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Recensioni

Milano’s Odd Job Collection, la recensione

Un classico del passato, torna su console

Emanuele Ribaudo 13 minuti fa Commenta! 7
 
Milano’s Odd Job Collection
6.5
Milano’s Odd Job Collection

Nel mondo dei giochi indie, ci sono titoli come Milano’s Odd Job Collection, che arrivano in maniera un po’ inaspettata e strana; non solo non fanno rumore ma bussano alla porta con delicatezza, chiedendo quasi permesso prima di entrare. Eppure, una volta che li fai accomodare, ti rendi conto che avevano tutto il diritto di sedersi sul divano, prendere il telecomando e ricordarti che ogni tanto tra tripla A fotorealistici e open world pieni di check-list, ci vuole una piccola storia fatta di pixel, semplicità e ritmo rilassato. In effetti, proprio quello di cui non sapevi di avere bisogno.

Contenuti
Guarda Milano quante ne combinaGameplaySegnali di stileTi potrebbe interessare

Questa nuova edizione per Nintendo Switch è il modo perfetto per riportare alla luce un titolo che, negli anni ’90, ha goduto anche di una relativa popolarità ma che non hai mai lasciato i confini del Sol Levante. E invece eccolo qui: restaurato, lucidato, con quelle attenzioni moderne che non snaturano l’anima originale ma la rendono accessibile anche a chi oggi, ai minigiochi retrò, magari non è più abituato.

Guarda Milano quante ne combina

La storia è semplice ma non banale. Milano, nome che non si capisce se sia un tributo alla capitale lombarda o un caso, è una ragazzina di undici anni che viene temporaneamente affidata allo zio. La madre è in ospedale e quindi, per una serie di ragioni mai spiegate a fondo, la bambina finisce in una casa che non è la sua, in una città che non conosce e con tanta libertà in più di quanto dovrebbe.

E lo zio? Lo zio (forse Rocco ma non ci scommetterei visto il doppiaggio giapponese) non c’è. Apparentemente in vacanza, misterioso come un personaggio secondario di una serie anime anni ’90, sparisce lasciando Milano a cavarsela da sola e a tenedere d’occhio la casa. È qui che nasce la premessa: cosa può fare una bambina per riempire le giornate? Dimostrare alla mamma che è grande e può essere utile: Quindi cercando lavoretti, facendo commissioni e consegnando oggetti aiutando gli abitanti. Insomma, diventare una piccola forza lavoro (giustamente sottopagata).

Quello che sorprende è il tono: leggero, da avventura estiva (quali per certi versi è), ma con una punta di malinconia, senza forzature. Ogni lavoretto è un capitolo a sé, un’occasione per incontrare persone nuove, scoprire piccoli segreti, osservare la vita dei grandi con lo sguardo stupito dei bambini. Non aspettarti plot twist, villain o storyline epiche. Qui si racconta la vita quotidiana, e lo fa con una sincerità disarmante.

Gameplay

La struttura di Milano’s Odd Job Collection è chiara: minigiochi. Tanti minigiochi. Veloci, immediati, uno diverso dall’altro vagamente sullo stile di WarioWare  sono tutti basati su un concetto semplice: fai questo ora e in pochi secondi. Niente tutorial infiniti, niente sistemi complessi e niente sovrastrutture cervellotiche.

La bellezza del gioco sta proprio qui, nella sua immediatezza. Ogni lavoro/livello dura talmente poco che, anche se dovessi sbagliare, le uniche penalizzazioni sarebbero il mancato guadagno e il rimandare tutto al giorno successivo. A disposizione della protagonista ci sono 40 giorni, prima del ritorno della madre, durante i quali potremo svolgere un lavoro terminato il quale tornare a casa per svolgere una serie di attività in grado di rinfrancare il morale di Milano. Si tratta di tutte le attività normali come cenare, bere un tè, dar da mangiare al gatto o fare il bucato.

