Sviluppato da HEXADRIVE Inc. in sinergia con Square Enix che ne è anche il publisher, Dragon Quest VII Reimagined è il ritorno in grande stile di uno dei capitoli più controversi dell’iconica saga di gioco di ruolo giapponese. In questo caso, ci troviamo dinanzi non solo a un remake ma a una sorta di rielaborazione tanto grafica quanto contenutistica e persino narrativa che mira a restaurare, migliorare e modernizzare un titolo che merita, oggi più che mai, di essere scoperto. Noi siamo così tornati sulle isole del settimo capitolo di Dragon Quest su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione. Pronto a un nuovo ed emozionante viaggio?
Dragon Quest VII Reimagined ci riprova ancora
Non è la prima volta che il settimo capitolo della saga di Dragon Quest prova a tornare. Parliamo, infatti, di un titolo nato nel 2000, sviluppato da Heartbeat e ArtePiazza e pubblicato dall’allora Enix su PlayStation. Originariamente, il titolo rientrava nei canoni estetici e ludici classici che da sempre avevano caratterizzato la saga, presentando scenari e personaggi in pixel art. Il titolo è diventato famoso per essere tra i capitoli più divisivi della saga, sia per questioni di ritmo narrativo, in alcuni casi fin troppo lento e dispersivo sia per la mole di contenuti e di storie.
Nel 2016, Dragon Quest VII che, fino ad allora, non era mai approdato in Occidente, sbarca in tutto il mondo grazie a un remake per Nintendo 3DS. Si tratta di un lavoro complesso e certosino che vede la pixel art sostituita da un 3D cartoonesco con tanto di rielaborazione totale delle aree di gioco. Fu messa mano anche al sistema ludico, modificando i combattimenti casuali e inserendo i nemici su schermo così come furono limate e/o eliminate alcune sottotrame con l’intento di diminuire l’effetto “dispersione” e velocizzarne il ritmo.

Il risultato finale ha portato il capitolo della saga ad avere una nuova attenzione ma impattando contro i suoi stessi problemi. Ancora una volta, infatti, il ritmo narrativo permane altalenante con lunghe fasi di stanca a cui si somma l’inevitabile confronto con Dragon Quest VIII che ha settato tutt’altri standard per la saga e il mondo dei giochi di ruolo. Non ne esce comunque totalmente sconfitto ma non ottiene la dovuta attenzione. Il motivo per cui oggi parliamo di Dragon Quest VII Reimagined è perché gli sviluppatori hanno deciso di effettuare un ulteriore remake.
Questa volta però, oltre a un ennesimo restyling totale della grafica, ancora più invasivo rispetto a quanto effettuato per l’edizione destinata al Nintendo 3DS, c’è stato molto più coraggio nel riaffrontare l’intero intreccio narrativo, amputando completamente le parti ritenute più superflue e accessorie e cercando di massimizzare l’attenzione sul filone principale della storia. Il motivo è che, asciugata e guardata nella sua interessa, la narrazione di Dragon Quest VII Reimagined non è affatto male e, ancora oggi, ha molto da condividere.

Purtroppo, e lo anticipiamo subito, nonostante le innegabili operazioni di “taglia e cuci”, che tra l’altro risultano perfettamente coerenti e rispettose del materiale originale, il titolo continua ad arrancare sulla questione del ritmo. Già le fasi iniziali, infatti, procedono fin troppo lentamente, introducendo un cast di personaggi che richiede molto tempo prima di iniziare a fornire una caratterizzazione più profonda e meno superficiale, ad esclusione del classico protagonista muto che raramente brilla per presenza e utilità narrativa.
Chi riuscirà ad andare oltre le lungaggini e un inizio non proprio esaltante, troverà comunque un ottimo esponente dei giochi di ruolo giapponesi. Parliamo infatti di un titolo longevo e dotato di tante piccole storie che, soprattutto nelle fasi finali, premieranno chiunque sarà riuscito ad arrivare fino alla fine, mostrando un mosaico narrativo non da sottovalutare. Molto lodevole anche la sfaccettatura di tematiche affrontate con alcune virate anche su argomenti più seri considerando lo standard della saga.

