Artorias è uno dei personaggi più importanti e tragici di Dark Souls, anche se quando il giocatore esplora Lordran la sua storia appartiene ormai al passato. È ricordato come Artorias il Camminatore dell’Abisso, uno dei quattro cavalieri di Gwyn e l’eroe che avrebbe affrontato l’Oscurità salvando Oolacile.
Il DLC Artorias of the Abyss, però, cambia completamente il significato della sua leggenda. Viaggiando nel passato scopriamo che Artorias non riuscì a sconfiggere Manus e non fu lui a fermare l’Abisso di Oolacile. Il cavaliere fallì, venne corrotto e sacrificò le proprie ultime forze per salvare Sif. Sarà invece il Non Morto Prescelto a compiere le imprese che, secoli dopo, verranno attribuite proprio ad Artorias.
È questa distanza tra mito e realtà a rendere Artorias molto più interessante di un semplice guerriero leggendario e a spiegare perché il suo nome continui a essere centrale nella lore di Dark Souls.
Chi è Artorias in Dark Souls?
Sir Artorias è uno dei quattro cavalieri al servizio di Gwyn, Lord dei Tizzoni, insieme a Ornstein l’Ammazzadraghi, Gough l’Occhio di Falco e Ciaran, la Lama del Lord.
È conosciuto soprattutto con il titolo di Camminatore dell’Abisso, o Abysswalker, perché riusciva a entrare nell’Abisso senza esserne immediatamente inghiottito. La sua storia è legata alla lotta contro l’Oscurità, agli Spettri Oscuri di Petite Londo e soprattutto agli eventi che portarono alla distruzione di Oolacile.
Artorias combatteva utilizzando un enorme spadone e un grande scudo ed era accompagnato dal Grande Lupo Grigio Sif, probabilmente il legame personale più importante di tutta la sua storia.

Perché Artorias viene chiamato Camminatore dell’Abisso?
Il titolo di Artorias deriva dalla sua capacità di affrontare l’Abisso, qualcosa che un normale guerriero non potrebbe fare senza una protezione particolare.
Nel presente di Dark Souls il giocatore stesso ne ha una dimostrazione molto concreta: per raggiungere l’Abisso nelle Rovine di Petite Londo e affrontare i Quattro Re è necessario indossare il Patto di Artorias, l’anello ottenuto dopo aver sconfitto Sif.
La leggenda vuole quindi Artorias come il cavaliere capace di inoltrarsi dove gli altri non potevano sopravvivere e come grande nemico degli Spettri Oscuri. Questa parte della sua fama non nasce dal nulla: Artorias aveva effettivamente combattuto contro l’Abisso prima degli eventi di Oolacile.
Il problema è che la sua impresa più famosa viene raccontata in maniera molto diversa da come si svolsero realmente gli eventi.
Artorias e Sif: perché il lupo è così importante?
Il rapporto tra Artorias e Sif è uno degli elementi più tragici della storia di Dark Souls. Sif non è semplicemente un animale associato al cavaliere: lo accompagna personalmente nella spedizione a Oolacile e rimane al suo fianco quando la missione precipita.
Quando Artorias viene sopraffatto dall’Abisso, utilizza il proprio grande scudo per creare una barriera protettiva intorno a Sif. In questo modo salva il lupo dalla corruzione, ma rinuncia contemporaneamente a una parte fondamentale del proprio equipaggiamento proprio mentre lui stesso sta soccombendo all’Oscurità.
Quando il giocatore raggiunge Sif nel passato può liberarlo dalla barriera. Successivamente il lupo può persino essere evocato durante lo scontro contro Manus, rafforzando ulteriormente il legame tra queste vicende.
Secoli dopo, nel presente di Dark Souls, Sif continua invece a vegliare sulla tomba di Artorias.
C’è inoltre un dettaglio particolarmente doloroso: se il giocatore ha salvato Sif nel DLC prima di affrontarlo nel presente, la sequenza introduttiva della boss fight cambia. Sif riconosce il Non Morto Prescelto, ma combatte comunque contro di lui.
Il gioco non dichiara esplicitamente ciò che pensa il lupo, ma la scena suggerisce fortemente che Sif sappia chi ha davanti e che lo scontro abbia quindi un significato completamente diverso rispetto a una normale battaglia contro un boss.
Cosa succede ad Artorias a Oolacile?
