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CULTIC, recensione (PlayStation 5)

Una pericolosa setta da decimare

Pasquale Aversano 19 secondi fa Commenta! 9
 
cultic
8
CULTIC
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Sviluppato da Jasozz Games e pubblicato da 3d Realms in sinergia con Atari, CULTIC è uno sparatutto in prima persona 3D che richiama i capisaldi del genere irrompendo, tra l’altro, con uno stile decisamente old school e fortemente nostalgico. Insomma, un retro FPS. Quella per console, inoltre, è l’edizione definitiva e completa della saga, comprendendo il primo e secondo capitolo in un unico lotto. Noi abbiamo affrontato una misteriosa setta su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione!

Contenuti
CULTIC solo tra pazzi omicidi Sparare con gioiaGrafica e sonoro

CULTIC solo tra pazzi omicidi 

Prima di affrontare la narrazione di CULTIC è bene specificare di che si tratta questo che, a conti fatti, è una sorta di collection. Prima di tutto, bisogna ricordare che il titolo è stato sviluppato da un’unica persona: Jason Smith. Inoltre, questa in esame è la trasposizione ufficiale per console di un titolo inizialmente pubblicato per PC nel corso del 2022. E ancora, parliamo di un gioco nativamente diviso in due giochi: Capitolo uno e Capitolo due. Il secondo è stato pubblicato nel 2025 e, oltre che ovviamente più moderno, risulta anche quello più sperimentale.

Detto ciò, il CULTIC qui in esame e disponibile per console, presenta entrambi i capitoli risultando esaustivo e completo. Venendo ora alla trama, questa non sorprende per complessità ma è un ottimo collante alle inevitabili stragi che andremo a compiere su schermo. Il protagonista delle vicende è un anonimo detective che sta svolgendo delle indagini con tanto di bacheca sovraccarica di prove, percorsi, indizi, foto e articoli di vario genere. Ci sono persone scomparse e sembra che abbiamo finalmente trovato una pista.

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CULTIC, recensione (PlayStation 5)

Purtroppo per noi, tale pista inizia nel peggiore dei modi. Una volta sui resti del manicomio di New Grandewel, veniamo subito accolti da uomini armati a cui segue una schermata buia. Pochi secondi e ci ritroviamo in una fossa piena di cadaveri. Siamo ancora vivi e siamo stracolmi di rabbia. Liberi da ogni regola, non ci resta che irrompere in quella che si rivela essere una setta di cultisti fuori di testa, dilaniando le loro carni a suon di ascia o crivellandoli con le numerose bocche da fuoco di cui entreremo in possesso. 

Come anticipato, CULTIC non brilla per profondità narrativa ma quanto racconta basta e soddisfa per continuare la nostra videoludica mattanza. Ma per i più curiosi, non mancano documenti e approfondimenti di vario genere che offrono diversi punti di vista e una sorta di lore di quel culto che da anche il titolo al gioco stesso. Dobbiamo anche evidenziare come i due capitoli siano strettamente connessi col primo che termina in modo volutamente aperto per dar spazio e respiro al sequel nonché atto conclusivo.

CULTIC, recensione (PlayStation 5)

Sparare con gioia

CULTIC è uno sparatutto in prima persona che mixa 2D e 3D con un aspetto volutamente e marcatamente retrò. C’è anche da dire che se il primo capitolo, nonostante aree abbastanza aperte, risulta discretamente lineare, il secondo è invece molto più ampio e dispersivo, con una natura quasi sperimentale che potrebbe non soddisfare tutti i palati, soprattutto perché si allontana un po’ dal modello retrò cui si ispira. Per dare dei palesi nomi, il gioco richiama ovviamente Blood ma anche titoli del calibro di DOOM e Quake, oltre che di Duke Nukem 3D.

Detto ciò, tra gli elementi migliori di CULTIC c’è senza alcun dubbio il gunplay. Sparare contro orde di cultisti e creature mostruose di vario genere regala una soddisfazione multipla. Sia ludica che estetica ma anche nostalgica. Il feedback è immediato, credibile, fluido e appagante. Ogni arma ha una sua utilità e ogni proiettile deve essere dosato come si deve. Questo soprattutto nel secondo capitolo dove il numero di nemici e la difficoltà nel gestirli aumenta di molto, creando un divario di difficoltà e accessibilità tra i due titoli abbastanza ampio seppur mai invalicabile.

