Un videogiocatore PC acquista 32 GB di RAM DDR5 Corsair Dominator, un kit che sul mercato può superare i 500 euro, ma lo paga poco più di 100€.
Non è un’offerta flash.
Non è un errore di Amazon.
Non è una promozione.
È un errore del venditore.
E lui se ne accorge prima di comprare.
Venduta come DDR4, era DDR5 di fascia alta
L’inserzione indicava chiaramente “DDR4”.
Prezzo coerente con un kit usato di generazione precedente.
Ma le foto raccontavano un’altra storia.
Il modello era un Corsair Dominator DDR5, riconoscibile per design, dissipatore e specifiche tecniche. Per chi mastica hardware, la differenza è evidente.
L’acquirente osserva, capisce, collega i dettagli.
E non dice nulla.
Compra.
Quando il pacco arriva, la conferma è definitiva:
è davvero DDR5 di fascia alta.
Un errore di specifica che vale oltre 400 euro di differenza.
Perché la differenza tra DDR4 e DDR5 è così importante?
Non si tratta solo di una sigla.
DDR5 significa:
- Frequenze più elevate
- Maggiore banda passante
- Nuova architettura di alimentazione
- Compatibilità con piattaforme moderne (AM5 e Intel di ultima generazione)
Non puoi inserirla in una scheda madre DDR4.
Non è intercambiabile.
In questo caso, il fortunato acquirente ha dovuto addirittura aggiornare la scheda madre per sfruttare il nuovo kit.
Da semplice acquisto online…
a upgrade completo del sistema.
Un colpo di fortuna da manuale
Nel mondo hardware, dove i prezzi oscillano per domanda e produzione, trovare un affare del genere è rarissimo.
Il mercato della memoria negli ultimi anni è stato influenzato da:
- Domanda legata ai server
- Intelligenza artificiale
- Produzione concentrata in pochi grandi player
Un kit DDR5 premium da 32 GB può facilmente superare i 400–500 euro, soprattutto con frequenze elevate e dissipazione avanzata.
Pagare un quinto del prezzo è quasi irreale.
Eppure è successo.
Ma qui entra in gioco la parte interessante
Il dibattito online si è acceso immediatamente.
Una parte della community esulta:
“Il venditore ha sbagliato. Non è responsabilità dell’acquirente.”
Altri sono molto più critici:
“Se sai che il prezzo è sbagliato e approfitti, non è qualcosa di cui vantarsi.”
Tecnicamente non c’è stata truffa.
Il prezzo era quello richiesto.
L’acquisto è stato regolare.
Ma la questione non è legale.
È etica.
Dove finisce l’affare e dove inizia l’opportunismo?
Chi compra online sa che gli errori capitano.
Specifiche sbagliate, descrizioni imprecise, modelli confusi.
Se ti accorgi di un errore evidente che gioca a tuo favore, hai un obbligo morale di segnalarlo?
Oppure vale la regola non scritta del mercato:
chi sbaglia paga?
Il punto interessante è questo: l’acquirente non ha truffato nessuno.
Ha solo sfruttato un’informazione che aveva e che il venditore non ha verificato.
Nel mondo dell’usato tra privati, è una dinamica frequente.
Nel mondo dell’e-commerce professionale, sarebbe diverso.
Un errore che cambia un PC

La parte quasi ironica della storia è che quell’errore ha trasformato completamente il sistema dell’acquirente.
Da upgrade RAM pianificato…
a revisione totale della piattaforma.
Nuova scheda madre.
Nuovo standard.
Prestazioni superiori.
Tutto per una svista nella descrizione.
E ora la domanda che conta davvero
Se fosse successo a te:
- Avresti scritto al venditore per avvisarlo?
- Avresti concluso l’acquisto in silenzio?
- Ti saresti sentito in colpa dopo?
Nel mondo hardware, dove ogni componente ha un prezzo preciso e margini ridotti, un errore di questo tipo pesa.
E divide.
Un caso isolato o la normalità del mercato online?

Le piattaforme di vendita tra privati sono piene di annunci scritti in fretta.
Molti venditori non conoscono fino in fondo le specifiche di ciò che stanno cedendo.
Chi ha competenza tecnica parte avvantaggiato.
La vera domanda è se questo vantaggio sia solo conoscenza…
o anche responsabilità.
Tu cosa avresti fatto al suo posto?
È stato un colpo di fortuna legittimo o un comportamento discutibile?
Scrivicelo nei commenti e seguici su Instagram per altre storie hardware che fanno discutere la community PC.