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Lettura Duskfade, recensione (PlayStation 5)
 
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Duskfade, recensione (PlayStation 5)

Un action platform come i bei tempi

Pasquale Aversano 2 ore fa Commenta! 11
 
duskfade
8
Duskfade
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Sviluppato da Weird Beluga e pubblicato da Fireshine Games, Duskfade irrompe con un fascino nostalgico di tutto rispetto con l’aggiunta di un mix di gameplay che guarda con cura alla contemporaneità. Il risultato è un viaggio insieme a un duo inedito, Zirian e il suo fidato Cucù meccanico, che ha saputo ammaliarci e sorprenderci. Pronto a scoprire la nostra recensione per PlayStation 5? Si parte per una nuova e fantastica avventura!

Contenuti
Duskfade tra tante ispirazioni, una storia nuovaUn gameplay ben mixato Grafica e sonoro

Duskfade tra tante ispirazioni, una storia nuova

Togliamoci subito i sassolini dalle scarpe: sì, Duskfade prende spunto da diversi altri giochi e sì, questo crea un effetto nostalgico non di poco conto. Per la precisione, tra tutti gli elementi del gioco, il primo che spicca tra tutti è il richiamo a Kingdom Hearts. Il protagonista e soprattutto la sua arma, ricordano Sora e il suo Keyblade mentre i nemici che andrà ad affrontare, sembrano una sorta di heartless. C’è anche una retrospettiva legata ai sentimenti che qui però assume tutt’altre sfumature che andremo ad approfondire a breve.

Altri richiami videoludici li vediamo in Jak & Daxter e Ratchet & Clank. Per la precisioni parliamo del fatto che anche in Duskfade abbiamo un duo di protagonista i quali rievocano i battibecchi delle coppie appena citate. E tutte e tre le coppie si ritrovano ad affrontare un’avventura in 3D stracolma di magia con un umorismo trasversale e adatto a tutte le età. Ecco, tutte queste similitudini per noi sono un punto a favore. Duskfade riesce a riportarci all’epoca d’oro della PlayStation 2 ma lo fa cercando di creare qualcosa di proprio.

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Duskfade, recensione (PlayStation 5)

Ed eccoci quindi a conoscere Zirian, il giovane protagonista di Duskfade. Un ragazzo sognatore, speranzoso, ingenuo ma che riuscirà gradualmente a maturare affrontando incontri e situazioni che lo porteranno a mettere in discussione il suo passato e soprattutto il rapporto con la sorella Allira. Ma Duskfade va anche oltre sorprendendo man mano che si procede in quanto riesce a raccontare il lutto con intelligenza e con una rispettosa leggerezza che lo rende, ancora una volta, adatto a tutti.

Non entriamo troppo nei dettagli ma saprà emozionarvi. Detto ciò, Duskfade inizia con Zirian impegnato a consegnare dei biscotti alla sorella Allira che, da quando è morto il nonno che ha cresciuto entrambi, sembra essersi chiusa in casa in preda a chissà quali progetti. Ecco, dall’ennesimo rifiuto della sorella di uscire dalla stanza… la situazione degenera improvvisamente. Dal nulla sbuca un’enorme torre a sua volta avvolta da diverse e gigantesche catene dorate. Allira risulta inoltre scomparsa mentre in compagnia di uno sbandato e confuso Zirian, c’è Cucù uno stravagante volatile meccanico parlante che non sembra avere idea di cosa sia e di quale possa mai essere la sua funzione.

Duskfade, recensione (PlayStation 5)

Entrambi hanno uno scopo in comune: trovare Allira. Il ragazzo desidera ritrovare la sorella in quanto è tutto ciò che gli rimane della sua famiglia. Cucù, invece, pensa di essere frutto dell’ingegno della sorella stessa. Davanti ai due però c’è un’avventura magica che li porterà in quattro biomi differenti. L’obiettivo è localizzare la fonte delle singole catene e spezzarle per liberare l’accesso alla misteriosa torre che, probabilmente, è anche la prigione della stessa Allira. 

A impreziosire il tutto, abbiamo una macro narrazione di sfondo caratterizzata dalla lore stessa del gioco che vede gli Orologiai e il loro misterioso passato raccontare i ruderi in cui andremo a muovere passo. D’altronde, nel mondo di Duskfade gli umani sembrano essere scomparsi e al loro posto ci sono delle buffe e spesso codarde, nonché divertenti, creature a forma di nuvola. Queste abitano l’hb centrale del gioco, una città che vedremo mutare man mano che spezzeremo le catene andando così a intaccare l’eterna notte che è calata sul mondo insieme alla comparsa della stessa torre.

Insomma, tanta magia e misteri da svelare alimentati da un sistema di collezionabili molto ampio e che vede tra i tanti una sorta di “eco” con dentro dei dialoghi passati. Nel dettaglio, sono dialoghi provenienti dai dodici, ossia i Mastri Orologiai del passato. Ma, ancora una volta, ci fermiamo qui per non svelare troppo. Ti basti sapere che il titolo spinge a esplorare e scoprire tutto per dar forma a un mosaico narrativo mai troppo complesso o vacuo ma, anzi, coeso e magico. Proprio come un tempo.

