Pubblicato da Lazy Bear Games e pubblicato da tinyBuild, Graveyard Keeper 2 è il sequel diretto dell’omonimo e famoso Graveyard Keeper che ritorna qui riprendendo la formula base, ampliandola e perfezionandola in diversi punti con l’aggiunta di una veste grafica aggiornata. Sarà riuscito a bissare il successo del primo capitolo? Noi ci siamo dati da fare su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione!
Graveyard Keeper 2 un nuovo inizio con tanti richiami
Iniziamo la nostra analisi di Graveyard Keeper 2 partendo dalla trama. Sì, non è chissà quale canovaccio complesso ma, come per il primo capitolo della ormai definibile saga, anche qui abbiamo delle linee narrative che portano avanti le fila del gioco. E no, lo diciamo subito, non è necessario aver giocato il primo Graveyard Keeper. Nonostante ciò, il sequel qui in analisi ha innumerevoli richiami col predecessore per la gioia di chi lo ha consumato per potenzialmente centinaia di ore e più.
Ebbene, la storia di Graveyard Keeper 2 inizia con un protagonista che esteticamente assomiglia tanto al protagonista del primo capitolo ma che non sembra essere propriamente lui. Il nostro si trova imprigionato in una segreta da chissà quanto tempo e viene destato da una fata che annuncia che è giunto il momento di salvare il mondo e, a quanto pare, spetta proprio a noi farlo. Tanto per cambiare. Una volta liberati, andiamo a soccorrere anche il nostro vicino di prigionia che si rivela essere Larry, un teschio parlante che ricorda tanto il co-protagonista del primo capitolo ma anche qui, non sembra essere lo stesso teschio.
L’eroico duo si ritrova in una rocambolesca fuga dove, a seguito di una serie fortuita di eventi e casualità, ci ritroviamo a fronteggiare un esercito di zombie nell’inedito ruolo di Incursore. Ebbene sì, una delle novità di Graveyard Keeper 2 è proprio l’aumentare delle nostre responsabilità. Eccoci quindi non solo a gestire un piccolo cimitero avendo cura di rifugiarci in una casupola malconcia, ma anche a badare a esigenze e costruzioni di un’intera città. In più, avremo modo di gestire intere truppe tra cui figurano gli stessi zombie, vero elemento di svolta del capitolo.
Ben presto la narrazione iniziale va a diluirsi in copiose ore fatte di routine e scoperte più o meno libere in cui a spiccare ancora una volta è l’umorismo macabro e grottesco, il tipico black humor, a spiccare e dare carattere ai personaggi che andremo a incontrare oltre ad arricchire e rendere in parte memorabili gli eventi che andremo a vivere su schermo. Purtroppo, l’effetto “novità” è ovviamente di meno impatto rispetto al capitolo originale e un po’ il sentore di more of the same è presente seppur non mancano reali innovazioni sul piano ludico con tutti i pro e contro che andiamo subito ad analizzare.
Un gestionale ancora più complesso e ampio
Graveyard Keeper 2 è un ironico, surreale e volutamente grottesco life simulator nonché gestionale di cimitero in terza persona 2.5D con visuale dall’alto in cui dovremo darci da fare nel plasmare una routine quanto più perfetta possibile per raggranellare risorse, sviluppare strumenti e scoperte ampliare gradualmente sia il benessere della città sia, ovviamente, proseguire lunghe le trame principali del gioco. La struttura di base quindi non si allontana troppo né dal genere di riferimento né dal suo predecessore.
In poche parole, chi ha amato il primo capitolo qui si sentirà a casa mentre chi non ha apprezzato le vicende del primo guardiano… difficilmente cambierà idea. Seppur ci siano diversi elementi che potrebbero far storcere il naso anche ai fan della saga. Prima di tutto, il titolo punta a una sorta di automatismo di fondo dovuto all’ampliarsi delle azioni e al quantitativo di risorse richieste. C’è ancora di più da fare e seguire. Inoltre, gran parte di tutto ciò che c’è da scoprire richiede una sperimentazione alla “cieca”.
Il tutorial non è esaustivo ed è volutamente così. Devi scoprire tu cosa fa una determinata struttura e come sfruttarla. Questo può causare problemi e perdite di risorse, anche preziose. Quindi altro tempo da impiegare. Chi ama le scoperte e il rischio, non avrà problemi, gli altri… Andando più approfonditamente a guardare le attività richieste, al classico sistema di crafting tra risorse di vario genere da ottenere in giro si somma l’inedita situazione di essere imbrigliati in una sorta di apocalisse zombie.
Ebbene gli zombie qui non sono solo il nemico ma anche potenziale manodopera da sfruttare. Entrano così attivamente nel sistema di automatismo prima citato e tra cui figurano i sacri nastri trasportatori che sì, agevolano non poco il grinding fin troppo opprimente e presente del primo capitolo ma che qui richiedono una pianificazione e uno studio attento pena perdita di materiali e tempo. E oltre a ciò, Graveyard Keeper 2 introduce anche una sorta di combattimento sempre strategico e molto vicino alla logica da tower defense.
Truppe da addestrare e posizionare, avanzate nemiche da frenare e continuo aggiornamento di armi e armature da forgiare a loro volta, sono solo la superficie di un sistema non profondissimo ma che comunque dona un ulteriore varietà di situazioni ludiche a un titolo che altrimenti rischiava di essere un semplice upgrade del predecessore. Altresì, per migliorare la città, sono state potenziate e ampliate il sistema di dialogo con i personaggi non giocanti e rispettive missioni da affrontare e risolvere.
Insomma, in Graveyard Keeper 2 c’è ancora più da fare di quanto fatto e scoperto nel primo capitolo a patto di accettare la sua complessità in costante aumento graduale e la sua voglia, precisa e in parte testarda, di lasciarti solo e senza spiegare nulla. In questo modo, purtroppo, sembra preferire un dialogo diretto specialmente con chi le proprie meccaniche base le ha già imparate e consumate col precedente, appunto. Sono loro infatti, coloro che sapranno apprezzarlo il più velocemente e completamente di tutti.
Grafica e sonoro
Graficamente parlando, la pixel art iconica e spenta del primo capitolo cede a un 2.5D altrettanto evocativo e leggermente meno nostalgico. Eppure la rinnovata profondità e una cura al dettaglio innegabile, svolge bene il proprio compito. Ottimo anche il sistema di giorno-notte con i relativi giochi di luci e ombre e cambiamenti cromatici coerenti e sinceramente belli da vedere. Insomma, un titolo molto più maturo anche sul versante estetico che riesce comunque a rispettare le basi da cui è partito.
Il sonoro anche compie passi in avanti con un doppiaggio in inglese ben recitato, coerente e coinvolgente. Anche le sonorità risultano gradevoli seppur non molto varie. Grave assenza, invece, quella della lingua italiana. A differenza del primo capitolo, infatti, tra le innumerevoli lingue incluse in Graveyard Keeper 2 manca del tutto, sottotitoli inclusi, la nostra lingua. Tale mancanza mina l’intera esperienza, aggravata da giochi di parole e black humor che richiedono una buona conoscenza dell’inglese per essere compresi appieno. Peccato.

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