Il successo di Metaphor: ReFantazio è stato immediato e pesante. Accoglienza critica molto alta, premi a raffica e oltre due milioni di copie vendute in tempi rapidi lo hanno trasformato in uno dei titoli Atlus più incisivi degli ultimi anni. Numeri che, in molti casi, porterebbero automaticamente alla produzione di un seguito. Ma qui le cose stanno andando in modo diverso.
A frenare l’entusiasmo è stato direttamente Katsura Hashino, che ha chiarito come un sequel non sia affatto scontato né imminente. Il messaggio è chiaro: il successo commerciale non è una garanzia sufficiente per continuare una serie.

Il successo non basta per giustificare un seguito
In un’intervista concessa a Game Informer, Hashino ha spiegato che il team di Studio Zero non vuole cadere nella trappola dei sequel automatici. Metaphor: ReFantazio non è nato come un progetto usa e getta, ma come un potenziale nuovo pilastro creativo per Atlus.
Proprio per questo, continuare la serie richiede una responsabilità maggiore. Non si tratta di replicare una formula vincente, ma di capire se esiste davvero qualcosa di nuovo da dire, qualcosa che giustifichi l’attesa dei fan e l’investimento creativo di un intero team.
Un’eredità pesante da sostenere

Hashino ha più volte sottolineato come l’obiettivo iniziale fosse posizionare Metaphor accanto a franchise storici come Persona e Shin Megami Tensei. Serie che non sono diventate iconiche grazie alla velocità con cui sono state prodotte, ma grazie alla loro capacità di evolversi nel tempo.
Questo paragone spiega bene l’approccio prudente. Un eventuale Metaphor: ReFantazio 2 dovrebbe rappresentare un’evoluzione vera, non una semplice iterazione. E questo richiede tempo, riflessione e una visione chiara.
Atlus guarda al lungo periodo
Al momento, quindi, non esiste alcuna conferma ufficiale su un sequel in sviluppo. Atlus sta osservando il futuro del brand senza fretta, evitando di prendere decisioni guidate solo dai numeri.
Una posizione che va in controtendenza rispetto a una parte dell’industria, dove i sequel arrivano spesso a distanza ravvicinata per sfruttare l’onda del successo.
Qui l’obiettivo sembra essere diverso: proteggere l’identità della serie, anche a costo di far attendere i fan più a lungo.
Il contesto dei JRPG “3.0”
A rendere il quadro ancora più interessante ci sono le recenti dichiarazioni di Hashino sui cosiddetti JRPG 3.0, una nuova fase evolutiva del genere. Secondo il director, il genere sta entrando in un’epoca diversa, con nuove aspettative, nuove strutture narrative e un rapporto differente con il pubblico.
Se Metaphor: ReFantazio dovesse tornare, è probabile che lo farebbe proprio all’interno di questa nuova visione. Non come un seguito diretto e conservativo, ma come un progetto pensato per spingere ancora più avanti i confini del genere.
Attesa come scelta strategica
Dal punto di vista dei fan, l’assenza di un annuncio immediato può sembrare frustrante. Dal punto di vista creativo, invece, è una presa di posizione netta. Atlus e Studio Zero sembrano voler evitare il rischio di consumare troppo in fretta un mondo narrativo che ha ancora molto potenziale.
Un sequel arriverà solo se potrà essere all’altezza del primo capitolo e delle aspettative costruite intorno a esso. In caso contrario, l’attesa continuerà.
Metaphor è un punto di partenza, non un traguardo
In definitiva, Metaphor: ReFantazio non è stato pensato come un episodio isolato, ma nemmeno come una macchina da sequel. È un punto di partenza, un esperimento riuscito che ora impone delle scelte ponderate.
Se e quando arriverà un seguito, sarà perché Atlus avrà trovato la direzione giusta. Non prima.
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