C’è un momento preciso in cui capisci che un gioco non ti lascerà andare. Con Dragon Quest VII Reimagined quel momento arriva presto, ma non fa rumore. Nessuna esplosione iniziale, nessun colpo di scena urlato. Solo una domanda semplice e inquietante: possibile che il mondo finisca qui?
Da lì in avanti, il tempo smette di essere tuo.
Dragon Quest VII Reimagined non corre. Ed è proprio questo il suo atto di forza. In un mercato che spinge a consumare esperienze in fretta, questo JRPG sceglie un’altra strada: ti osserva, aspetta che tu rallenti, poi ti trascina dentro una storia che cresce senza chiedere permesso.
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Il punto di partenza è minuscolo.

Sei il figlio di un pescatore sull’isola di Estard. Nessun eroe predestinato, nessuna minaccia cosmica immediata. Poi scopri il Tempio dei Misteri, tocchi frammenti di pietra e il passato inizia a sanguinare nel presente. Terre cancellate, civiltà dimenticate, errori mai corretti. Ogni viaggio indietro nel tempo non è un capitolo separato: è una cicatrice che decide cosa esisterà dopo.
La scelta di una grafica in stile diorama non è decorativa.
Serve a farti leggere il mondo come una mappa viva, dove ogni dettaglio conta. Villaggi, foreste e rovine non sono riempitivi: sono indizi. Il design dei personaggi, fedele allo stile di Akira Toriyama, rende tutto riconoscibile al primo sguardo, ma sotto quella superficie colorata c’è una storia che non addolcisce le conseguenze.
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Il sistema di combattimento resta a turni, ma è più intelligente di quanto sembri. Le battaglie scorrono rapide, senza pause inutili, e il doppio mestiere cambia il modo in cui costruisci il party. Non scegli più un ruolo e basta: li combini. Attacco e supporto, magia e controllo. Ogni decisione plasma il ritmo degli scontri e il modo in cui affronti le esplorazioni. Non premi pulsanti a caso, prendi posizione.
Un dettaglio che pesa più di quanto sembri è la possibilità di eliminare i nemici più deboli direttamente sul campo. È una scelta di rispetto verso il giocatore: il gioco resta lungo, ma smette di essere dispersivo. E quando un JRPG supera facilmente le decine di ore, questo equilibrio fa la differenza tra stanchezza e coinvolgimento.
Un remake che non corre, ma colpisce dove conta

La Digital Deluxe Edition aggiunge un elemento spesso sottovalutato: il tempo. Le 48 ore di accesso anticipato non servono a vantarsi, servono a entrare nel mondo quando tutto è ancora silenzioso. Niente spoiler, poche guide, nessun percorso già tracciato. È l’esperienza più vicina possibile a quella di un’avventura non contaminata. I contenuti extra non rompono il bilanciamento, ma ampliano le opzioni iniziali, lasciandoti più spazio di manovra.
Questo remake funziona per due tipi di giocatori molto diversi. Chi conosce l’originale ritrova una storia enorme, ripulita dai passaggi più ostici e resa leggibile senza perdere profondità. Chi entra per la prima volta scopre un JRPG che non semplifica il pensiero, ma lo accompagna. Non ti prende per mano, ti cammina accanto.
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La verità è che Dragon Quest VII Reimagined non cerca di piacere a tutti. Non ha fretta di conquistarti. Ti offre un mondo frammentato e aspetta che sia tu a volerlo rimettere insieme. Ed è proprio questa pazienza, oggi, a renderlo pericolosamente irresistibile.
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