Sviluppato da Cybernetic Walrus e pubblicato da Oro Interactive in sinergia con Jandusoft, ORDER 13 è un survival horror in prima persona 3D dal concept molto intrigante e con elementi procedurali ben implementati nella filosofia e con l’obiettivo stesso del titolo. Il tutto, con l’aggiunta di un micio di cui dovremo tener cura con un rudimentale sistema da gestionale, a sua volta parte attiva delle nostre missioni. Ebbene, noi ci siamo occupati dello spettrale magazzino pieno zeppo di oggetti su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione!
ORDER 13 come trasformare una routine in un’esperienza letale
Uno degli innegabili pregi di ORDER 13 è quello dell’originalità del contesto su cui è stata costruita l’intera esperienza. Essenzialmente si tratta di un simulatore di magazziniere mixato a un survival horror. Ed è proprio l’unione di due elementi poco avvicinabili che crea un cortocircuito che funziona, intriga, cattura e ti spinge innegabilmente a sprofondare nei meandri degli scaffali, da solo, al buio, alla ricerca di spiegazioni e mettendo in gioco la tua stessa vita.
Ma procediamo con ordine. Prima di tutto, noi siamo un magazziniere solitario che dorme letteralmente nel magazzino di un store online mastodontico e che fa il verso proprio ai grandi nomi quotidiani. Parliamo di quegli store dove puoi ordinare letteralmente di tutto e che danno lavoro a migliaia di persone impegnate ore e ore in attività di routine come: la ricerca dell’oggetto, l’impacchettamento, l’inserimento della dovuta ricevuta e la spedizione su nastro trasportatore. Ecco tutte queste attività, in ORDER 13 le dovrai fare tu. Da solo. In un luogo estremamente buio e inquietante.

Il titolo, scandito in giornate con obiettivi di guadagni ben precisi, ci vede impegnati nel ricevere l’ordine, con tanto di tesserino identificativo dell’oggetto e codice di sblocco del relativo scompartimento, recuperare manualmente l’oggetto, inserirlo nell’apposito cartone, sigillarlo e poi spedirlo attendendo il doveroso incasso. Un’attività innegabilmente monotona e che intrinsecamente racchiude una critica, neanche troppo velata a dir il vero, al capitalismo più sfrenato. Dobbiamo però fare una precisazione… non siamo soli.
In nostra compagnia, seppur sempre al sicuro con la sua aria svogliata e pigra, abbiamo il nostro micio. Un felino che potremo personalizzare prima di iniziare la partita e di cui dovremo prenderci cura sia dandogli cibo che accarezzandolo. In realtà, il gatto è una sorta di barra temporale che scandisce le nostre spedizioni fuori dal rifugio. Più tempo siamo lontani, più il gatto si sentirà annoiato e solo… fino alla morte e conseguente game over. Questo è un escamotage per rendere le nostre spedizioni esterne ancora più ansiogene e ragionate.

Ma non c’è solo il gatto in quel dannato magazzino… oh no. Il colpo di genio di ORDER 13 è quello di inserire una serie di pericoli letali nascosti nelle ombre più buie degli sterminati scaffali straboccanti di oggetti di vario genere. E questa trovata, funziona soprattutto all’inizio. Nelle prime ricerche, infatti, non abbiamo idea di cosa aspettarci e il sonoro, sapientemente studiato, riesce da solo a creare una tensione palpabile che, unita a un’ignoto dilagante, rende il tutto molto teso. E no, non mancano i jump scare.
Il problema, purtroppo, è che nel lungo termine, a carte ormai scoperte, il senso di tensione e ansia scema lasciando spazio a una certa monotonia anche al classico gioco del gatto col topo dove, senza neanche doverlo specificare, noi saremo il topo. Per nostra fortuna e come vedremo a breve, ci sono modi per sopravvivere e portare a termine un’esperienza che, nonostante la sua brevità, conquista per ingegno e atmosfera.

Un magazziniere pronto a tutto… o quasi
ORDER 13 è un survival horror fuso a un simulatore di magazziniere in prima persona 3D. Tutto si svolge muovendoci direttamente negli ambienti con tanto di puntatore a schermo con cui interagire sia col pc del nostro magazzino sia con gli elementi intorno a noi. Lo scopo, come detto, è quello di soddisfare al meglio un determinato numero di ordini giornalieri. La valutazione, oltre che all’oggetto idoneo, viene data anche per la sicurezza e il corretto imballaggio del pacco.
Un compito che già dopo tre tentativi ti riuscirà meccanicamente e velocemente. Anche perché, nonostante i numerosi ordini, non muta nel tempo, chiedendoci di effettuare le medesime operazioni ancora e ancora. Quello che cambia, invece, è il tipo di oggetto da recuperare e il percorso da dover affrontare all’interno del tetro magazzino. Come detto, le prime spedizioni sono tesissime… colpa anche della proceduralità di alcuni elementi, sia scenici che sonori.

Tutto intorno a noi cambia, muta e a un certo punto troverai elementi e sentirai suoni molto fuori posto. Questo crea ansia e ti porta a velocizzare ancora di più le proprie operazioni di ricerca… tra l’altro scandite dalla barra vitale del gatto che diminuisce gradualmente nel tempo. Col passare del tempo, inoltre, i pericoli inizieranno a prendere forma e ben presto dovrai darti alla fuga, cercando ripari d’emergenza per scampare agli orrori del posto. Inoltre, potrai investire i guadagni per comprare attrezzature e accessori per te e il gatto e rendere così l’esperienza leggermente più “agiata”.
ORDER 13 funziona soprattutto all’inizio, quando i misteri devono essere gradualmente e coraggiosamente affrontati per poi perdere mordente quando ormai la routine diventa prevedibile anche nei suoi jump scare. Il risultato finale è comunque pienamente soddisfacente e incita anche a eseguire più run per scoprire ogni singolo mistero di quel magazzino in cui, sinceramente, nessuno vorrebbe mai lavorare.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, ORDER 13 presta il fianco a un’aria abbastanza grezza e non molto in linea coi titoli contemporanei. L’interfaccia è minimal e poteva essere curata decisamente meglio. Il puntatore, molto da PC, richiede una leggera pratica per essere maneggiato al meglio. Positivi, invece, gli effetti di luce e l’atmosfera restituita dal magazzino e dagli orrori che cela in esso. Complessivamente, quindi, nonostante non brilli nei dettagli, riesce a dar vita a un micromondo tetro e ansioggeno.
Il sonoro è tra gli elementi più riusciti, pienamente azzeccato nel contribuire a tenere alta la tensione, destabilizzandoci, provocandoci e confondendoci a ogni passo che andremo a fare nel magazzino. Gioca di silenzi e rumori e lo fa molto bene. Peccato, invece, per la totale assenza della lingua italiana di cui mancano anche i sottotitoli.
