Blake ha 43 anni, convive con la SLA e si è dato un obiettivo che per molti giocatori potrebbe sembrare piccolo: finire per la prima volta un videogioco. Il titolo che ha scelto è il remake di The Legend of Zelda: Ocarina of Time, in arrivo su Nintendo Switch 2 il 5 novembre 2026.
Ha giocato per migliaia di ore nel corso della sua vita, soprattutto MMO come Dark Age of Camelot e Destiny, ma non ha mai portato davvero un gioco ai titoli di coda. Quando ha visto tornare Ocarina of Time, uno dei titoli che aveva già provato anni fa, ha deciso che sarebbe stato diverso.
Una promessa semplice: questa volta vuole arrivare alla fine
La storia è stata raccontata da GamesRadar, che ha parlato direttamente con Blake dopo i suoi messaggi condivisi con la community Nintendo su Reddit.
Blake ha spiegato che, dopo la diagnosi ricevuta a 38 anni, gli era stato prospettato un tempo molto limitato. Quasi cinque anni dopo è ancora qui, continua le terapie e cerca di riempire il tempo con ciò che conta davvero per lui: la famiglia, sua figlia e anche i videogiochi.
Perché proprio Ocarina of Time
Non è una scelta casuale. Blake aveva già provato Ocarina of Time in passato senza completarlo. L’annuncio del remake gli ha dato un motivo per tornarci, questa volta con una meta precisa.
Su iCrewPlay abbiamo già raccolto le informazioni sul remake di Ocarina of Time, la data di uscita e le differenze rispetto all’originale. Ma qui il punto non sono la grafica, i controlli o il confronto tecnico. È il significato che un gioco può assumere per una singola persona.
La community ha risposto subito
Dopo i post di Blake, molti giocatori hanno iniziato a scrivergli messaggi di incoraggiamento. Alcuni si sono persino offerti di comprargli il gioco. La risposta lo ha sorpreso: persone che non lo conoscevano si sono fermate per augurargli di riuscire a raggiungere quell’obiettivo.
È una di quelle storie che ricordano quanto il gaming non sia soltanto completare missioni o inseguire trofei. A volte un gioco diventa semplicemente una data sul calendario da aspettare, una promessa fatta a se stessi o un’esperienza da condividere con qualcuno.
Gioca anche con sua figlia
Negli ultimi anni Blake ha continuato a giocare e a scoprire titoli molto diversi tra loro, tra cui Hades, Celeste e Spiritfarer. Ma una parte importante del suo rapporto con i videogiochi passa anche da sua figlia, ancora molto piccola.
È un dettaglio che rende la storia ancora più umana: il tempo passato davanti a uno schermo non è necessariamente tempo sottratto alle persone vicine. Può diventare un ricordo condiviso, soprattutto quando si sa che quel tempo ha un peso particolare.
Ocarina of Time torna quasi trent’anni dopo
L’originale uscì su Nintendo 64 nel 1998 e per intere generazioni di giocatori è rimasto uno dei simboli della trasformazione dei videogiochi verso il 3D. Il remake del 2026 riporta quella stessa avventura davanti a un pubblico nuovo, ma anche davanti a chi ci aveva giocato da ragazzo.
Questa volta, per Blake, non si tratta di nostalgia fine a se stessa. Vuole vedere la fine.
Una storia che vale più di un record
Nel gaming raccontiamo spesso imprese assurde, speedrun da pochi secondi, collezioni gigantesche e record quasi impossibili. Questa è un’impresa diversa. Non c’è una classifica e non c’è un tempo da battere.
C’è soltanto un giocatore che vuole arrivare ai titoli di coda almeno una volta. E una community che, per qualche minuto, ha deciso di fare il tifo per lui.




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