Sviluppato da Exe Create Inc. e pubblicato da Kemco, Dragon Spira rientra pienamente nell’ormai immenso catalogo di giochi di ruolo old school in 2D firmati Kemco stessa. Questa volta, a spiccare come elemento “originale” dell’opera è una sorta di tabellone con caselle e punti alla Mario Party dove far avanzare il nostro personaggio accumulando esperienza e bonus di vario genere. Noi abbiamo affrontato questa nuova epopea in salsa fantasy su Nintendo Switch e questa è la nostra recensione! Pronto a salvare il mondo per l’ennesima volta?
Dragon Spira e una nuova avventura fantasy
Dragon Spira prova a raccontare una storia che possa coinvolgere e trascinare fino alla fine ma inciampa in diverse problematiche. La prima e più impattante, è l’eccessiva verbosità di alcuni momenti. Orfano di qualsiasi sprite in 2D o vago sentore da visual novel come altri titoli firmati sempre Kemco, Dragon Spira sceglie di far parlare direttamente i personaggi in pixel art con animazioni sì nostalgiche ma anche molto primitive e ridondanti. Questo, accompagnato a lunghi minuti di battute ben poco emozionanti, appesantiscono non poco lo scorrere delle vicende.
Il problema è che i personaggi stessi, partendo proprio dal protagonista, abusano di cliché e faticano a distinguersi dal vasto oceano di titoli simili, molti dei quali, ancora una volta, proprio proposti da Kemco stessa. Ma volendo procedere con ordine, andiamo a osservare la macro trama di Dragon Spira. Circa mille anni fa, un essere divino creò il mondo e sei particolari uova. Da queste, nacquero le Bestie Spirituali incaricate dal divino stesso di vegliare sul creato preservandone la pace e la prosperità.

Ma le Bestie si ritrovarono a ribellarsi venendo così punite dal loro creatore e sigillate nuovamente all’interno delle rispettive uova. Non solo, deluso, il divino abbandonò del tutto il mondo, lasciando al suo posto l’umanità, una Spada Divina e il Seme della Speranza. Questi tre elementi, neanche a dirlo, andranno a collegarsi fra loro vedendo come artefice principale proprio noi: l’eletto di turno, nonché nuovo futuro eroe del creato. Come avrai potuto notare, il canovaccio narrativo di Dragon Spira non spicca affatto per originalità e l’assenza di personaggi realmente unici e carismatici, non fa che aggravare il tutto.
Nasce così una storia abbastanza telefonata e prevedibile, quasi del tutto priva di mordente e dal ritmo in alcuni casi esageratamente compassata. In poche parole, la narrazione sembra quasi secondaria se non fosse che occupa decisamente più spazio del previsto smarrendosi in giri di parole poco necessari e che non riescono a stendere una lore realmente accattivante. Detto ciò, è bene scoprire com’è il gameplay del nuovo titolo Kemco!

Un classico con un tabellone da gioco
Dragon Spira è un gioco di ruolo di stampo estremamente classico, in pixel art 2D e con combattimenti rigorosamente a turni a cui si sommano incontri casuali con nemici invisibili a schermo. Un sistema quindi molto classico e ben poco originale ma che ha il vanto di poter risultare facilmente nostalgico oltre che accessibile e facile da padroneggiare. D’altronde l’interfaccia stessa è ormai tipica dei titoli Kemco, celando al suo interno anche attività giornaliere oltre allo shop che collega a DLC opzionali con cui agevolare l’esperienza di gioco, soprattutto le tediose fasi di grinding.
Tra attacchi semplici, abilità, personaggi con relative statistiche ed equipaggiamenti di vario genere, a spiccare in Dragon Spira è il tabellone dell’esperienza. Trattasi di un tabellone multicolore con caselle in perfetto stile Mario Party che sembra cozzare con quasi tutto il resto del titolo. La funzione è quella di investire determinati punti ottenuti trionfando in battaglia per far progredire il nostro team incassando di volta in volta determinati bonus in termini di statistiche o anche di oggetti.

Un sistema sicuramente interessante ma fine a se stesso e che diventa presto parte di un loop ormai noto al genere, ossia quello di investire i punti esperienza raccolti. Così come è abbastanza prevedibile il sistema di esplorazione proposto dal titolo. Dalla macro mappa di gioco alle città, passando per i decisamente poco ispirati dungeon, Dragon Spira riprende gli elementi classici di un fantasy e li ripropone con una certa pigrizia non riuscendo a spiccare in identità neanche col bestiario, decisamente troppo standard e “già visto”.
Non migliorano i dungeon, spesso monocromatici o con un eccessivo riciclo di asset grafici, appesantiti da percorsi scarsamente ramificati. Da segnalare, invece, la possibilità di allevare e far crescere una Bestia Spirituale, con tanto di evoluzioni legate però alla storia stessa. Il tutto quasi in stile Pokémon seppur con le dovute differenze. Nota finale in merito alla natura stessa del titolo che, come gran parte delle opere Kemco, è pensato principalmente per il mondo mobile venendo poi successivamente trasportata su console.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Dragon Spira usa una pixel art molto semplice, nostalgica ma anche poco originale e abbastanza anonima. Il risultato finale è quindi funzionale all’esperienza ma fatica a restare nella memoria. Stesso discorso per le animazioni, fin troppo semplici e per il bestiario, boss inclusi, quasi tutti “già visti” in altre forme. Discorso analogo anche per il sonoro che svolge il suo dovere senza grossi balzi di originalità.
In compenso, le musiche raramente risultano ridondanti o fastidiose. Risulta invece abbastanza fastidiosa, la totale mancanza della lingua italiana. Il motivo è, ancora una volta, legato alla verbosità del titolo che, seppur usi frasi facilmente comprensibili, richiede un impegno maggiore per essere compreso al meglio.
