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	<title>Out There: Oceans of Time &#8211; iCrewPlay.com</title>
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	<description>Portale di videogiochi, recensioni, speciali, anteprime e news!</description>
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		<title>Out There: Oceans of Time, la recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Damiano Barci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jun 2022 14:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Steam]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[I viaggi spaziali sono un&#8217;evergreen della narrativa in generale, non solo fantascientifica, e Out There: Oceans of Time rappresenta l&#8217;ennesima opera videoludica inquadrata in questo filone lungo più di un secolo e mezzo (oltre cinque se consideriamo il pellegrinaggio lunare che Ludovico Ariosto fece compiere al paladino Astolfo nel suo Orlando Furioso). Correndo il rischio di cadere nella scontatezza, Mi-Clos Studio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>viaggi spaziali</strong> sono un&#8217;evergreen della narrativa in generale, non solo fantascientifica, e <strong>Out There: Oceans of Time </strong>rappresenta <strong>l&#8217;ennesima opera videoludica inquadrata in questo filone</strong> lungo più di un secolo e mezzo (oltre cinque se consideriamo il pellegrinaggio lunare che <strong>Ludovico Ariosto </strong>fece compiere al paladino <strong>Astolfo </strong>nel suo <strong>Orlando Furioso</strong>).</p>
<p>Correndo il rischio di cadere nella scontatezza, <strong>Mi-Clos Studio</strong> ha ugualmente tentato di proporre una propria visione riguardo l&#8217;<strong>esplorazione della famigerata &#8216;Ultima frontiera&#8217;</strong>, ottenendo un risultato che <strong>seppure lontano dalla definizione e dall&#8217;aspirazione di essere un capolavoro sa essere in grado di soddisfare numerosi palati</strong>. Questo perché <strong>Out There: Oceans of Time </strong>costituisce di fatto <strong>un punto di contatto tra diversi generi videoludici</strong>, con una particolare concentrazione per l&#8217;appunto sull&#8217;<strong>esplorazione </strong>e, in egual misura, sulla <strong>gestione</strong>.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-408549 size-large" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2022/06/ss_223fe1d7d73889d43ff4b9d4c53927ac815f276b.1920x1080-1024x576.jpg" alt="Out There: Oceans of Time screenshot" width="1024" height="576" title="Out There: Oceans of Time, la recensione"></p>
<h2><strong>Out There: Oceans of Time, un viaggio lungo millenni nella finzione ma otto anni nella realtà</strong></h2>
<p>Prima di parlare un po&#8217; della trama di <strong>Out There: Oceans of Time </strong>è opportuno delinearne la gestazione, la quale è stata lunga e ponderata. Questo titolo è infatti l&#8217;ultimo esponente di un&#8217;IP nata in seno alla stessa <strong>Mi-Clos Studio </strong>nel 2014, anno di pubblicazione dell&#8217;originale <strong>Out There</strong>, il quale era un titolo 2D sviluppato da sole tre persone dal gameplay essenzialmente identico a quello del titolo che ti presentiamo quest&#8217;oggi.</p>
<p>Ad esso fecero seguito rispettivamente una<strong> riedizione</strong> chiamata <a href="https://www.icrewplay.com/out-there-omega-edition-si-aggiornera-presto-con-lupdate-the-alliance/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Out There: Ω Edition </strong></a>(2015) ed una <strong>visual novel</strong> nota come <strong>Out There Chronicles </strong>(2017), fino ad arrivare al nostro protagonista, il quale è il frutto del lavoro di una software house ormai cresciuta contante un team di venti persone.</p>
<p>Mentre il primo <strong>Out There </strong>era incentrato sul peregrinare intergalattico di un astronauta solitario, in <strong>Out There: Oceans of Time </strong>la situazione è ben diversa e per certi versi <strong>molto più complessa</strong>. Come numerosi titoli fantascientifici,<strong> la storia si apre con l&#8217;umanità in fuga dalla terra alla ricerca di una nuova casa dopo che il sole si è misteriosamente spento</strong>. La nostra specie affronta così <strong>un&#8217;odissea della durata di migliaia di anni a bordo di una moltitudine di arche</strong>, molte delle quali finiscono alla deriva nella spazio profondo.</p>
<p>Alcune navi, tuttavia, hanno maggiore fortuna, riuscendo a <strong>trovare mondi abitabili e a fondare nuove civiltà</strong>, fino ad incontrare, inevitabilmente, <strong>altre forme di vita senzienti ed intelligenti</strong>, molte delle quali <strong>rendono culto ad una specie superiore nota come Cubi divini</strong>, esseri dall&#8217;aspetto di <strong>enormi cubi luminescenti</strong> che esercitano un enorme influenza sulla <strong>Galassia </strong>(non viene specificato di quale galassia si tratti, se la nostra <strong>Via Lattea </strong>o qualche altra). Scopo ultimo di queste supposte divinità è, citando testualmente il gioco: &#8220;<strong><em>unire tutte le specie, abolire la violenza ed eliminare il concetto di territorialità</em></strong>&#8220;.</p>
