L’industria delle console si trova in una fase delicata, segnata da equilibri economici instabili e da una competizione globale che va ben oltre il mondo dei videogiochi. Secondo quanto riportato da Bloomberg, Sony starebbe valutando di rinviare il lancio della sua prossima console di nuova generazione ( Playstation 6) fino al 2028, con la concreta possibilità che il debutto slitti addirittura al 2029. Parallelamente, Nintendo potrebbe trovarsi costretta ad aumentare il prezzo della Nintendo Switch 2 entro la fine del 2026, nonostante le rassicurazioni iniziali.
Dietro queste ipotesi non ci sono semplici strategie commerciali o ripensamenti di marketing di PlayStation 6, ma un problema strutturale che riguarda l’intero comparto tecnologico: l’aumento vertiginoso del costo della memoria RAM. La crescita esponenziale dei data center dedicati all’intelligenza artificiale ha generato una domanda fuori scala, spingendo i produttori di chip a privilegiare i contratti più redditizi e riducendo la disponibilità per il settore consumer. In un contesto simile, realizzare una console di nuova generazione non significa soltanto progettare un hardware più potente, ma assicurarsi forniture stabili a costi sostenibili, cosa che oggi appare tutt’altro che semplice.

PlayStation 6 potrebbe arrivare nel 2029 secondo un rumor
Se le indiscrezioni dovessero trovare conferma, la PlayStation 6 segnerebbe il ciclo generazionale più lungo nella storia del marchio. La PlayStation 5, lanciata nel 2020, resterebbe così sul mercato per quasi un decennio, superando il tradizionale intervallo di sei o sette anni che ha caratterizzato le precedenti transizioni hardware. Una scelta che, osservata da vicino, non appare necessariamente negativa. Molti studi di sviluppo stanno ancora esplorando a fondo le potenzialità dell’attuale architettura, e diversi titoli di alto profilo devono ancora vedere la luce. Prolungare la vita commerciale della PS5 consentirebbe a Sony di ammortizzare ulteriormente i costi, consolidare la base installata e attendere una fase più favorevole per introdurre un nuovo sistema.
Il vero nodo resta la memoria. Le aziende impegnate nell’intelligenza artificiale acquistano enormi quantità di chip ad alte prestazioni, spesso accettando prezzi che il mercato delle console difficilmente può sostenere senza ritocchi al listino. Questo squilibrio ha generato un effetto domino che si riflette sui costi di produzione, sui margini e sulle tempistiche di lancio e rimandare l’uscita della nuova PlayStation 6 significherebbe evitare un debutto in un momento in cui i componenti chiave risultano tanto costosi quanto difficili da reperire, posizioando la console ad un prezzo eccessivamente alto, limitando una porzione di vendite.

La situazione è diversa, e per certi versi più complessa, per Nintendo. La Switch 2 è già presente sul mercato e non può beneficiare di un rinvio strategico. Se i costi della RAM continueranno a crescere e le condizioni macroeconomiche non miglioreranno, l’azienda giapponese potrebbe trovarsi davanti a una decisione scomoda: assorbire l’aumento dei costi riducendo i margini oppure trasferirlo, almeno in parte, sul prezzo finale. Alcuni analisti ipotizzano che un rincaro possa diventare inevitabile entro il 2026, trasformando quella che doveva essere una fase di consolidamento in un momento di delicato equilibrio tra competitività e sostenibilità economica.
In questo scenario, il futuro delle console non dipende soltanto dall’innovazione tecnica o dall’ambizione creativa, ma dalla capacità dei produttori di navigare un mercato in cui la memoria, componente invisibile agli occhi del giocatore, è diventata il vero ago della bilancia. Se davvero la prossima PlayStation 6 arriverà nel 2028 o addiritura nel 2029, non sarà soltanto una scelta di calendario, ma il segno di un’industria che sta ridefinendo tempi e priorità in risposta a una trasformazione tecnologica globale, anche dovuta alla situazione mondiale fumosa e instabile.