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Ratatan, recensione (PlayStation 5)

Un tripudio di colori e ritmo

Avatar di pasquale aversanoDiPasquale Aversano 6 min di lettura Piattaforme
Ratatan
8,3/10
La recensione

Ratatan

Gameplay8,0
8/10
Grafica8,5
8.5/10
Sonoro8,5
8.5/10
Longevità8,0
8/10

Cosa funziona

  • Divertente, accessibile, sfidante e magnetico
  • Stile grafico bellissimo
  • In buona compagnia è ancora più divertente e caotico

Cosa convince meno

  • Può diventare ripetitivo nel lungo termine
  • Non per tutti (consigliamo una prova)

Ratatan non è per tutti ma tutti dovrebbero provarlo. Forte dell’eredità di Patapon, il titolo va oltre la semplice riproposizione, ibridandosi saggiamente al mondo dei roguelike e offrendo una sfida appagante e soprattutto divertente. La ripetitività a lungo termine e qualche rallentamento, non ostacolano un gioco che irrompe su schermo con una bontà visiva e sonora che difficilmente lasciano indifferenti.

Sviluppato da Ratata Arts in sinergia con TVT Co. Ltd e pubblicato da Game Source Enterainment, Ratatan è un gioco d’azione ritmico in terza persona 2D mescolato alle regole da roguelike che richiama inequivocabilmente la già iconica saga di Patapon di cui questi è praticamente una sorta di sequel spirituale. Pensato anche per la co-op online fino a quattro giocatori, questo nuovo mondo promette ore e ore di divertimento. Avrà mantenuto la promessa? Scopriamolo insieme con la nostra recensione della versione per PlayStation 5!

Ratatan non è solo il nuovo Patapon

Se leggendo e vedendo Ratatan ti è venuto in mente l’iconico e per certi versi intramontabile saga di Patapon, non è un caso. Per chi non lo sapesse, Patapon è un videogioco ritmico nato per la prima PSP nel lontano 2007 che ci metteva nei panni di una divinità col compito di guidare piccoli esserini dotati di un enorme occhio alla riconquista delle loro terre. Ecco, quegli esserini ritornano in Ratatan ma con molto più colore e con ancor più vivacità e identità di sempre.

La storia di Ratatan ci mette nei panni di uno dei tanti Ratatan disponibili, dotato ciascuno di specifiche abilità e di Cobun specializzati in determinate tecniche sia ravvicinate che a distanza. I Cobun, sarebbe gli esserini con il mono occhio gigante che sono destinati a seguire i nostri comandi dettati a suon di ritmo. Lo scopo del Ratatan di turno è quello di guidare i Cobun fino all’incontro con la Dea. Una missione quindi quasi divina e decisamente spericolata che ci porterà in giro per il bizzarro e coloratissimo mondo architettato dagli sviluppatori.

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Ratatan, recensione (playstation 5)

Data l’importanza della missione, non possiamo certo aspettarci una passeggiata ed ecco che la formula da roguelike, è una soluzione chiave che ci spinge a ogni fallimento, a ricominciare dal principio, magari cambiando Ratatan e quindi strategia. A impreziosire tutto sul piano narrativo, anche se non è raccontare una storia memorabile l’obiettivo del titolo, abbiamo l’hub centrale pieno di personaggi non giocanti con cui chiacchierare.

La cittadina in cui ci ritroveremo a vagare tra una spedizione e un’altra, è il classico hub stile roguelike dove spendere la valuta e i materiali permanenti ottenuti nelle spedizioni per personalizzare e migliorare il nostro team e relativo equipaggiamento. Eppure, nonostante la loro funzione prettamente ludica, chiacchierare coi bizzarri personaggi della cittadina è comunque gradevole. Insomma, il mondo di gioco di Ratatan è un’oasi colorata, folle e caotica che se riesce a catturarti difficilmente ti lascerà andar via.

Ratatan, recensione (playstation 5)

Tra ritmo e personalizzazione

Ratatan è un rhythm game a scorrimento orizzontale ibridato a un sistema classico da roguelike con una spruzzata di gestionale e platform. A differenza di Patapon, infatti, oltre a dover seguire il ritmo che viene scandito regolarmente dal titolo, dovremo manualmente gestire il nostro Ratatan. Prima di approfondire le novità, è bene ricordare la struttura base e musicale del gioco. Attaccare, difendersi, radunarsi, saltare e le abilità speciali sono tutte legate a specifici tasti del gioco da premere a ritmo secondo lo schema visibile a schermo.

