Sviluppato da Vermila Studios e pubblicato da Blumhous Games, Crisol: Theater of Idols è un horror game d’azione in prima persona 3D con elementi da sparatutto ambientato in una Spagna sanguinosa e oscura. Un mix tra Resident Evil 4, Blasphemous e Bioshock ma ammantato da un proprio folklore e da un sistema ludico ingegnoso e funzionale, ecco cos’è Crisol. Un titolo che ha saputo sorprenderci sotto diversi punti di vista. Noi abbiamo vissuto l’avventura di Gabriel su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione. Pronto a scoprire un nuovo mondo letale?
Crisol: Theater of Idols di idoli letali e di pioggia incessante
Crisol: Theater of Idols colpisce subito per stile, atmosfera e impatto folklore. Una triade pressocché costante che fanno del titolo un’opera fortemente identitaria nonostante innegabile derive sia ludiche che sceniche. Resident Evil 4, Blasphemous e Bioshock sono i titoli che più di tutti verranno rievocati giocando all’opera di Vermila Studios eppure, Crisol ha una forte coerenza personale che viene tradotta non solo nella messa in scena ma anche, e soprattutto, nel sistema di gioco in grado di alimentare una tensione strategica non da poco.
Ma procediamo con ordine. Prima di tutto, noi impersoniamo i panni di Gabriel, un devoto assoluto del Dio Sole ci vui ne è praticamente un guerriero, una sorta di “liberatore”. E in quanto tale, siamo chiamati a metter piede sulla sventurata isole di Tormentosa che sembra aver voltato le spalle al Sole per venerare il Dio del Mare. Non sorprende quindi un sistema di icone e rituali che vedono simboli marini su altari sacri. Dall’ancora che sostituisce i crocifissi all’acqua che domina incessantemente sia a causa della pioggia sia dal fatto che, essendo un’isola, è letteralmente circondata dal mare.

Basta mettere piede nel primo edificio per essere avvolti da un’atmosfera veramente degna di nota e che si allinea perfettamente col folklore che vuole condividere, richiamando sì chi è “arrivato prima” come Blasphemous, ma riuscendo a dar forma e vita a un qualcosa di proprio. E sì, parliamo proprio dei “nemici” vero fiore all’occhiello nonché elemento identitario, insieme alla nostra singolare arma, che plasma l’intera esperienza e che riesce a catturare l’attenzione con efficacia.
Se è vero quindi che l’intreccio narrativo di Crisol: Theater of Idols non fornisce una lore intricata come Bioshock, è altrettanto vero che la messa in scena funziona, che luogo e personaggi comunicano tra loro anche laddove i dialoghi, quasi mai eccessivamente verbosi, non arrivano. Sì, c’è un po’ di non detto ma spetta all’utente personalizzare quei voti che contribuiscono comunque a dar vita a un’esperienza quasi personale su un’isola che saprà restare impressa nella propria memoria.

Un survival horror che strizza l’occhio alla strategia
Crisol: Theater of Idols è un survival horror in prima persona con un sistema di combattimento da sparatutto. Questo perché, dopo una piccola fase iniziale, entreremo in possesso di un’arma molto singolare e che contribuisce alla già citata costruzione d’identità del titolo. Si tratta di un’arma alimentata a sangue. Il nostro sangue. Le animazioni di ricarica ce lo ricorderanno in continuazione. Il nostro Gabriel si ferisce costantemente pur di tener piena le cartucce della propria arma, l’unico oggetto in grado di ferire i coriacei avversari che ci attendono sul cammino.
Ecco quindi che l’arma stessa diventa fonte strategica ma anche di tensione, contribuendo a una sensazione di “ansia” da non sottovalutare. Il motivo è semplice: la nostra vita è continuamente in ballo. Sia per attacchi avversari che per la nostra stessa ricarica manuale delle armi, Gabriel è destinato a subire danni. Questo significa che come ci muoviamo, rischiamo di alimentare il pericolo e accorciare le distanze dal game over. L’elemento strategico, neanche a dirlo, è dato dal fatto che sta a noi decidere come giostrare il tutto.

Scappare dai nemici? Evitare di farci scoprire? O affrontarli a muso duro? E in questo secondo caso, sta a noi puntare e colpire là dove fa male, cercando di evitare un dispendio di energia vitale con colpi che vanno a vuoto. Anche perché, seppur presenti, le siringhe di ricarica vitale non sono tante e fungono da tesoro segreto da preservare. Ovvio, dipende sempre dal livello di difficoltà iniziale con cui deciderai di affrontare l’avventura e che sì, si rende accessibile tanto ai neofiti quanto a chi ama sfide molto più ragionate.
E parlando di ragionamento, Crisol: Theater of Idols non è un titolo frenetico. Non è uno sparatutto “puro”. Parliamo pur sempre di un horror che prova a dosare i suoi ritmi, intervallando fasi più silenziose ad altre più adrenaliniche. Non tutto funziona come dovrebbe, primo tra tutti un nemico che ci insegue e che è “immortale”. Questi spezza un po’ l’ottimo loop ludico costruito ma contribuisce comunque a fornire una discreta varietà al titolo. Presente, inoltre, una valuta interna da cercare in giro per le location e che potremo investire in vari modi tra cui il potenziamento dell’arma stessa con tanto di abilità inedite aggiuntive.
Per quanto riguarda l’esplorazione, salvo alcune location un po’ troppo “ampie”, Crisol: Theater of Idols si difende discretamente bene grazie a una sapiente costruzione degli scenari e a un buon utilizzo grafico. Buoni anche gli enigmi ambientali, niente di troppo complesso o inedito ma ben collocati e idonei a contribuire al senso di progressione per una longevità in linea con lo standard del genere. Ciò che non è standard, invece, è il prezzo del gioco che viene venduto a soli 17,99 euro dimostrandosi molto competitivo per la quantità, e soprattutto qualità, dell’offerta.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, seppur a occhio attento si può notare qualche piccola sbavatura, il colpo d’occhio generale regala un’atmosfera di sicuro impatto. Le location non brillano forse per varietà ma supportano con efficacia la nostra avventura. Ancora una volta, invece, a spiccare sono i nemici. Le loro animazioni, come subiscono i colpi, come attaccano, i loro volti macabri… insomma, funzionano. E funzionano ancora di più quando vedi delle gambe proseguire da sole nel loro disperato tentativo di eliminarci.
C’è da segnalare qualche sporadico rallentamento e qualche fugace caricamento ma nulla che possa ledere l’esperienza complessiva del titolo. Solo elogi, invece, per il sonoro. Questi contribuisce a tenerci all’erta quasi costantemente, inserendo rumori, passi, scricchiolii che ci ingannano, ci portano a voltarci e a sbagliare. Anche le sonorità non sono male così come il doppiaggio in lingua inglese. Siamo invece rimasti “male” per la totale assenza della lingua italiana di cui sono assenti anche i sottotitoli.
