confusione “alla Cuphead“, dove il caos è parte integrante dello stile visivo ed è sempre leggibile, quanto piuttosto di momenti in cui la chiarezza delle informazioni a schermo tende a ridursi, rendendo più difficile interpretare l’azione.
A ciò si aggiunge una pixel art funzionale, pensata più per assolvere al proprio ruolo ludico che per stupire sul piano estetico, limitandosi all’essenziale senza particolari ricercatezze grafiche.

La colonna sonora è un elemento interessante e accompagna con efficacia l’azione, alternando temi malinconici nelle fasi esplorative a musiche più incalzanti durante i combattimenti e le boss fight, senza mai ridursi a un semplice sottofondo funzionale. Anche gli effetti sonori sono ben calibrati e contribuiscono a rendere particolarmente soddisfacenti le azioni riuscite, come l’eliminazione di un nemico ostico o il superamento di una sezione complessa.
Sul piano narrativo ed estetico, il comparto audiovisivo supporta con efficacia il tono “fiabesco oscuro” dell’opera, mettendo in scena un mondo popolato da creature apparentemente adorabili ma segnato da eventi drammatici, corruzione e antiche minacce; un contrasto tra dolcezza visiva e durezza ludica che rappresenta uno degli aspetti più caratteristici e riconoscibili del titolo.
