Chi entra in Arc Raiders lo fa con un’aspettativa precisa. Perdere il bottino da un momento all’altro, alleanze fragili, tradimenti improvvisi, colpi alle spalle e scontri brutali tra giocatori. È il linguaggio classico degli extraction shooter, un genere costruito sulla tensione costante e sulla diffidenza reciproca.
Eppure, in moltissime partite, tutto questo sta accadendo molto meno del previsto. Al suo posto, sta emergendo qualcosa di insolito, quasi alieno per il genere: collaborazione spontanea, rispetto e aiuto reciproco tra sconosciuti. Un comportamento che la community stessa sta definendo come qualcosa che “non aveva mai visto prima nel gaming”.
Un PvPvE dove il secondo “P” viene ignorato

Tecnicamente Arc Raiders è un PvPvE puro. Il PvP è sempre attivo, non esistono limitazioni e il tradimento è non solo possibile, ma spesso la strada più rapida verso il successo. Eliminare un altro giocatore mentre saccheggia, rubargli l’equipaggiamento o impedirgli l’estrazione è parte integrante delle regole.
Eppure, secondo decine di testimonianze raccolte su Reddit e nei forum, molti giocatori scelgono deliberatamente di non farlo.
Nel subreddit r/ArcRaiders stanno emergendo racconti sempre più simili tra loro: lobby definite “friendly”, raid in cui sconosciuti decidono di cooperare senza alcun accordo formale, squadre improvvisate che si sciolgono solo al momento dell’estrazione.
Storie di cooperazione spontanea
Uno dei post più citati è quello dell’utente CelDidNothingWrong, che racconta di una partita in cui più Raider sconosciuti si sono coordinati per fermare un giocatore particolarmente aggressivo. Nessun gruppo predefinito, nessun vantaggio meccanico. Solo callout chiari, copertura reciproca e una decisione condivisa: eliminare chi stava rovinando il raid a tutti.
Dopo lo scontro, il gruppo improvvisato ha estratto insieme, dividendo lo spazio e proteggendosi fino all’ultimo secondo.
E non è un caso isolato. Nei commenti compaiono esempi simili in continuazione:
- giocatori che coprono altri Raider mentre combattono contro ARC particolarmente pericolosi
- condivisione di defibrillatori invece di usarli come esca
- rianimazioni di sconosciuti anziché finirli
- stanze chiave aperte per altri giocatori
- estrazioni condivise con sei o sette Raider insieme
Spesso basta pochissimo per comunicare le intenzioni. Una torcia accesa e spenta. Un messaggio vocale rapido. Un gesto chiaro. E la tensione tipica del genere si scioglie.
Nessuna ricompensa, nessun incentivo
La parte più interessante è che Arc Raiders non premia attivamente questo comportamento. Non esistono bonus per la cooperazione tra squadre diverse. Non ci sono sistemi di reputazione o punteggi morali. Il gioco lascia totale libertà.
Tradire resta sempre conveniente, almeno sulla carta.
Eppure si sta formando una sorta di codice non scritto:
- chi sta lootando viene lasciato in pace
- chi attacca in modo scorretto viene fermato collettivamente
- chi aiuta, riceve aiuto
Un equilibrio fragile, ma sorprendentemente stabile in molte partite.
Perché è qualcosa di così raro
Molti giocatori descrivono Arc Raiders come un’esperienza che genera fiducia tra sconosciuti, un concetto quasi assente negli shooter moderni. In altri titoli PvP, il comportamento tossico è spesso normalizzato, a volte persino celebrato. Qui sembra accadere il contrario.
Non significa che Arc Raiders sia diventato un gioco pacifico. Esistono ancora camper, imboscate e tradimenti. Ma secondo la community, questi episodi non dominano l’esperienza. Restano eccezioni, non la regola.
E questo cambia completamente la percezione del gioco. La tensione non nasce solo dal rischio di morire, ma dalla scelta consapevole di fidarsi o meno. Un livello psicologico che molti non si aspettavano.
Il ruolo del design

Una parte del merito potrebbe stare nel design stesso di Arc Raiders. I nemici ARC rappresentano una minaccia reale e costante, spesso più pericolosa di altri giocatori. Questo spinge naturalmente alla collaborazione, soprattutto nelle fasi più avanzate dei raid.
Inoltre, il tempo passato insieme nello stesso spazio di gioco, senza separazioni rigide tra squadre, favorisce l’empatia. Non sei solo un bersaglio: sei qualcuno che sta affrontando lo stesso inferno.
Il risultato è un extraction shooter che, senza forzare nulla, sta permettendo alla community di definire le proprie regole sociali.
Un esperimento sociale inatteso
Arc Raiders non è solo un PvPvE. Sta diventando, almeno in parte, un esperimento sociale non pianificato. Un gioco che dimostra come, anche in sistemi progettati per incentivare il conflitto, i giocatori possano scegliere un’altra strada.
Resta da capire se questo equilibrio reggerà nel tempo, con l’arrivo di nuove stagioni, bilanciamenti e una base utenti più ampia. Ma per ora, Arc Raiders sta mostrando un volto raro nel panorama degli shooter moderni.
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