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Earnest Evans Collection, recensione (PlayStation 5)

Tre classici action-adventure in stile anime

Pasquale Aversano 3 minuti fa Commenta! 10
 
6.3
Earnest Evans Collection

Sviluppato da Mighty Rabbit Studios e Headless Chicken Games e pubblicato da Limited Run Games, Earnest Evans Collection è una riproposizione fedele e senza alcun intervento tecnico di ben tre titoli: Earnest Evans, El Viento e Annet Returns. Si tratta di una trilogia degli anni ‘90 che ritorna proponendo tre action game in 2D con tutti i pro e contro dell’epoca. Noi siamo tornati indietro nel tempo su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione!

Contenuti
Earnest Evans Collection un tuffo nel passato senza braccioliTre giochi non invecchiati molto beneGrafica e sonoroTi potrebbe interessare

Earnest Evans Collection un tuffo nel passato senza braccioli

Earnest Evans Collection rientra perfettamente e completamente nelle ormai iconiche trasposizioni firmate Limited Run Games che vede diversi titoli del passato riproposti in modo estremamente fedele con l’unica aggiunta di particolari interfacce “moderne” e più user friendly. Anche in questo caso, quindi, abbiamo a che fare con una serie di menù aggiuntivi per ognuno dei tre titoli racchiusi nella collection. Tra le nuove opzioni, quella che spicca di più e che aiuta non poco a vivere quest’esperienza decisamente ostica e arcaica, è la possibilità di tornare indietro quando si preferisce e tutte le volte che vogliamo.

In questo modo, attraverso l’uso di pratiche schermate pre-salvate, possiamo tornare indietro di diversi passi tenendo bene a mente che al game over ci sarà il classico “continua” e, terminati quelli, dovrai rivivere l’intera avventura. Oppure, potrai evitare di rifare tutto grazie alla possibilità inedita di salvare quando vuoi, sempre usando il nuovo menù. Tale opzione garantisce un unico slot di salvataggio per singolo titolo e, anzi, per singola edizione dei rispettivi titoli. Sì, perché Earnest Evans Collection racchiude anche le versioni Giapponesi dei rispettivi titoli più l’edizione in “cartuccia” per Earnest Evans.

Earnest Evans Collection, recensione (PlayStation 5)

Inoltre, ai tre titoli con rispettive versioni, si aggiungono due gallerie stile “museo”: una per la musica e un’altra per la grafica, con tanto di scan e materiale a noi completamente inedito. Alla luce di ciò, e considerando l’eta dei tre titoli, è palese che siamo davanti a un’operazione “storica” e molto di nicchia, pensata per coloro che, incuranti di grafica e gameplay arcaico, vogliono riscoprire vecchi titoli. Una sorta di operazione archeologica videoludica.

Entrando nel dettaglio, come anticipato, Earnest Evans Collection include tre titoli che vanno a comporre e completare la trilogia originale: Earnest Evans, El Viento e Annet Futatabi. Questo è l’ordine cronologico narrativo ma, in realtà, dei tre, il primo titolo è El Viento. D’altronde, personalmente, lo riteniamo anche quello conservato “meglio” nel tempo e in cui è possibile riscontrare una maggiore creatività e una maggiore solidità ludica. Per la narrazione, invece, siamo davanti a un action adventure decisamente sopra le righe e che si diverte a mixare il mondo anime con elementi della realtà e cenni letterari e cinematografici.

Earnest Evans Collection, recensione (PlayStation 5)

La protagonista delle tre vicende  Annett, una ragazza dotata di magia e che sembra avere legami con un’oscura setta che a sua volta è devota a un antico male denominato Hastur. L’altro protagonista, è l’avventuriero belloccio e un po’ pasticcione ma fortemente carismatico oltre che iper muscoloso: Earnest. Inutile dire che uno dei titoli ha proprio lui come protagonista assoluto e, in quanto prequel, proprio il gioco Earnest Evans narra del primo incontro di Annet ed Ernest, introducendo anche il terzo personaggio del trio di protagonisti: l’enigmatico Sigfried. 

Siamo onesti, la trama dei tre titoli non spicca per complessità dell’intreccio ma ammettiamo che alcune trovate sceniche e il mix di generi ed elementi, dona forma a qualcosa di particolare e divertente da scoprire. Inoltre, tutto è accompagnato da cut scene in stile anime degli anni ‘80 e ‘90 che offre un boost nostalgico che funziona. Sarà così anche per il gameplay?

Tre giochi non invecchiati molto bene

Earnest Evans Collection è una collection di tre titoli che hanno in comune, oltre ai personaggi principali, antagonisti inclusi, anche frammenti di gameplay. Essenzialmente, si tratta di action adventure con forti elementi platform ad esclusione del terzo e ultimo capitolo: Annet Futatabi. Questi, infatti, vira più verso un anonimo picchiaduro a scorrimento orizzontale. Tutte e tre capitoli sono interamente in 2D e in comune hanno anche la voglia di raccontare una storia frammentando ogni fine e inizio livello con cut scene in stile anime.

Andando nel dettaglio e iniziando dall’ordine cronologico narrativo nonché quello di esecuzione suggerito dalla stesso collection, esordiamo con Earnest Evans. Questi è il peggiore dei tre, essenzialmente per il suo gameplay e per innumerevoli bug di vario genere che affligono anche e soprattutto le deliziose cut scene prima citate. Queste, infatti, presentano anche un doppiaggio in inglese, elemento non presente in El Viento, ma risulta quasi del tutto sincronizzato malissimo con diverse manciate di secondi di ritardo.