<p>Tuttavia, <strong>non tutte le specie si piegano alla volontà dei</strong> <strong>Cubi divini</strong>. Una in particolare, la più ribelle e bellicosa di tutte, è quella dei <strong>Signori</strong>, alla cui guida c&#8217;è l&#8217;<strong>Arconte</strong>, uno spietato tiranno in preda ad un delirio di onnipotenza.</p>
<p>Dopo una strenua caccia, finalmente egli viene catturato e condannato alla prigionia nel mondo-prigione noto come <strong>Mausoleo dell&#8217;eternità</strong>. A ricevere il compito di scortarlo in loco è il capitano <strong>Nyx </strong>della nave <strong>Vanguard </strong>in compagnia del fidato secondo <strong>Serge<b>ï</b></strong>.</p>
<p>Durante il viaggio la <strong>Vanguard </strong>subisce un massiccio attacco da parte di una flottiglia dei <strong>Signori</strong>, che riesce a<strong> liberare l&#8217;Arconte</strong>, <strong>determinato più che mai a perseguire le sue mire di dominio sull&#8217;intero creato</strong>.</p>
<p>Riusciti a salvarsi grazie ad un <strong>guscio di salvataggio</strong>, <strong>Nyx e Serge<b>ï </b></strong>atterrano su un piccolo pianeta, ove riescono a richiamare e a rimettere in sesto una navicella a bordo della quale dovranno cominciare una nuova odissea onde fermare l&#8217;<strong>Arconte</strong>, il quale ha riservato loro una terribile sorpresa.</p>
<figure id="attachment_408551" aria-describedby="caption-attachment-408551" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-408551 size-large" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2022/06/ss_3ff8a08fac51654ec41bfeacd6d9444a66a6402d.1920x1080-1024x576.jpg" alt="Out There: Oceans of Time screenshot" width="1024" height="576" title="Out There: Oceans of Time, la recensione"><figcaption id="caption-attachment-408551" class="wp-caption-text">I nostri eroi durante un&#8217;esplorazione</figcaption></figure>
<h2>Chi non risica non rosica, ma attento a non risicare troppo!</h2>
<p>Come anticipato, <strong>Out There: Oceans of Time è un miscuglio di generi videoludici sui quali spicca prepotentemente il</strong> <strong>roguelite</strong>. Prepotentemente in quanto (è il caso di anticiparlo)<strong> i riavvii ci saranno e saranno molti</strong> prima di comprendere al meglio come gestire le proprie <strong>esplorazioni spaziali</strong>, vero punto di forza dell&#8217;<strong>intera esperienza</strong>.</p>
<p>Nostro compito principale è quello di <strong>spostarci di sistema stellare in sistema stellare</strong>. Ciascuno di questi sistemi avrà una stella di tipo diverso (<strong>nana</strong>, <strong>supergigante</strong> e così via) così come diverse tipologie di pianeti. Esse sono essenzialmente tre: pianeti rocciosi, pianeti giardino e giganti gassosi. Di fondamentale importanza è <strong>calcolare quando è il caso di visitare un determinato tipo di pianeta</strong>, in quanto ogni movimento della nave, che sia all&#8217;interno o all&#8217;esterno di un singolo sistema, ha un proprio costo in termini di <strong>carburante</strong> e di <strong>ossigeno</strong>.</p>
<p>Proprio <strong>carburante </strong>e <strong>ossigeno </strong>sono due delle <strong>quattro risorse fondamentali del gioco</strong>, insieme all&#8217;<strong>integrità dello scafo </strong>e al <strong>morale</strong> <strong>dell&#8217;equipaggio</strong>. Visitando determinate tipologie di pianeta possiamo reperire i vari elementi chimici necessari al mantenimento della nave e dell&#8217;equipaggio stesso: <strong>sondando i giganti gassosi</strong> si ottengono <strong>idrogeno ed elio</strong>, necessari per rifornire il carburante; <strong>esplorando pianeti giardino e pianeti rocciosi</strong> (o <strong>trivellandoli</strong> qualora non siano esplorabili) si ottengono <strong>piante utili ad ossigenare</strong> la nave e <strong>minerali adatti a manutenere lo scafo</strong>.</p>
<figure id="attachment_408548" aria-describedby="caption-attachment-408548" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-408548 size-large" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2022/06/ss_8c1e243eec10872051937f08785580207e68a788.1920x1080-1024x576.jpg" alt="Out There: Oceans of Time screenshot" width="1024" height="576" title="Out There: Oceans of Time, la recensione"><figcaption id="caption-attachment-408548" class="wp-caption-text">Un esempio di sondaggio di gigante gassoso</figcaption></figure>