Un ritmo incessante e che aumenta nel caso in cui subentra la fase “fever”, indicata in alto sullo schermo e che si completa man mano che centriamo perfettamente e consecutivamente il ritmo delle azioni. Scegliere quando difendersi, quando radunare i Coban e quanto e come farli attaccare è alla base di ogni singola azione di Ratatan. A queste azioni, però, si aggiunge il compito di muovere fisicamente il nostro eroe come una sorta di Olimar e i suoi Pikmin.

Ratatan, recensione (playstation 5)

Sì, perché saremo coinvolti attivamente in gioco, con una nostra barra vitale che se si azzera, ci porta al game over con conseguente ripresa dall’inizio di tutta la spedizione. Il nostro protagonista può muoversi e saltare con azioni platform molto basilari. Occupare fisicamente lo spazio di gioco oltre ad aiutare a muovere e spostare anche i membri del nostro piccolo esercito, serve soprattutto per schivare i colpi nemici identificabili con zone di pericolo o veri e propri proiettili aerei.

Da segnalare anche delle splendide boss fight dove posizionare e spostare il proprio Ratatan è praticamente la chiave del successo, insieme, ovviamente, al buon ritmo e scelte di azioni per i nostri Cobun. Questi ultimi, possono essere equipaggiati con armi specifiche a seconda del nostro Ratatan e parlando di oggetti, tutto ciò che è permanente può essere speso nell’hub di gioco per fornirci bonus, ampliare il numero di Cobun a disposizione, sbloccare e/o potenziare equipaggiamento e tanto altro.

Ratatan, recensione (playstation 5)

Il livello di personalizzazione è elevato e tutto a favore di una struttura roguelike che, inevitabilmente, presta il fianco a una certa ripetitività. D’altronde, anche la natura da rhythm game ha una sua ripetitività. L’unione dei due, smorza entrambe le ripetizioni forte anche di una struttura di livelli che muta al mutare delle nostre scelte. Come gran parte dei roguelike, infatti, saremo noi a scegliere che tipo di premio ottenere di stanza in stanza, personalizzando l’esercito con ulteriori build temporanee.

Parliamo di potenziamenti di vario generi, boost di energia vitale, monete temporanee da spendere con mercanti incontrati lungo la spedizione e tanto altro. Il mix di elementi inclusi nel gioco è tale da rendere difficile la ripetizione esatta di una stessa run anche dopo decine e decine di ore. Innegabile però una certa stanchezza nel lungo termine, soprattutto se si gioca da soli. In compagnia, invece, le potenzialità di Ratatan esplodono con interi eserciti che si uniscono e situazioni caotiche ancor più difficili da gestire.

Ratatan, recensione (playstation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, Ratatan è un gioiellino in movimento. Lo stile grafico, le animazioni e il tripudio di colori, è magnetico. Fedele al passato di Patapon ma moderno e contemporaneo, oltre che nuovo e coraggioso, la veste grafica conquista su quasi tutti i fronti. Sì, ogni tanto possono capitare situazioni molto caotiche e difficili da controllare ma fa parte del gioco e il divertimento è comunque innegabile, nonostante una difficoltà personalizzabile che può regalare sfide di non poco conto.

Inoltre, su schermo potrai assistere a centinaia di creature che se le danno di santa ragione mentre sei tu stesso a dettare il ritmo di gioco. E a tal proposito, proprio nelle situazioni più concitate, abbiamo notato qualche rallentamento, anche abbastanza vistoso ma comunque non tale da danneggiare l’esperienza di gioco. Per quanto riguarda il sonoro, altro centro pieno. Sì, è ripetitivo ma quella ripetitività ti entra dentro e a un certo punto ti ritroverai a canticchiare Rata-rata-ratatan anche a schermo spento.

Ultima nota, ma non per importanza, la graditissima presenza dei sottotitoli in lingua italiana. Non che ci sia tantissimo da leggere ma, come detto, è piacevole scambiare quattro chiacchiere con gli abitanti della città e farlo nella nostra lingua è ancora più gradevole.

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