In un’epoca in cui il survival horror oscilla fra remake patinati e micro-titolini, White Knuckle fa la sua entrata in scena con un pizzico di semplicità e un'ambientazione efficace. Sfrutta un concept già noto (Only Up o Getting Over It) e lo nutre con sistemi di gioco interconnessi: fisica punitiva, inventario-fardello, level design modulare, soundscape soffocante. Ciò che ne scaturisce non è solo un buon indie horror, ma un manifesto di tensione interattiva che ci ricorda come la paura possa scaturire dalle meccanica di gioco, non solo dalla trama. White Knuckle premia l’ostinazione, spingendoci a dominare l’inerzia e anticipare la mappa prima ancora che appaia sullo schermo, facendoci sentire come alpinisti esperti durante una scalata. Dedicato agli amanti della sfida roguelike, questo gioco è una piccola perla da gustare in una fresca serata di autunnale.
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Immagina un pomeriggio qualsiasi: fuori piove a dirotto, metti le cuffie e…