Sviluppato e pubblicato da POLYGON BIRD in sinergia con Eastasiasoft, BIRDCAGE è sparatutto in terza persona 2.5D a scorrimento verticale dall’anima fortemente arcade. Veloce, adrenalinico e con tonnellate di proiettili da schivare e nemici da abbattere, il tutto con un animo nostalgico e una trama fantascientifica. Un mix intrigante che abbiamo provato su Nintendo Switch. Pronto a scoprire la nostra recensione?
BIRDCAGE e il pilota ribelle
BIRDCAGE è un titolo dall’animo fieramente arcade e in quanto tale focalizza gran parte delle sue energie sul gameplay che, lo anticipiamo, merita più di un’attenzione grazie a un mix intrigante e omogeneo. Nonostante ciò, però, BIRDCAGE ha anche una sua narrazione di stampo palesemente fantascientifico e che ci vede nei panni di un pilota silenzioso ma ciecamente intenzionato a svolgere la sua missione.
Qual è questa missione? Semplice: fuggire da CAGE e sconfiggere le figlie di RADON. Ma facciamo un piccolo passo indietro. BIRDCAGE è ambientato in un futuro distopico dove, tanto per cambiare, l’umanità non se la passa benissimo e, come se non bastasse, continua a farsi la guerra anche fra le stelle. Per la precisione, abbiamo ben due fazioni principali in gioco. SELENE è la fazione che controlla la Luna e ciò che resta della Terra, possiamo dire che è quella più conservatrice nonché presentata in ottica “positiva”.
Dall’altra parte, abbiamo RADON in cui spiccano le già citate “figlie di RADON”, capitanate da Madre ROENTGEN, una fazione molto più aggressiva e che punta alla realizzazione di una nuova arma devastante denominata “Uovo Mondiale”. Tale arma mira a far tabula rasa della vecchia Terra e del vecchio sistema per dar vita a un nuovo universo. Inoltre, RADON gestisce la colonia spaziale CAGE. Ecco, il nostro avatar, un misterioso e anonimo pilota, si risveglia proprio in CAGE…

Il suo risveglio però è particolare per ben due motivi. Il primo: si risveglia all’interno dell’HALCYON, un veicolo ultratecnologico sperimentale di proprietà di RADON. Il secondo: una voce nella sua testa non fa che ripetergli di distruggere fuggire da CAGE e distruggere l’Uovo Mondiale. Ed eccoci quindi spediti lungo una missione lineare suddivisa in sei stage dove i nostri nemici principali saranno RADON stesso con le sue figlie a incarnare gran parte dei boss finali.
La narrazione non spicca per complessità e a essere onesti non è neanche chiarissima eppure riesce a dare una cornice coerente e intrigante quanto basta. A impreziosire il tutto, però, c’è la metodologia con cui questa viene condivisa: messaggi radiofonici con tanto di avatar su schermo. Ebbene sì, il sistema come l’estetica dei suddetti scambi, ricorda direttamente Metal Gear a cui, dichiaratamente, l’opera si ispira.
Siamo molto lontani dalla verbosità e complessità del maestro Kojima ma abbiamo apprezzato l’omaggio e anche l’impegno nel dar comunque forma a una storia che saprà regalare qualche piccolo colpo di scena a chi riuscirà ad andare oltre al suo magnetico gameplay. Sì, perché come abbiamo anticipato se c’è un punto su cui BIRDCAGE spicca è proprio il gameplay!

Un bullet hell armato anche di spada
BIRDCAGE è un classico sparatutto in 2.5D a scorrimento verticale identificabile come bullet hell sia per l’oceano di proiettili che c’attende sia per la struttura stessa dei sei livelli oltre che per un livello di difficoltà assolutamente da non prendere sottogamba. Il nostro veicolo futuristico e tecnologico, è dotato di bocche da fuoco multiple che possono essere modificate in due modi: fuoco aperto o fuoco prettamente centrale.
Il cambiamento è quindi legato al range del fuoco del veicolo e serve per massimizzare i danni in avanti o per coinvolgere un maggior numero di obiettivi su schermo col fuoco più aperto ma meno intenso. Decidere che tipologia di range di fuoco utilizzare può agevolarci non poco nell’affrontare le innumerevoli orde di nemici tra cui spiccano, senza neanche doverlo dire, mid boss e boss di fine stage.

Ma il sistema di combattimento di BIRDCAGE ha una chicca al suo interno: la spada laser. Esatto, il nostro veicolo è dotato di una lama attivabile e direzionabile manualmente con cui menar fendenti ravvicinati ai vari avversari. Viene da sé, che da vicino si rischia molto di più di incassare colpi e perder la vita ma la devastazione nata da fendenti luminosi è altissima. Non solo, la lama laser può assorbire anche determinate tipologie di proiettili nemici, liberandoci l’area e fornendoci un supporto extra.
A ciò, si somma la possibilità di scagliare la lama a distanza pena però una ricarica automatica e anche una sorta di mossa speciale a ricarica anche questa con cui scatenare pochi secondi di devastante pioggia di proiettili scintillanti. Insomma, BIRDCAGE non innova nulla nel dettaglio ma crea un mix esaltante, esplosivo e decisamente appagante da padroneggiare peccato che non duri moltissimo e a ciò si sommano dei picchi di difficoltà abbastanza tosti anche in modalità facile.
E parlando di modalità, oltre alla modalità storia, ossia il pacchetto principale, abbiamo quella arcade che è praticamente la stessa ma senza elemento narrativo, pensata per chi ama i vecchi cabinati tutto azione e poche storie. Presente anche una modalità punteggio con tanto di corsa contro il tempo e numeri da tener d’occhio per scalare le classifiche. Anche qui, nessuna modalità inedita ma tutto perfettamente in linea con lo standard del genere, pensato quindi per chi ama questa tipologia di gioco.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, BIRDCAGE risulta un po’ altalenante. Il design del veicolo con tanto di lama luminosi ed effetti speciali annessi, è intrigante ma non molto iconico e perde un po’ d’identità. Gli artwork dei personaggi con tanto di chiamate radiofoniche, come anticipato, rievocano il primo Metal Gear e l’effetto omaggio/nostalgia è innegabile. Il mondo di gioco invece, così come il menù e l’interfaccia, sono un po’ arcaiche e meno uniformi.
Per fortuna, nonostante il caos a schermo, con un po’ di pratica, non si avranno grandi problemi nel gestire spazio e collisioni anche se quest’ultime non sempre sono chiarissime con alcune tipologie di proiettili. Il sonoro è galvanizzante, coerente e discretamente vario. Pure adrenalina acustica che ben si sposa con la messa in scena. Infine, da segnalare la totale assenza della lingua italiana di cui sono mancanti anche i sottotitoli. Un’assenza che si percepisce, ovviamente, soprattutto nelle sessioni radiofoniche di pura lettura.




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