Earnest Evans Collection, recensione (PlayStation 5)

Il risultato? Una grande difficoltà nel seguire quanto avviene a schermo, considerando anche che non sono inclusi i sottotitoli di alcun genere. Per il gameplay, invece, la situazione non migliora. Il protagonista, Earnest, è una sorta di “ragdoll” che può camminare in diverse “fasi”. In pratica può proseguire accovacciato, disteso e può anche arrampicarsi ad alcune pareti. Purtroppo, tutto è calibrato molto male e può anche capitare di sbagliare a inclinare l’analogico e far partire un’involontaria e disastrosa capriola.

Non solo, a ciò si aggiunge un combat system molto elementare rispetto ad El viento che ci vede semplicemente spammare una surreale e devastante frusta, unica arma a munizioni infinite. In realtà, nel corso dell’avventura, ci sono altre tre armi che potremo raccogliere ma hanno una durata limitata e sono presente in un’unica occasione ciascuna. Questo si traduce in una scarsa variabilità nel combat system. Per fortuna, livelli e boss sono discretamente diversi e regalano un’esperienza che spinge ad andare avanti per svelare le diverse trovate creative degli sviluppatori. 

Earnest Evans Collection, recensione (PlayStation 5)

El Viento, invece, è il migliore dei tre. Seppur il più “anziano”, è quello più completo nonché impegnativo e appagante. Sì, anche qui ci sono difficoltà di feedback, soprattutto nelle fasi platform e negli scatti in avanti, non proprio precisi. Per nostra fortuna, il modello da “ragdoll” di Earnest Evans non è presente. Al suo posto la protagonista, Annet, può sì accovacciarsi ma non può avanzare. Inoltre, alla frusta abbiamo dei boomerang affilati da poter spammare all’infinito a cui si sommano le magie.

Queste ultime, ancorate a una barra MP a ricarica automatica, rendono il titolo più vario e intrigante, considerando anche le diverse tipologie di magie che potremo sbloccare man mano. Sempre se non si cede all’uso dei “codici segreti”, presenti anche in questa collection e attivabili dal menù pausa. Inoltre, El Vient ha meno “continue” rispetto ad Earnest Evans e al termine degli HP si ricomincia comunque il livello dal principio. Il risultato è un’esperienza più ostica ma che viene affievolita e resa più accessibile dal rewind.

L’ultimo capitolo, Anett Futatabi, è quello meno iconico ma al contempo quello che voleva rivoluzionare un po’ la saga. La virata da picchiaduro 2D a scorrimento orizzontale va però a impoverire l’identità del titolo, rendendolo più monotono e prevedibile, soprattutto se messo a diretto confronto coi capisaldi del genere. D’altronde Anett Futatabi rimane un po’ una via di mezzo, seppur poco coraggioso. Inoltre, è anche il capitolo più ostico con sbalzi di difficoltà, legati soprattutto ai boss, che rendono l’esperienza complessiva facilmente frustrante.

Earnest Evans Collection, recensione (PlayStation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, Earnest Evans Collection è un colpo al cuore. Le cut scene funzionano e rievocano l’immaginario anime anni ‘80 e ‘90 che da sole valgono l’intero pacchetto, dandogli un’identità nostalgica sicuramente efficace. D’altrocanto, sul versante ludico, non tutto funziona. Alcuni scenari risultano sciapi e confusi e non sempre è chiaro con cosa poter interagire, siano esse porte o piattaforme. Senza contare l’avventura di Evans dove si può usare la corda come rampino in determinati punti che non sempre son facilmente identificabili. 

Da ricordare che il titolo non ha subito alcun ritocco grafico e quindi tutto è come al tempo dell’uscita originale. è possibile comunque applicare un filtro o metter mano alle dimensioni dello schermo. Il sonoro rievoca il passato con efficacia, risultando nostalgico e coerente con la messa in scena. Peccato per i già citati problemi di sincronia. Da segnalare, infine, la totale assenza della lingua italiana all’interno dei singoli giochi. Sì, l’interfaccia nuova è in italiano ma l’esperienza complessiva è tutta in inglese.

Scopri tutto su Earnest Evans Collection
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Earnest Evans Collection
6.3
Grafica 6.5
Sonoro 7
Longevità 6.5
Gameplay 5
Aspetti positivi Cut scene stile anime molto nostalgiche ed evocative Ideale per chi vuole scavare con fedeltà nel passato del medium La nuova interfaccia rende tutto più accessibile e “comodo”
Aspetti negativi Gameplay invecchiato abbastanza male Difficoltà mal calibrata Bug e problemi tecnici vari
Considerazioni finali
Earnest Evans Collection è pensato a chi vuole scavare nel passato rivivendolo con assoluta fedeltà nei pro e contro. Le aggiunte con l’interfaccia inedita regalano un’esperienza più accessibile andando ad affievolire la frustrazione e una difficoltà di fondo non sempre ben bilanciata. Nonostante ciò, parliamo di tre titoli non invecchiati benissimo seppur dotati di cut scene veramente sceniche e nostalgiche.

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