Da segnalare che oltre alle armi da fuoco, tra l’altro tutte potenziabili, c’è anche un’ascia. La nostra arma ravvicinata non scherza. Fa un male cane se ben utilizzata e fornisce anche la possibilità di essere scagliata e anche eventualmente raccolta di nuovo, se la si raggiunge e scova in tempo. Non per niente, potremo portar con noi fino a dieci asce, fornendo a quest’arma un ruolo di vitale importanza al pari delle bocche da fuoco che dovremo recuperare in giro per i livelli.

CULTIC, recensione (PlayStation 5)

Questi ultimi sono ben congegnati, discretamente vari e sempre più ampi e labirintici, soprattutto nel secondo capitolo. Girovagare in CULTIC ha un’utilità che non è solo quello di apprezzare il level design ma anche di scovare segreti, power up, energia extra e munizioni aggiuntive con cui poter affrontare al meglio il percorso principale. Questo perché CULTIC non è un titolo da prendere alla leggere, anche a seconda della difficoltà che deciderai di settare a inizio partita e sì, il livello di difficoltà più ampio sa regalare sfide di tutto rispetto. 

Il ritmo di gioco è prevalentemente frenetico ma non mancano anche sezioni più pacate e quasi horror per atmosfera e lentezza. E questa sorta di variazione che ha il retrogusto di sperimentazione  esplode soprattutto nel secondo capitolo del gioco. Se il primo CULTIC è abbastanza breve, discretamente lineare e prevedibile, con scenari anche cromaticamente simili tra loro ma che comunque riesce a rievocare con successo i classici di riferimento, il secondo si allarga enormemente in tutti i sensi.

Le aree si ampliano in modo anche esagerato per poi rinchiuderti in spazi improvvisamente angusti e potenzialmente frustranti grazie a una difficoltà più elevata e a nemici ancora più precisi e ostili. Anche i boss migliorano nel secondo capitolo osando decisamente di più sia in termini di originalità che di videoludica cattiveria. Quello che permane in entrambi i titoli è comunque la possibilità abbastanza ampia di poter decidere come affrontare i vari nemici, cercando di sfruttare anche l’ambiente a proprio vantaggio, sia per difendersi che per attaccare. Un’esperienza in grado di far sicuramente felici i veterani del genere ma in grado di incuriosire anche i neofiti.

CULTIC, recensione (PlayStation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, CULTIC è un dichiarato omaggio al mondo retrò degli sparatutto in prima persona 3D che mescola al suo interno sprite in 2D, il tutto offrendo una creatività che esplode, come già accennato, nel capitolo secondo. Se il primo titolo presenta ambienti prevalentemente monocromatici e molto simili tra loro, il sequel osa decisamente di più, variando ed espandendo il mondo di gioco e strutturando ancora di più il level design. L’impatto è quindi tanto nostalgico quanto intrigante e accattivante seppur bisogna inevitabilmente accettare la scelta stilistica, ovviamente non adatta a tutti.

Da segnalare qualche piccola incertezza tecnica tra cui qualche elemento ambientale che appare in ritardo, la scomparsa di alcuni oggetti e qualche compenetrazione. Nulla di eclatante o che possa minare davvero l’esperienza di gioco in generale, soprattutto al netto della natura low budget del titolo. Le fasi prettamente platform, invece, seppur poche, come in quasi ogni FPS, non spiccano molto e prestano il fianco a una certa imprecisione. Il sonoro, invece, è pienamente coerente con l’atmosfera proposta con sonorità galvanizzanti mai ridondanti e anche discretamente varie.

Ultima nota per la totale assenza della lingua italiana di cui sono assenti anche i sottotitoli. Un peccato considerando che la lore del gioco, celata prevalentemente nei documenti, dona forza a una trama che seppur un po’ prevedibile, è comunque ben costruita e godibile. 

Scopri tutto su Cultic
cultic
CULTIC
8
Grafica 8
Sonoro 8
Longevità 8
Gameplay 8
Aspetti positivi Nostalgia e atmosfera retrò pienamente azzeccata Gunplay solido e appagante Buona varietà di esperienza: il secondo capitolo azzarda di più mentre il primo è più conservatore
Aspetti negativi Non adatto a tutti Può risultare a tratti frustrante
Considerazioni finali
CULTIC è un gioco sorprendentemente solido e appagante, forte di un gunplay galvanizzante e un’atmosfera nostalgica. Buona la lore, buona anche la longevità complessiva visto che parliamo di due giochi con una netta evoluzione dal primo al secondo. Sì, c’è qualche piccola imprecisione tecnica e il primo titolo potrebbe risultare un po’ ripetitivo mentre il secondo presta il fianco a una dispersione a possibili momenti di frustrazione. Nel complesso, però, il gioco è un’esperienza da provare, soprattutto se si è alla ricerca di un FPS retrò come i vecchi tempi.

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