<p>Accanto ai numerosi elementi ve ne è uno bonus chiamato <strong>Omega</strong>, che può essere usato indifferentemente per <strong>rifornire carburante</strong>, <strong>ossigeno </strong>o <strong>integrità allo scafo</strong>. Il morale dell&#8217;equipaggio è recuperabile solo ed esclusivamente tramite <strong>il compimento di alcune missioni esplorative</strong>,<strong> le scelte giuste in seguito ad alcuni eventi in game</strong> e <strong>l&#8217;edificazione di alcuni ambienti ameni nell&#8217;astronave</strong>.</p>
<p><strong>L&#8217;organizzazione degli ambienti di bordo rappresenta il versante più gestionale e più insaporito di TBS </strong><strong>del gioco</strong>. Lo spazio si divide in un numero più o meno equo (e comunque modificabile) di caselle suddivise in tre tipologie: <strong>Risorse</strong>, <strong>Tecnologia </strong>e <strong>Modulo</strong>. La prima tipologia è dedicata all&#8217;immagazzinamento di elementi chimici, <strong>minerali grezzi </strong>e <strong>piante</strong>; la seconda alla realizzazione di <strong>strumenti funzionali alle esplorazioni</strong> quali le già citate <strong>sonda </strong>e <strong>trivella</strong>, mentre l&#8217;ultima a strutture volte a garantire all&#8217;equipaggio la possibilità di <strong>condurre una vita dignitosa e salutare anche a bordo nave</strong>.</p>
<p>Inizialmente composto dai soli <strong>Nyx </strong>e <strong>Serge<b>ï</b></strong>, l&#8217;equipaggio può essere espanso fino ad un numero totale di sei membri, umani o alieni che siano. Ogni membro dispone di una propria <strong>classe</strong> alla maniera degli <strong>RPG </strong>(ma <strong>senza stat</strong>). Sono ancora una tre in tutto: <strong>survivalista</strong>, <strong>ingegnere </strong>e <strong>xenolinguista</strong>, focalizzati rispettivamente su <strong>difesa ed esplorazione</strong>; <strong>manutenzione e raccolta risorse </strong>ed infine <strong>diplomazia</strong>, <strong>commercio e medicina</strong>.</p>
<p><strong>Il combat è totalmente automatizzato</strong>, quindi, se sei alla ricerca di azione oltre che del continuo rischio game over, <strong>Out There: Oceans of Time</strong> potrebbe non essere un titolo adatto a te.</p>
<p>Nel corso dell&#8217;esplorazione è fondamentale <strong>mantenersi in buoni rapporti con le varie razze aliene che incontreremo</strong>. Ciascuna di esse <strong>parla lingue che potremo imparare solo poco alla volta</strong> ed è <strong>in possesso di materiali che se acquistati al momento giusto potrebbero fare la differenza tra la salvezza e il game over</strong>.</p>
<figure id="attachment_408550" aria-describedby="caption-attachment-408550" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-408550 size-large" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2022/06/ss_a9c3b3c26c10c3b56dec5ec836dbfe0823b3c704.1920x1080-1024x576.jpg" alt="Out There: Oceans of Time screenshot" width="1024" height="576" title="Out There: Oceans of Time, la recensione"><figcaption id="caption-attachment-408550" class="wp-caption-text">Le navi come appaiono all&#8217;interno. Durante le nostre esplorazioni potremo anche letteralmente<strong> &#8216;saccheggiare&#8217; le navi alla deriva</strong> o, con un piccolo investimento, <strong>prenderne il controllo</strong></figcaption></figure>
<h2>Qualche singhiozzo dove non deve esserci</h2>
<p>A<strong> livello estetico</strong> non abbiamo assolutamente nulla da rimproverare a <a href="https://store.steampowered.com/app/1145290/Out_There_Oceans_of_Time/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Out There: Oceans of Time</strong></a>, anche perché il suo status di <strong>titolo procedurale </strong>gli garantisce <strong>un&#8217;ottima varietà in termini di ambientazioni</strong>, con le dovute limitazioni trattandosi comunque di un prodotto finito e dunque limitato, sebbene aggiornabile (e.g. alcune ridondanze per quanto riguarda <strong>la collocazione delle risorse nelle singole mappe</strong>).</p>
<p>Sul <strong>versante tecnico</strong> invece bisogna segnalare <strong>una certa semplicità grafica</strong> (qualche poligono di troppo si percepisce) e dei<strong> fastidiosi rallentamenti in fase di caricamento</strong>, resi ancora più incomprensibili a causa della grafica stessa, la quale a conti fatti sembra rimasta al 2008.</p>
<p>Come <strong>navigazione e input</strong> sembra tutto nella norma, anzi, si può dire che la <strong>navigazione stessa </strong><strong>sia uno degli elementi meglio orchestrati del gioco</strong>, anche in ragione della sua <strong>natura semi-gestionale</strong>, che come si sa<strong> impone chiarezza e agevolezza ad ogni elemento a schermo</strong>.</p>
<p>A coronare il gioco c&#8217;è <strong>un sonoro ben sincronizzato</strong> e coerente col genere, insieme a <strong>musiche che fanno eco all&#8217;ambient elettronica dei tempi andati</strong>. Unica pecca dell&#8217;esperienza uditiva è <strong>il doppiaggio quasi inesistente</strong>, limitato a pochi momenti di gioco.</p>
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