Sviluppato e pubblicato da SIGONO INC., OPUS: Echo of Starsong è un gioco d’avventura narrativa con un focus quasi centrale sul mondo delle visual novel. Al suo interno però, presenta anche fasi più interattive con rudimentali elementi da gioco di ruolo e una spruzzata di fasi simil gestionale. Noi abbiamo vissuto questo emozionante viaggio spaziale in salsa fantascientifica su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione. Sei pronto a farti travolgere da una storia difficile da dimenticare?
OPUS: Echo of Starsong una storia che lascia il segno
OPUS: Echo of Starsong è una visual novel e, in quanto tale, non sorprende che il focus dell’esperienza nonché l’elemento più curato, sia proprio la narrazione. La storia, infatti, seppur con una premessa abbastanza sciapa e un inizio un po’ lento, sa regalare un crescendo ben studiato e che saprà colpire dritto nel segno soprattutto nelle ultime battute. Lì, restare impassibile è davvero difficile. Questo perché il gioco ha il vantaggio innegabile di saper raccontare, col dovuto tempo e spazio.
Tempo e spazio che dosa minuziosamente tra i personaggi del cast, tagliando fuori quelli meno essenziali per focalizzarsi su chi, in effetti, crea il nucleo emotivo dell’intera vicenda e con cui, inevitabilmente, frase dopo frase, viaggio dopo viaggio, andremo noi stessi a legarci. E funziona molto bene, in quanto il viaggio di Jun diventa il nostro e le sue sofferenze, ciò che lo porterà nel breve incipit a vagare con passo lento, afflitto da un corpo ormai vecchio e clauticante, è anche il nostro viaggio. Un viaggio che riscopriremo in forma di flashback e che non regalerà sconti.

Prima di entrare nel dettaglio della storia, è bene fare alcune precisazioni. Prima di tutto, OPUS: Echo of Starsong è l’ultimo capitolo di una saga antologica. Questo significa che l’universo è lo stesso ma che non è necessario conoscere i precedenti capitoli. Per completezza, questi sono: OPUS: The Day we found Earth e OPUS: Rocket of Whispers. Inoltre, OPUS: Echo of Starsong stesso non è un titolo recente, non per PC almeno. Si tratta, infatti, di un titolo datato 2021 che, al netto di alcuni limiti meramente tecnici e in parte estetici, non soffre affatto il peso di quei cinque anni. Anzi.
Tornando alla narrazione del capitolo in esame, OPUS: Echo of Starsong si apre inserendoci nei panni di Jun, ormai anziano e che sembra portare sulle proprie spalle un carico emotivo devastante. Carico che saremo chiamati a dipanare in quanto, da lì a breve, si schiuderà dinanzi a noi un mosaico di flashback che andranno a focalizzarsi soprattutto sulla complessa e ammaliante relazione tra lo stesso Jun e la giovane Eda. Questa viene definitiva “witch” per alcune sue specifiche abilità e non sarà, come avrai già potuto immaginare, l’unico incontro nel viaggio interstellare di Jun.
In quella che è una sorta di odissea spaziale, ci ritroveremo tra guerre, pirati, complotti politici e religiosi con quasi sempre al centro delle speciali risorse energetiche denominate lumen. Tutto ciò viene racchiuso e schedato in una sorta di mega glossario che conserva con gelosia una lore molto vasta e articolata che è conferma della cura narrativa con cui è stato costruito il gioco. C’è profondità, tanto nelle vicende quanto nei personaggi e negli ambienti che incroceremo nel nostro percorso e che riesce, come già anticipato, a emozionare con spiazzante efficacia.

Un gameplay votato alla storia
OPUS: Echo of Starsong è essenzialmente una visual novel dal gameplay timidamente ma efficacemente ibridato con altri generi. Banalmente, la cosa che farai di più sarà leggere del testo ed effettuare alcune scelte che, più che stravolgere la trama, andranno a influire sulle relazioni e su piccoli eventi più o meno immediati. A tale impianto ludico abbastanza semplice e standard, si sommano alcune piccole aggiunte che mirano a rendere l’esperienza più coinvolgente anche in termini ludici. Elemento questo che, in una visual novel pura, non è sempre incluso o scontato.
Banalmente, questo si traduce nella possibilità di muovere il personaggio in piccoli scenari e lungo percorsi prestabiliti e ben circoscritti con la presenza di enigmi ambientali quasi sempre molto intuitivi e semplici da risolvere. Si tratta comunque di aggiunte ludiche perfettamente coerenti con la narrazione e con i risvolti degli eventi e non delle artificiose lungaggini. Ancora più ludicamente articolato ed esteso, è la parte simil gdr-gestionale legata alla nostra nave spaziale.

Con tanto di mappa spaziale con cui interagire per stabilire rotte e gestire missioni e relative risorse, è qui che dovremo avere cura della nostra nave, garantendone un buon sistema difensivo per affrontare gli inevitabili pericoli che ci attendono. Per fare ciò, potremo acquistare kit, gestire il denaro e quindi commerciare, e programmare al meglio i nostri spostamenti. In mezzo a tutto ciò, ci sono eventi casuali e procedurali con determinati segnali di difficoltà che variano al variare della sfida incontrata.
Non farti però scoraggiare, non siamo davanti a un gestionale puro, tutt’altro. Il sistema prodotto è semplice e abbastanza intuitivo, oltre che leggermente ciclico nel suo utilizzo. Questo rende quindi l’esplorazione e lo svolgimento di attività secondarie molto intrigante e che farà la gioia di chi ama scandagliare ogni singolo extra di un titolo alla ricerca di collezionabili e quant’altro. Tutto quanto elencato fin’ora, rimane comunque uno strumento votato essenzialmente a raccontare una storia che, al contempo, proprio grazie a questi strumenti, risulta molto più interattiva del previsto.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, OPUS: Echo of Starsong potrebbe trarre inizialmente in inganno. Se è vero che non spicca per complessità poligonale o cura del dettaglio, è altrettanto vero che quel “poco” messo in scena contribuisce perfettamente a plasmare i vari mondi e i suoi personaggi, fornendo un’impatto estetico e stilistico discretamente identitario e omogeneo. In poche parole: funziona. Sì, le animazioni sono un po’ legnose e sì, abbiamo riscontrato qualche fugace rallentamento ma nulla che possa davvero danneggiare l’esperienza complessiva del titolo.
Per quanto riguarda il sonoro, c’è un motivo se il titolo suggerisce sin da subito di utilizzare delle cuffie: l’audio è estremamente curato ed è parte attiva dell’intera esperienza. Le musiche, le sonorità, si mescolano al doppiaggio completo introdotto con quella che è denominata Full Bloom Edition, per dar uniformità a un’orchestra fortemente evocativa ed emozionale, incredibilmente coerente e complice con quanto viene messo in scena. Le uniche principali colpe del titolo sono però due.
La prima è la totale assenza della lingua italiana di cui non sono presenti neanche i sottotitoli. Si tratta di una mancanza che si fa sentire anche alla luce della mole generosa di testo che bisogna affrontare, tenendo anche in considerazione una lore vasta e articolata. La seconda “colpa” è il sistema di salvataggio. A differenza della maggioranza delle visual novel, OPUS: Echo of Starsong non ha un sistema di salvataggio istantaneo ma si affida a un sistema automatico la cui frequenza è fin troppo bassa con conseguenze “obbligo” di lunghe e imprevedibili sessioni di gioco.
