Sviluppato da brlka e pubblicato da Ysbryd Games, Love Eternal è un impegnativo platform game in 2D che, oltre a salti molto accurati e a un quasi millimetrico studio delle piattaforme, aggiunge la possibilità essenziale di manovrare la gravità, invertendola. Noi abbiamo indossato i panni di Maya su Nintendo Switch e questa è la nostra recensione. Pronto ad affrontare durissime sfide e a scoprire una narrazione fortemente psicologica con una spruzzata di horror?
Love Eternal negli orrori della mente e non solo
Love Eternal non va preso alla leggera, dietro quel minimalismo pixelloso, infatti, si cela molto, molto di più. D’altronde, basta l’incipit per ottenere un piccolo viaggio istantaneo nella tipologia di narrazione promessa dal gioco. Parliamo, infatti, di un’opera non sempre cristallina nel suo racconto, anzi. L’opera preferisce il “non detto”, parla per immagini e per situazioni surreali. I dialoghi ci sono ma questi diventano presto criptici e sempre più oscuri.
C’è una costruzione di un particolare tipo di tensione che viene spalmata lungo la narrazione a sua volta frammentata da fasi ludiche che rischiano quasi di oscurare quello stesso filo narrativo. Eppure, tutto ha inizio a casa nostra. La nostra famiglia è a tavola e noi stiamo per unirci a loro se non fosse che squilla il telefono. Spetta a noi andare a rispondere, ecco quindi che abbandoniamo la sala per spostarci in corridoio, alziamo la cornetta e… tutto cambia. Basta una telefonata e la sala, la casa, i nostri familiari, spariscono.

Dove ci troviamo? In quello che sembra essere un castello. Forse siamo prigionieri. Forse è solo uno scherzo della mente della protagonista? C’è molto di sperimentale in Love Eternal così come il suo genere, quello di horror psicologico, gli permette di andare oltre certi limite, di spingersi in tematiche non facili ed esprimerle soprattutto attraverso l’estetica e il gameplay stesso. Più vai avanti e più l’imprevisto, l’imprevedibile, crea “sorpresa” e allo stesso tempo impatta con una certa forza, disturbandoti con efficacia.
Di certo non è un titolo adatti a tutti e tale specifica vale ancor più quando andremo a scoprire il gameplay nel prossimo paragrafo, eppure, è proprio grazie a certe trovate e a una messa in scena mai facilmente prevedibile, che Love Eternal colpisce nel segno. C’è voglia di scoprire e capire, c’è curiosità nel vedere che altro di assurdo si sono inventati gli sviluppatori e, nonostante i già citati “non detti”, il canovaccio oscuro e disturbante riesce nel suo intento e fornisce anche una discreta identità all’intero prodotto, portandolo oltre il suo apparentemente semplice involucro in pixel.

Un titolo difficile
Love Eternal è un platform adventure in 2D dove ci viene chiesto essenzialmente di saltare e di capovolgere la “gravità”. Tutto qua. Ogni azione ha il suo tasto e lo scopo è partire dal punto A e arrivare al punto B senza morire, pena continui restart. E quel “continui” non è detto per caso, Love Eternal è un titolo abbastanza ostico e che, per i meno avvezzi al genere e per chi non ha molta pazienza, può diventare discretamente frustrante e ripetitivo. D’altronde i livelli sono essenzialmente delle aree molto circoscritte e “piccole”, eppure molto crudeli.
Riuscire a concatenare salti e cambi di gravità non è facile come sembra e già nelle prime battute, Love Eternal mostra una crudeltà non da poco. è richiesta una precisione quasi chirurgica e spesso non hai neanche il tempo di metter piede su una piattaforma che già devi alternare la gravità per schivare chissà quale ostacolo. Quindi sì, Love Eternal può diventare snervante e sì, alcune sfide le ripeterai decine e decine di volte finché non memorizzerai il punto esatto in cui saltare o invertire la gravità.

Molte azioni, infatti, le farai sospeso in aria, sfruttando particolari oggetti collocati in punti fissi e predeterminati del gioco. Il motivo è che puoi fare un solo cambio gravitazionale finché non ritocchi terra. Ebbene, se nell’arco del cambio gravitazionale irrompi in un oggetto, ossia una sorta di gemma rossa frantumabile al tuo passaggio attraverso, potrai subito riattivare un ulteriore cambio gravitazionale. Ciò si traduce in interi percorsi aerei che sorprendono per la minuziosa costruzione ma che richiedono precisione millimetrica.
Detto ciò, Love Eternal è essenzialmente questo. Una sequela di sezioni puzzle-platform intervallate da trovate sceniche dove irrompe una narrazione disturbata e disturbante che impiega del tempo per esprimersi e, soprattutto, non semina chiare briciole interpretative. Tutto ciò, rende il gioco un’opera assolutamente non facile da consigliare ma che, proprio grazie a un livello di sfida molto alto, sa donare soddisfazioni altrettanto elevate.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Love Eternal usa il minimo ma con ingegno. A piccolissimi livelli con elementi fortemente riciclati, si contrappongono trovate sceniche ingegnose e attraenti. Animazioni fugaci e leggere che ben si imprimono nel mondo strano e identitario dell’opera. In questo caso, anche il riciclo stesso di elementi, seppur estenuante in alcune situazioni, contribuisce a dare all’opera una sua identità estetica. Quindi sì, siamo davanti a un “poco che basta”.
Anche il sonoro segue un percorso simile, senza mai esagerare ma risultando coerente e gradevole. Certo, il suono della “morte” della protagonista è quello che sentirai più di tutti ma ben presto non ci farai neanche più caso, soprattutto se riuscirai a farti rapire dai semplici ma ostici meccanismi del titolo. Da segnalare che Love Eternal si difende abbastanza bene in entrambe le modalità dell’ibrida Nintendo ma è in portabilità, complice il già citato minimalismo, che offre il meglio di sé. Infine, il titolo è completamente orfano della lingua italiana anche se l’inglese utilizzato è facilmente comprensibile.
