Tirando le somme, The Good Old Days si presenta come un’opera che utilizza generi noti per sperimentare soluzioni meno scontate. L’integrazione tra Metroidvania, elementi roguelike e gestione del tempo produce un’esperienza particolare che cerca di proporre una sua originalità. Le scelte di design, dalla struttura a run multiple alla gestione del gruppo, sembrano coerenti con i temi narrativi proposti. Ne risulta un gioco che non punta tanto a stupire con la complessità tecnica, quanto a coinvolgere attraverso sistemi che dialogano tra loro in modo organico. È un titolo che lascia spazio alla riflessione e invita a tornare, non per “fare meglio”, ma per capire di più.
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Una giornata d’estate, un ragazzo, una città da esplorare, questo è quello…