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Old But Gold #88 – Dragon Ball Z: Budokai Tenkaichi

La storia del primo picchiaduro, in grado di farti rivivere al 100% le mitiche storie scritte dal maestro Akira Toriyama

Dragon Ball Z: Budokai Tenkaichi

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Oggi vogliamo parlarti di un gioco che ha fatto la storia della 6a generazione videoludica. Uscito in esclusiva per PlayStation 2 nel 2005, Dragon Ball Z: Budokai Tenkaichi è stato il primo di una serie di 3 titoli picchiaduro, che hanno fatto innamorare migliaia di videogiocatori.

Dragon Ball Z: Budokai Tenkaichi ha rivoluzionato il concetto di picchiaduro. Ha introdotto all’interno del genere una grafica 3D con telecamera a spalla (cosa impensabile all’epoca) e per la prima volta un picchiaduro era stato progettato con l’intento di far semplicemente divertire gli appassionati senza sfociare nel competitivo.

Ma andiamo con ordine e scopri con noi la storia di una serie che ha dato vita a decine di nuovi titoli.

Dragon Ball Z: Budokai Tenkaichi, le origini del mito

Sviluppato dalla Spike, prodotto dalla Bandai Namco per il mercato europeo-giapponese e dall’Atari per il mercato nord americano, Dragon Ball Z: Budokai Tenkaichi diede vita ad una nuova tipologia di piacchiaduro, l’Action Fightin’ Game. Un genere che da li a poco avrebbe conquistato i cuori di migliaia di appassionati.

In Giappone il gioco fu distribuito con il titolo di Dragon Ball Z: Sparking!. “Sparking!” è un riferimento alla prima opening dell’anime di Akira Toriyama (alla fine della famosa “Cha-La Head-Cha-La” di Hironobu Kyamaage, è presente la parola Sparking!).

In America il titolo venne modificato. Dragon Ball Z Sparking! diventò Dragon Ball Z Budokai Tenkaichi. Il titolo americano è una citazione del Torneo Mondiale di Arti Marziali presente all’interno dell’opera originale. Infatti in giapponese il torneo viene chiamato appunto Tenka’ichi Budōkai.

Un gioco rivoluzionario

Fin dalle prime ore di giochi è palese come Dragon Ball Z: Budokai Tenkaichi si distacchi enormemente dal suo predecessore, Dragon Ball Z: Budokai 3. Quest’ultimo infatti, pubblicato dalla Dimps, portava avanti i canoni del genere picchiaduro con una grafica a 2,5D ed un gameplay basato sulle classiche combo concatenate con mezzelune o roba simile. Uno Street Fighter di Dragon Ball per capirci.

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Dragon Ball Z: Budokai Tenkaichi si distingueva dagli altri picchiaduro grazie ad un gameplay 3D dinamico e allo stesso tempo tecnico. Quando per la prima volta presi in mano il joypad, mi sentii come catapultato in una puntata di Dragon Ball Z, solo che Goku questa volta lo controllavo io. La possibilità di muoversi in un ambiente 3D rendeva i combattimenti mozzafiato. Ti sentivi davvero nel vivo del combattimento.

Dragon Ball Z: Budokai Tenkaichi fu solo l’inizio. Spike diede vita a due seguiti: Dragon Ball Z: Budokai Tenkaichi 2 (Dragon Ball Z: Sparking! Neo per il mercato giapponese) pubblicato nel 2006 e Dragon Ball Z: Budokai Tenkaichi 3 (in Giappone Dragon Ball Z: Sparking! Meteor) pubblicato nel 2007. Anno dopo anno, Spike riuscì a migliorare la sua opera. Dal primo capitolo, molto embrionale, ma dall’enorme potenziale si è giunti fino al terzo capitolo, un gioco che comprendeva al suo interno, tutte le storie e tutti i personaggi della serie, anche quelli non canonici degli OAV e della serie GT. Insomma completo al 100%.

Gli sviluppatori decisero di sfruttare a pieno le potenzialità della PlayStation 2, creando ambienti di gioco tridimensionali in cui i giocatori potessero rivivere incredibili battaglie in pieno stile Dragon Ball. Gli attacchi speciali e le incredibili lotte aeree causavano la distruzione dell’ambiente circostante, meccaniche che all’epoca ci fecero rimanere a bocca aperta. Nei capitoli successivi si poteva perfino distruggere il pianeta con conseguente cambio di location in tempo reale. Mi ritorna la pelle d’oca al sol pensarci.

Grazie a questo capolavoro targato Bandai potevi non solo rivivere tutta la storia di Dragon Ball, dalle origini fino alla saga GT, passando anche attraverso i vari OAV (di solito non contemplati perché considerati non canonici) ma potevi sfidarti in epiche battaglie a suon di kamehameha con i tuoi amici per ore e ore senza mai stancarti.

Conclusioni

Nonostante la serie di Dragon Ball Z: Budokai Tenkaichi non sia stata minimamente progettata per il competitivo, questo gioco ha donato a migliaia di giocatori, centinaia e centinaia di ore di intrattenimento. Il gioco ha delle criticità che potrebbero mettere a dura prova un pubblico più contemporaneo. Non è presente un bilanciamento dei personaggi. Probabilmente Spike decise di realizzare un gioco che permettesse di rivivere al 100% la storia di Dragon Ball e le emozioni di quei combattimenti senza preoccuparsi di renderlo adatto a combattimenti di tipo competitivo.

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Agli occhi di un esperto del genere è palese che il titolo non fosse stato creato per il mercato competitivo. Tuttavia la critica non fu clemente con il gioco della Spike. Su Metacritic infatti, Budokai Tenkaichi ricevette un 72/100 dalla critica nonostante l’83/100 del pubblico.

Noi di iCrewPlay ti consigliamo di recuperare tutti e 3 i giochi della serie Budokai Tenkaichi così da capire a pieno quale è stata l’evoluzione di questo capolavoro in soli 3 anni di vita. Da li a poco, la 7a generazione video-ludica avrebbe dato vita a titoli come Dragon Ball Z: Ultimate Tenkaichi, Dragon Ball Z: Rasing Blast e Rasing Blast 2, purtroppo non all’altezza della precedente generazione.

Spike ha dato vita all’ibrido Action Fightin’ Game, un genere che nel 2008 diede vita alla serie Ultimate Ninja Storm di Naruto, prodotto da CyberConnect2, e ad altri titoli Bandai come il recente Jump Force.

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La serie Xenoverse e il recente Dragon Ball Z: Kakarot hanno tentato con tutte le loro forze di conquistare il cuore di noi appassionati delle 7 sfere del drago. Nonostante questi prodotti siano più che degni di lode, non ho mai più assaporato quelle emozioni che solo Dragon Ball Z: Budokai Tenkaichi era in grado di donarmi.

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