Sviluppato e pubblicato da Crystal Dynamics in sinergia con PlayEveryWave, Legacy of Kain: Defiance Remastered è il ritorno ufficiale dell’ultimo capitolo della saga di Legacy of Kain oltre a essere il continuo del lavoro di restauro già eseguito di recente sui capitoli con protagonista il buon Raziel e di cui puoi recuperare anche il nostro parere. Noi siamo tornati indietro nel tempo su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione! Pronto a riscoprire una storia indimenticabile?
Legacy of Kain: Defiance Remastered bello come un tempo e anche un po’ più moderno
Legacy of Kain: Defiance Remastered si allinea perfettamente col progetto di fedele e rispettoso restauro iniziato con l’altrettanto recente e ben apprezzato Legacy of Kain: Soul Reaver 1-2 Remastered. Si tratta, come da titolo, di una remastered in HD che recupera di peso, nel modo più fedele possibile, l’opera originale restaurandola graficamente e, in questo caso specifico, apportando anche alcune migliorie all’esperienza ludica stessa. Ma bada, non parliamo di modifiche al gioco come sezioni di livello o abilità.
In poche parole, e lo sveliamo subito, Legacy of Kain: Defiance Remastered mette mano alla telecamera. I veterani, ricorderanno con un certo astio la telecamera fissa che nel titolo originale fungeva da indiretta nemesi, rendendo il titolo più difficile da digerire. Elemento che, trasportato a oggi, con tutto il peso degli anni, rischiava di rendere questa remastered ancora più di nicchia di quanto già ci è difficile ammettere. Sì, perché seppur altisonante, la serie Legacy of Kain mira prima di tutto al cuore dei nostalgici e, solo dopo, dei curiosi.

Ma procediamo con ordine. Per chi non lo sapesse, parliamo di una saga nata nel 1997 e che ha come capostipite Blood Omen: Legacy of Kain. Sì, lo stesso Kain di cui potrai vestire i panni in Legacy of Kain: Defiance Remastered. Successivamente, nel 2002 viene pubblicato Blood Omen 2: Legacy of Kain, sequel diretto del precedente e che, insieme, dettano le basi della storia parallela che conduce proprio a Legacy of Kain: Defiance che, come prevedibile, avendo due protagonisti, accoglie in sé anche gli altri due titoli della saga.
Sì, parliamo del già citato filone di Soul Reaver, quelli con protagonista l’altrettanto iconico e leggendario Raziel, co-protagonista del titolo ora in esame e figura più che importante per lo svolgimento della narrazione. Ora, viene da sé che un titolo come Legacy of Kain: Defiance Remastered, che ha il difficoltoso ruolo di far convergere la narrazione di ben quattro titoli, due dei quali particolarmente difficili sia da reperire che da giocare, data l’innegabile anzianità che ha sul groppone (sì, parliamo dei due Blood Omen di cui speriamo in un’altrettanta remastered), può risultare difficile da affrontare come primo titolo della saga.

Ecco quindi che i neofiti della saga, potrebbero ritrovarsi abbastanza spiazzati oltre a subire conseguenze di colpi di scena che è bene godersi inizialmente nei rispettivi titoli antecedenti. Inoltre, Legacy of Kain: Defiance Remastered è sì l’ultimo titolo della saga ma, come i fan ben sanno, non doveva essere quello realmente conclusivo. In molti si ricordano ancora del mai pubblicato The Legacy of Kain: The Dark Prophecy che era destinato a concludere degnamente il tutto. Purtroppo, la saga, non ha mai visto l’uscita ufficiale di un sesto capitolo.
Abbiamo citato Dark Prophecy perché per i curiosi c’è la possibilità di ottenere la demo giocabile del titolo mai pubblicato. Lo trovi nella Deluxe Edition di Legacy of Kain: Defiance Remastered ed è acquistabile anche separatamente al costo di 7,99 euro e che include anche un lettore digitale di fumetti basati sempre sulla saga. Una chicca aggiuntiva, un po’ costosa, ma che completa l’esperienza nostalgica e retrò legata a Defiance.
Narrativamente parlando, invece, Legacy of Kain: Defiance Remastered è uguale all’originale. Non cambia nulla rispetto al titolo originariamente pubblicato nel 2003. Come anticipato ci troveremo a vestire i panni sia di Kain che si Raziel in una storia fatta di vendetta, rancore, legami e storia. Un mix di eventi che hanno reso iconica l’intera saga grazie anche a un linguaggio abbastanza aulico e ricercato, oggi praticamente raro da trovare. Tutto ciò, subisce inoltre l’innegabile boost nostalgico di rivivere una storia leggendaria che sì, nonostante qualche cliché, sa ancora appassionare e gasare come si deve.