La tragedia di Artorias si consuma durante gli eventi di Oolacile, diversi secoli prima dell’avventura principale di Dark Souls.
La popolazione della città risveglia un essere primordiale che diventerà noto come Manus, Padre dell’Abisso. La sua Umanità fuori controllo genera un nuovo Abisso che inizia rapidamente a contaminare Oolacile e i suoi abitanti.
Artorias interviene per contrastarne l’espansione. Porta con sé Sif e affronta Manus, ma questa volta persino il Camminatore dell’Abisso si trova davanti a qualcosa che non riesce a dominare.
Artorias viene sconfitto.
Riesce a mettere in salvo Sif utilizzando il proprio scudo, ma viene progressivamente corrotto dall’Oscurità. Quando il Non Morto Prescelto arriva a Oolacile, la figura leggendaria celebrata nel futuro praticamente non esiste più.
Perché Artorias fallisce contro l’Abisso?
È importante distinguere la fama di Artorias dall’idea che fosse completamente immune all’Abisso. Non lo era.
Artorias possedeva mezzi che gli consentivano di affrontare l’Oscurità e aveva già maturato esperienza nella lotta contro di essa, ma la minaccia rappresentata da Manus si rivelò superiore alle sue possibilità.
Ed è proprio il fallimento a trasformare il personaggio. FromSoftware non racconta un cavaliere invincibile improvvisamente sconfitto per convenienza narrativa, ma un uomo che tenta comunque di completare una missione oltre i propri limiti.
Quando capisce di non poter vincere, il suo ultimo vero gesto eroico non è fermare Manus: è salvare Sif.
Lo scontro contro Artorias
Quando incontriamo Artorias nel DLC, la corruzione ha ormai trasformato profondamente il cavaliere.
La sua armatura è contaminata dall’Abisso, non utilizza più il grande scudo e uno dei suoi arti appare gravemente compromesso. Nonostante questo, Artorias conserva una velocità e una capacità offensiva sufficienti a renderlo una delle boss fight più memorabili del primo Dark Souls.

Ma narrativamente il combattimento racconta qualcosa di ancora più importante: il giocatore non sta affrontando Artorias nel momento massimo della sua potenza.
Sta combattendo ciò che rimane di lui dopo la sconfitta contro Manus, il sacrificio compiuto per proteggere Sif e la successiva corruzione.
Dopo averlo sconfitto incontriamo anche Ciaran, un’altra dei quattro cavalieri di Gwyn, che raggiunge l’arena per rendere omaggio ad Artorias e chiede al giocatore di consegnarle la sua anima.
Chi sconfigge davvero Manus?
Questa è la parte fondamentale della storia: non è Artorias a sconfiggere Manus.
Artorias tenta di fermare il Padre dell’Abisso, ma viene battuto. Sarà il Non Morto Prescelto, arrivato dal futuro, ad attraversare Oolacile, sconfiggere Artorias ormai corrotto, raggiungere il Baratro dell’Abisso e affrontare Manus.
Dopo la sconfitta di Manus viene inoltre salvata Dusk di Oolacile. Eppure, nel futuro, queste imprese saranno associate soprattutto al nome di Artorias.
È uno dei grandi ribaltamenti narrativi di Dark Souls: il giocatore scopre di essere l’eroe dimenticato dietro la leggenda di un altro personaggio.
Artorias: mito e realtà a confronto
| La leggenda di Artorias | Ciò che scopriamo nel DLC |
|---|---|
| Artorias fermò l’Abisso di Oolacile | Artorias fallì e venne corrotto |
| Artorias sconfisse la minaccia dell’Abisso | Il Non Morto Prescelto sconfigge Manus |
| Artorias è ricordato come l’eroe di Oolacile | Il giocatore compie gran parte delle imprese attribuitegli |
| Il Camminatore dell’Abisso appare quasi invincibile | La sua storia dimostra invece che poteva essere sconfitto e corrotto |
| Sif custodisce semplicemente la sua tomba | Il DLC mostra il legame personale tra il lupo e Artorias |
Questo non rende Artorias un falso eroe.
Al contrario, rende la sua storia molto più interessante. Il cavaliere fallisce nel proprio obiettivo principale ma riesce comunque a compiere un ultimo gesto di sacrificio, scegliendo di proteggere Sif quando ormai non può più salvare se stesso.