Un vero remake, tra classico e moderno
Dragon Quest VII Reimagined è un gioco di ruolo in terza persona 3D con combattimenti a turni (ma coi nemici presenti su mappa, ad esclusione di quelli nel mare) che recupera lo schema originale mixandolo con il primo remake e dando vita a qualcosa di nuovo e identitario. Se la base, ossia l’ossatura ludica è praticamente la stessa, dall’altra abbiamo una serie di interventi tecnici che esprimono il massimo soprattutto nell’interfaccia e in alcune scelte inedite per l’intera saga. Dalla borsa di oggetti comune a tutti fino a una struttura di esplorazione ancora più comoda e snella del solito. Tutto mirato a rendere il titolo più moderno, accessibile ma anche fedele al passato.
Un qualcosa di potenzialmente difficile, considerando quanto ferocemente è ancorato al sistema classico il settimo capitolo in analisi eppure, dopo innumerevoli ore spese insieme al vivace cast di personaggi, possiamo affermare che Dragon Quest VII Reimagined è un vero remake. Un titolo interamente ripensato e che ripercorre con fedeltà e rispetto il materiale originale, azzardando alcune scelte e riuscendo a offrire un pacchetto in grado di soddisfare nostalgici e neofiti.
Sia chiaro, parliamo ancora di un titolo fortemente legato a statistiche e grinding, dove l’equipaggiamento aggiornato fa la differenza insieme a un sapiente utilizzo di abilità e magie che vanno a intaccare l’immancabile barra MP dei protagonisti. Eppure tutto è più immediato, pratico e divertente. Non solo perché possiamo velocizzare le battaglie o addirittura mandarle in “auto” ma anche perché i nemici più deboli potranno essere abbattuti stesso su mappa o nel dungeon con un attacco anticipato. Questo è un elemento sempre più diffuso e che smorza non poco l’inevitabile grinding e/o backtracking.

Anche l’inventario, finalmente comune, taglia tutti i tempi morti di gestione delle risorse e rende tutto molto più comodo e intuitivo. L’interfaccia dei menù in generale è stata completamente rivista e resa più moderna e fresca, oltre che snella e intuitiva. A ciò si aggiunge un sistema di mappe, inclusa quella di dungeon e città, meravigliosamente riprodotte e molto più comoda da consultare. Inoltre, ci sarà sempre un indicatore a guidarci per il prossimo punto dell’avventura, evitando ore e ore di gironzolamenti inutili per le scarse informazioni ricevute in game.
Buono anche l’intervento sugli enigmi ambientali, ora più veloci ma ugualmente sfidanti e, soprattutto, meno “soporiferi”. Il tagli di contenuti, che vede un numero ridotto di isole e storie, nonché di attività collaterali, giova al ritmo del titolo e regala un percorso ludico più serrato e veloce ma ugualmente longevo. C’è tantissimo da fare e imparare, da un sistema di classi in continua espansione e personalizzabile, con tanto di level up dedicati e mosse sbloccabili esclusive, a un sistema di “cuori di mostri” da equipaggiare come accessori per ottenere ulteriori bonus e vantaggi in game. Per quanto riguardo le classi, da segnalare quella del Monster Master che permette di evocare proprio le iconiche creature del titolo.
E Dragon Quest VII Reimagined non elemosina nulla in termini di bestiario. Ritroveremo gran parte delle creature iconiche del brand a cui si aggiungono nuove bestiole tutte con proprie strategie d’attacco. Inutile dirlo, è nelle boss fight che titolo alza l’asticella del “dolore” con risultati appaganti anche per chi è nuovo al genere. Ed è durante gli scontri più impegnativi che emerge la possibilità di ottenere un bonus d’azione extra, legata alla classe d’appartenenza e che permette ai personaggi che vengono avvolto da un’aura blu, di scatenare potenti bonus temporanei e provare così a rovesciare le sorti dello scontro.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Dragon Quest VII Reimagined colpisce subito. La scelta stilistica in 3D, meno cartoonesca ma ugualmente deformed e la volontà di sfruttare un sistema simil diorama, tutto in 3D e in terza persona con visuale isometrica per buona parte orientata, è sia fedele all’impostazione classica sia contemporanea e appetibile per i palati più moderni. Un connubio che innegabilmente funziona, al netto di qualche trasposizione non proprio efficace dei personaggi, tra cui il principe Kiefer che assomiglia un po’ troppo a Lord Farquaad, il cattivo di Shrek.
Al netto di queste piccolezze, l’intero impianto grafico e tecnico di Dragon Quest VII Reimagined ne esce vittorioso. La mole di ambientazioni rivisitate, dentro e fuori, offre una varietà innegabile, nonostante l’inevitabile riciclo di asset, soprattutto per le abitazioni e per i personaggi secondari, ormai tutti fortemente iconici. Buone le animazioni, soprattutto quelle in battaglia e dei vari nemici. Un sistema questo, che potrebbe sposarsi benissimo per altri titoli come quello dei Pokémon di vecchia generazione. Il diorama, infatti, racchiude alla perfezione l’essenza nostalgica e la evolve in modernità senza snaturarla.
A tutto ciò, si somma l’impianto sonoro tipico della saga che, nonostante qualche leggero ritocco, permane identitario al massimo. Dai rumori di passaggio da una zona all’altra fino alle musiche orchestrale e ai numerosi jingle, tutto urla “Dragon Quest” e chi ha vissuto la saga in passato, si sentirà subito a casa. Molto buono anche il doppiaggio che dona un boost extra alla caratterizzazione dei personaggi. Infine, da segnalare la sempre gradita presenza dei sottotitoli in lingua italiana.
