Sviluppato e pubblicato da Stormind Games in sinergia con Soft Source, Remothered: Red Nun’s Legacy è un survival horror in terza persona 3D nonché terzo capitolo ufficiale dell’omonima saga di Remothered. Un’opera che recupera e migliora quanto elaborato dai due capitoli precedenti e che punta sia a portare su schermo un concept classico, quasi old school, sia di offrire all’utente un’esperienza moderna e attuale. Noi abbiamo affrontato questa nuova serie di orrori nei panni della sventurata ma coraggiosa Susan su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione. Pronto a sprofondare in una ricerca senza ritorno?
Remothered: Red Nun’s Legacy chiude la trilogia col botto
Per chi ancora non lo sapesse, Remothered: Red Nun’s Legacy è il terzo capitolo dell’omonima trilogia denominata Remothered iniziata con Remothered: Tormented Fathers del 2018 a cui ha fatto da sequel Remothered: Broken Porcelain. Quest’ultimo è forse il capitolo più problematico dei tre. In ogni caso, i tre capitoli hanno avuto un riscontro positivo soprattutto in quanto si ispira ludicamente a opere del calibro di Clock Tower e Haunting Ground con più di un richiamo anche a Silent Hill.
Inoltre, seppur con qualche piccola eccezione, parliamo di opere in cui noi siamo quelli inseguiti e quindi gli scontri diretti sono prettamente sconsigliati. Ecco, come scopriremo nel dettaglio nei prossimi paragrafi, ludicamente parlando, Remothered: Red Nun’s Legacy recupera il sistema dei due capitoli precedenti ma lo fa in modo fin troppo fedele senza stravolgere la sua formula e offrendo una continuità priva di sorprese degne di note. Quindi è un titolo molto conservatore e ben poco innovatore. Discorso diverso, invece, per la narrazione per un titolo che, lo anticipiamo subito: può soddisfare pienamente cultori e neofiti.

Prima di tutto, se è vero che Remothered: Red Nun’s Legacy può essere giocato singolarmente senza aver esperito dei due prequel, è altrettanto ovvio e vero che si tratta di completare e chiudere un cerchio, recuperando elementi, folklore e indizi precedenti che arricchiscono decisamente di più l’esperienza complessiva. Entrando più nel dettaglio, il nuovo capitolo di Remothered ci fa vestire i panni di Susan che, insieme al compagno Angelo, stanno vivendo un momento estremamente doloroso: la scomparsa della loro figlia Agata.
La bambina è sparita da tempo e nessuno riesce a fornirgli aiuti validi. E se da un lato Angelo sembra aver ormai accettato quest’orrenda situazione, dall’altra Susan è bloccata in un tormento che la logora giorno dopo giorno, aggravato da un particolare nastro che è stato recapitato loro da una fonte anonima. Tale nastro è l’unica speranza di Susan, un indizio unicamente visivo che sembra confermare il fatto che agata sia ancora viva e che, soprattutto, potrebbe trovarsi in un determinato luogo, in Sicilia: la Villa Ashmann.
Ecco, piccola parentesi per la suddetta villa, una location assolutamente indovinata e che da sola regala una dose di atmosfera elevatissima contribuendo a dar vita a un’esplorazione lenta, graduale, ricca di dettagli e legami alla terra in cui è ancorata. I richiami alla Sicilia e al suo folklore offrono un boost notevole potenziato a sua volta dalla lore stessa del titolo che trova qui una nuova coerenza recuperando quanto seminato dai due prequel. Per quanto riguarda gli orrori, i nostri nuovi “stalker” oscillano tra il disgusto e il perturbante con scene disturbanti ma con meno terrore ludico di quanto potresti immaginare.

Scappa e procedi
Remothered: Red Nun’s Legacy è un survival horror in terza persona 3D che recupera pienamente le formule dei due prequel focalizzandosi su una struttura abbastanza classica e, come anticipato, priva di fondamentali guizzi innovativi. Essenzialmente, l’avventura ci richiede di procedere in modo abbastanza lineare, cercando oggetti nascosti e posizionandoli nel punto giusto. Queste richieste sono la gran parte degli enigmi ambientali che arricchiscono la produzione e che risultano abbastanza semplici e intuitivi.
Oltre a oggetti di missione, potremo anche abbandonarci in curatissimi documenti ed elementi aggiuntivi e opzionali che rimpolpano la narrazione e ne confermano la centralità in termine d’importanza. Presenti anche oggetti da lanciare o di difesa temporanea, utili per fermare i nostri assalitori e guadagnare secondi preziosi per fuggire. Gli oggetti da lancio, nel dettaglio, oltre a poter essere scagliati sui nemici, possono anche fungere da distrazione acustica per sgomberare i percorsi.

E visto che li abbiamo citati, è bene approfondire i nostri assalitori… ossia il concreto ostacolo di Remothered: Red Nun’s Legacy che vanno a rallentare la risoluzione dei nostri enigmi. Questi risultano meno agguerriti del previsto, complice un livello di difficoltà medio abbastanza accessibile. Capire come si muovono, con che velocità e dove è la chiave per sopravvivere all’esplorazioni all’interno di Remothered: Red Nun’s Legacy. A ciò si aggiunge uno studio e utilizzo attento dei numerosi nascondigli dagli armadi allo strisciare sotto al divano. Intrigante invece l’utilizzo di alcuni elementi, come gli specchi, che presto si aggiungeranno alle possibilità di Susan per risolvere enigmi e studiare l’ambiente.
Come potrai aver intuito, ci troviamo dinanzi a sezioni classiche e consecutive di caccia al topo dove il topo siamo noi. Il fatto che la tipologia dei nemici non sia numerosa, rende l’esperienza sempre più prevedibile e di conseguenza meno spaventosa. Ed eccoci che a trainare l’esperienza è ancora una volta la narrazione stessa, forte di trovate molto intriganti e che trova nelle location i complici ideali per dar vita a un’avventura discretamente longeva e che sì, appaga nonostante la sua semplicità.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Remothered: Red Nun’s Legacy si difende molto bene. Ancora una volta, le location risultano da brividi, molto dettagliate, ben studiate e impreziosite da legami con la terra di riferimento ben inseriti. Molto buone anche le cut scene seppur proprio le figure umane e le creature sono l’elemento leggermente meno curato del lotto. Nel complesso, complice anche un gioco di luci e ombre ben inserito e animazioni semplici ma coerenti, l’aspetto grafico è più che buono. Inoltre, non abbiamo riscontrato bug o rallentamenti di sorta per un’esperienza nel complesso fluida e gradevole.
Il sonoro è un ottimo elemento, riuscendo a creare tensione anche quando il pericolo non è su schermo. Passi in lontananza, versi, strascichi, scricchiolii… c’è tutta una gamma di rumori che rende la villa “viva” e costantemente imprevedibile. Inoltre, i silenzi sono perfettamente dosati, spezzati da un doppiaggio in inglese molto ben realizzato e che è in grado di offrire ulteriore carisma ai personaggi. Infine, è confermata la sempre gradita presenza dei sottotitoli in lingua italiana.




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