La leggenda successiva modifica quindi la realtà, ma nasce comunque dalle azioni di un personaggio che aveva dedicato la propria vita alla lotta contro l’Abisso.

Perché Sif protegge la tomba di Artorias?
Nel presente di Dark Souls, Sif protegge la tomba di Artorias e il Patto di Artorias, l’anello necessario al giocatore per camminare nell’Abisso.
Alla luce di ciò che accade nel DLC, questo comportamento assume un significato molto più profondo. Sif è sopravvissuto proprio perché Artorias lo ha protetto e continua a custodire ciò che resta del proprio compagno secoli dopo la sua morte.
Per questo la boss fight contro Sif è diventata una delle sequenze più ricordate del gioco. Conoscere la storia di Oolacile trasforma quello che inizialmente può sembrare semplicemente uno scontro spettacolare contro un enorme lupo armato di spada in una conclusione estremamente malinconica del rapporto tra i due personaggi.
Artorias e Dark Souls 3: cosa rimane della sua leggenda?
L’influenza di Artorias non termina con il primo Dark Souls. Dark Souls III recupera esplicitamente la sua eredità attraverso diversi elementi legati al lupo, all’Abisso e alla Legione dei Non Morti di Farron.
Il collegamento più importante riguarda gli Abyss Watchers, i Guardiani dell’Abisso. La descrizione del set del Cavaliere del Lupo spiega che un cavaliere sconfitto lasciò dietro di sé il proprio sangue di lupo e la propria missione e che la Legione dei Non Morti di Farron venne creata per raccoglierne l’eredità.
Il riferimento ad Artorias è quindi deliberato: secoli dopo la sua morte, altri guerrieri continuano la stessa lotta contro l’Abisso.
In Dark Souls III possiamo inoltre ritrovare il Wolf Knight Set e lo Spadone del Cavaliere del Lupo, rendendo Artorias uno dei personaggi del primo capitolo la cui presenza simbolica rimane più forte nell’episodio conclusivo della trilogia.
Perché Artorias è così importante nella lore di Dark Souls?
Artorias funziona perché rappresenta perfettamente uno dei principi fondamentali della narrazione di FromSoftware: la storia che il mondo ricorda non coincide necessariamente con ciò che è accaduto davvero.
All’inizio conosciamo un eroe leggendario. Scopriamo poi un cavaliere sconfitto, mutilato e divorato dall’Abisso. Infine comprendiamo che quell’uomo non era meno eroico per aver fallito.
Non riuscì a salvare Oolacile. Non sconfisse Manus. Non tornò vittorioso dalla propria missione.
Ma quando tutto era ormai perduto salvò Sif sacrificando la propria ultima possibilità di difendersi.
Ed è forse proprio questo il motivo per cui, a distanza di anni, Artorias rimane uno dei personaggi più amati della saga.
Dove scoprire la storia di Artorias
La parte fondamentale della sua storia viene raccontata in Artorias of the Abyss, l’espansione del primo Dark Souls oggi inclusa direttamente in Dark Souls Remastered.
Se vuoi recuperare tutta la serie partendo dall’inizio, abbiamo spiegato anche in che ordine giocare Dark Souls e quale capitolo scegliere per primo. Chi invece vuole completare completamente il primo episodio può consultare la nostra guida al platino di Dark Souls.
Per approfondire direttamente lo sviluppatore e la serie puoi inoltre consultare il sito ufficiale di FromSoftware.
Artorias in breve
- Chi è Artorias? Uno dei quattro cavalieri di Gwyn e il celebre Camminatore dell’Abisso.
- Artorias sconfigge Manus? No. Viene sconfitto e corrotto; Manus viene eliminato dal Non Morto Prescelto.
- Perché Artorias salva Sif? Quando viene sopraffatto utilizza il proprio scudo per creare una barriera che protegge il lupo dall’Abisso.
- Perché Sif protegge la sua tomba? Sif è il compagno sopravvissuto di Artorias e continua a custodirne la memoria e l’anello.
- Chi salva davvero Oolacile? Il Non Morto Prescelto proveniente dal futuro sconfigge Manus e salva Dusk.
- Artorias compare in Dark Souls 3? Non direttamente, ma la sua eredità è esplicitamente collegata agli Abyss Watchers e al Cavaliere del Lupo.