Duskfade, recensione (PlayStation 5)

Un gameplay ben mixato 

Duskfade è un action adventure in terza persona 3D che mette al centro l’esplorazione. Un’esplorazione a 360° gradi e che vede una graduale evoluzione in modo simile a quanto avviene in un metroidvania. Questo perché Zirian andrà man mano ad apprendere nuove abilità che potenzieranno l’esplorazione stessa: dal grindare sui binari fino al demolire cristalli arancioni altrimenti infrangibili, il mondo di gioco saprà sorprenderci di run in run e confidiamo che sarete incitati a ottenere il 100% di tutto e quindi di scoprire ogni singolo angolo finemente elaborato dagli sviluppatori.

D’altro canto, questa graduale introduzione di potenziamenti che vanno anche a modificare il combat system, rendono le prime fasi di gioco abbastanza anonime e limitate. In poche parole: il meglio, ludicamente parlando, viene nella seconda parte. Ciò non toglie che Duskfade sia un gioco estremamente consapevole delle proprie potenzialità e dei propri obiettivi, oltre a trasudare passione e ingegno. Banalmente, i vari biomi sono suddivisi in livelli interconnessi tra loro e discretamente lineare.

Duskfade, recensione (PlayStation 5)

Eppure è una linearità che cede spesso a aree aperte e tutte da esplorare, traboccanti di misteri, percorsi opzionali e una varietà di collezionabili come non se ne vedevano da tempo. Abbiamo le classiche “monete” da investire insieme a relativi gettoni “potenziamento” per far upgrade alle abilità e all’equipaggiamento del nostro giovane protagonista ma anche collezionabili dedicati alla colonna sonora, ai costumi e quindi alla personalizzazione estetica di Zirian, al colore della nostra Lancetta, l’arma che assomiglia al Keybalde e tanto altro.

E visto che l’abbiamo citata, Lancetta è un’arma la cui impugnatura e modo di essere trasportata da Zirian, non può che richiamare, ancora una volta, Sora e il suo Keybalde. Anche il combat system è action e caciarone in modo simile a quanto visto in Kingdom Hearts anche se qui il sistema è un po’ più semplice e quindi distante dalle regole di un gioco di ruolo. Sì, Cucù funge da piccolo supporto e avremo a nostra disposizione diverse abilità d’attacco da equipaggiare e sfruttare con tanto di barra “blu” a ricarica automatica da tener d’occhio, ma speravamo in qualcosa di ancor più articolato.

Duskfade, recensione (PlayStation 5)

Sia chiaro, non è un brutto combat system, anzi è veloce, scenico, divertente e anche appagante. D’altronde, non è neanche così semplice come può sembrare nelle prime battute. Ci saranno momenti in cui si potrà sudare freddo, circondati da vari nemici dotati di difese e attacchi di vario genere che in gruppo possono dar filo da torcere. Eppure, è con le boss fight che Duskfade offre il meglio di sé. Ad esclusione di alcuni specifici boss, gran parte degli altri mixa alla grande tutto quanto offre il gameplay del gioco.

Ecco quindi che non basta solo studiare i pattern d’attacco del nemico di turno ma anche, e soprattutto, padroneggiare come l’arena muta al mutare della situazione. Platform e action si fondono in un amalgama che non si vedeva da un po’. Nulla di concretamente inedito o mai visto eppure funziona, diverte e offre una buona varietà di situazioni. 

Duskfade, recensione (PlayStation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, Duskfade offre un mondo vario e piacevole da vivere. Giochi di luce e ombra sono tra le protagoniste e riescono a dare buon lustro alle varie situazioni. Anche le animazioni sono convincenti. E sì, l’effetto nostalgia emerge con brutalità anche qui e funziona molto bene. La magia è palpabile e potenziata anche da una scelta “punk” che vede meccanismi legati al mondo degli orologi invadere quasi ogni aspetto del gioco. 

Considerevole anche la vastità di alcune aree strutturate anche verticalmente e che ben si sposano a balzi, doppi balzi e dash con il protagonista che spicca letteralmente nel vuoto tra trappole di vario genere e situazioni ben variegate. Meno vario, invece, il bestiario dei nemici che si assomigliano un po’ troppo tra loro ad eccezione dei boss. Il sonoro, invece, offre un buon doppiaggio in inglese e delle sonorità gradevoli, coerenti ed efficaci. 

Da segnalare anche la graditissima presenza dei sottotitoli in lingua italiana, tra l’altro ben tradotti e con solo piccoli errori di scarso valore. Quasi del tutto assenti i bug con giusto qualche compenetrazioni. Zero crash e nessun rallentamento di sorta da segnalare. Insomma, un titolo che anche tecnicamente si mostra solido e fluido.

Scopri tutto su Duskfade
duskfade
Duskfade
8
Grafica 8
Sonoro 8
Longevità 8
Gameplay 8
Aspetti positivi Nostalgico, divertente e magico Mix di gameplay solido, vario e immediato Boss fight d’impatto e ben elaborate Presenza sottotitoli in lingua italiana
Aspetti negativi Prima parte leggermente più anonima Il combat system poteva essere ancora più articolato
Considerazioni finali
Duskfade lo promuoviamo non solo per averci riportato con efficacia indietro nel tempo ma anche per averci offerto un’avventura magica ed emozionante impreziosita da un gameplay solido, veloce, vario e divertente. Un titolo che dona nuova vita a un genere non più “vivo” come un tempo ma che, come dimostrano Zirian e Cucù, può offrire ancora molto. Consigliato tanto ai nostalgici quanto ai neofiti e non lasciatevi scoraggiare da una prima parte leggermente anonima.

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