Terminato tutto (o raggiunta una certa ora) dovremo andare a letto e ancora, prima della meritata nanna, potremo esprimere un desiderio, ordinare oggetti dal catalogo o infine leggere un libro.

I lavori sono pensati per essere differenti ma da gestire con pochi tastti, che si tratti di lavare piatti, mungere mucche volanti o servire clienti di un fast food.

Per questo tipo di gameplay Switch è la piattaforma ideale: apri la console, fai due o tre giornate con annessi lavori mentre aspetti il bus, la pausa caffè o durante quei tre minuti morti prima di un meeting su Teams.

E c’è da dire che i minigiochi funzionano davvero bene; alcuni sono più frenetici, altri più comici, altri ancora più tecnici. La varietà è tanta e calibrata benissimo, anche dopo ore non senti mai un calo di ritmo. Non ti annoi, in senso stretto.

La modernizzazione aiuta molto: rewind, salvataggi immediati, interfaccia chiara. Tutto rimodernato, ma con rispetto per l’originale. Il gioco veste abiti nuovi, ma resta il titolo semplice e diretto che era.

Segnali di stile

Per quanto riguarda l’aspetto grafico, la  pixel art è la prima cosa che salta all’occhio: morbida, colorata, nostalgica senza essere derivativa. Non è quella pixel art “hipster” che ormai si vede ovunque, quella che vuole sembrare retrò ma in realtà è più complessa di un Unreal Engine 5. No, questa è vera pixel art anni ’90, di quelle fatte a mano e che comunicano tutto il necessario con pochi colorati pixel messi nel punto giusto.

Le animazioni sono essenziali, ma piene di micro-espressioni. Gli sfondi sono piccoli pezzi di vita urbana: strade, negozi, case, insegne che spesso intravediamo più che vedere davvero, dal momento che non possiamo girare liberamente per zucchini town. La nuova edizione ripulisce i bordi, migliora il contrasto, sistema l’interfaccia. È un restauro rispettoso, che mantiene quell’atmosfera estiva e rilassata che è uno dei punti forti del gioco.

Il comparto audio è in linea con tutto il resto: semplice, delicato, azzeccatissimo. La colonna sonora è composta da melodie brevi ma piacevoli, che richiamano gli anni ’90 senza essere imitazioni banali. Fa il suo lavoro: accompagna, non disturba e crea quella sensazione di quotidiano, quasi di banale provincia anni ’90 che il gioco vuole trasmettere.

Gli effetti sonori sono ben campionati e coerenti con l’estetica. Inutile per noi italiani il doppiaggio, introdotto nella versione restaurata e solo in giapponese. Tuttavia va detto che si tratta di un elemento discreto ma efficace che dà colore ai personaggi, senza mai rubare la scena.

Scopri tutto su Milano's Odd Job Collection
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Milano’s Odd Job Collection
Milano’s Odd Job Collection
6.5
Grafica 6.5
Sonoro 6.5
Longevità 6.5
Gameplay 6.5
Stipendio 6.5
Aspetti positivi Minigiochi vari e divertenti Stile grafico retrò piacevole Perfetto per Switch
Aspetti negativi Può sembrare troppo semplice Mancanza di una trama più strutturata Alla lunga ripetitivo
Considerazioni finali
Milano’s Odd Job Collection non è un blockbuster e non vuole esserlo. È un gioco che punta alla sincerità, alla leggerezza e alla capacità di farti passare una mezz’oretta rilassante senza impegnarti troppo. È perfetto per Switch e perfetto per chi cerca un titolo che non chieda nulla ma dia molto. Se cerchi complessità, lore infinita e meccaniche profonde, ovviamente non fa per te. Ma se cerchi un gioco onesto, rilassante, nostalgico e costruito con amore, allora si, questa bizzarra raccolta di lavoretti potrebbe diventare un rifugio piacevole.

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