Un gameplay che fa ancora scuola
Legacy of Kain: Defiance Remastered è un action game con enigmi ambientali, fasi platform e un combat system abbastanza intuitivo e immediato. Come i titoli precedenti, anche qui il level design è tra gli elementi che più colpiscono. Forte di meccaniche ormai antiche, come il concatenare di enigmi diversi, ora a tempo, ora a pressione, l’inventiva e la logica, unita alla rapidità di esecuzione, non è cosa di tutti i giorni e ritornare a quelle vecchie meccaniche, seppur in parte abbastanza invecchiate, ci ha fatto felici.
Ed è una felicità concreta e non solo nostalgica. Il motivo è che, grazie a una telecamera manuale e decisamente più comoda e a un sistema di comandi più moderno, fluido e intuitivo, Legacy of Kain: Defiance Remastered è quasi un altro gioco. Il tutto con un effetto simile alle remastered dei primi Tomb Raider. La stessa esperienza originale ma con qualche accortezza extra che rende il tutto più appetibile anche se mai realmente moderno.

Il backtracking, ad esempio, è ancora lì presente in tutta la sua anzianità. Così come la ripetizione di determinati enigmi o momenti specifici. Ma ci sono anche elementi che sono invecchiati più che bene. Come le abilità di Raziel che gli permettono di viaggiare nell’altra dimensione anche se in questo capitolo, a differenza di quelli dedicati unicamente a lui, occupano meno spazio ma non meno inventiva. Anche il combattimento, con tanto di meccanica di recupero energia dagli avversari stessi, sa regalare le dovute soddisfazioni nonostante sia ancora un po’ legnosetto.
Anche la longevità si attesta a buoni livelli così come il dualismo dei personaggi, discretamente diversi l’uno dall’altro, tanto nel combattimento quanto nella risoluzione degli enigmi che richiede lo studio e la giusta applicazione delle rispettive abilità, dona la giusta varietà a un titolo che saprà divertire chi si approccerà nel giusto modo: quello di vivere un viaggio nel tempo con un prodotto restaurato con cura e soprattutto rispetto. Inoltre, apprezzate anche le modifiche alle interfacce, piccoli accorgimenti atti che rendono il tutto ancora più chiaro e compatto oltre che “contemporaneo”.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, il titolo offre una duplice possibilità, identica a quelle di molti lavori simili come la già citata doppia trilogia dei primi Tomb Raider: quella di cambiare la grafica con un solo comando. Il cambio è repentino e permette di far vedere quanto la Remastered ha influito con concretezza e, ancora, rispetto, sul lavoro originale. La differenza c’è e si vede ma non è mai eccessivamente invadente e no, non snatura l’opera originale. Parliamo di un cambiamento che si rispecchia sì, specialmente sui personaggi ma non solo.
Alcuni fondali sono stati completamente risistemati, tutta l’illuminazione ora è più convincente e omogenea, sono stati migliorati anche alcuni effetti ambientali come le nubi o l’atmosfera stessa della dimensione in cui può accedere Raziel. Insomma, il lavoro c’è e, seppur comunque lontano dai lavori più moderni, è perfettamente in linea con le recenti remastered. Il sonoro era epico e iconico e tale è rimasto, riportando con sé tutto il bene ma anche le note stonate. In conclusione, confermiamo la presenza della lingua italiana, sia scritta che doppiata. Elemento sempre più raro oggi.
