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Lettura Angry Cat, recensione (PlayStation 5)
 
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Angry Cat, recensione (PlayStation 5)

Un gatto estremamente dispettoso

Pasquale Aversano 2 minuti fa Commenta! 7
 
3.6
Angry Cat

Sviluppato e pubblicato da Upscale Studio, Angry Cat è un gioco d’avventura in terza persona 3D che rientra in una sorta di saga insieme a Cat From Hell, di cui puoi recuperare la nostra recensione. Anche in questo caso, infatti, vestiremo i panni di un gatto dispettoso che dovrà creare una serie di disagi alla sua anziana e perennemente arrabbiata padrona. Noi ci siamo dedicati a questa micro avventura su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione. Pronto a creare nuovo caos?

Contenuti
Angry Cat e i capricci dispettosi di un micioUn gameplay semplice ma poco memorabileGrafica e sonoro

Angry Cat e i capricci dispettosi di un micio

Angry Cat prova a seguire l’idea di fondo di Cat From Hell da cui, a essere onesti, prende anche qualche idea estetica oltre che ludica. Qui però, a differenza dell’altro titolo, non abbiamo neanche un cenno narrativo. Nulla. Essenzialmente, il gioco ci mette nei panni di un gatto, tra l’altro anche leggermente personalizzabile, a cui viene richiesto di eseguire determinate azioni, tutte che mirano a una sola cosa: creare caos.

Che sia distruggere bottiglie o piatti, far scoppiare palloncini, giocare a basket o freccette, il nostro compito è quello di scorrazzare per casa e portare a termine le varie missioni, accumulando valuta in game con cui sbloccare varie tipologie di armi e trappole sparpagliate in giro per la casa. Queste servono, essenzialmente, per contrastare la nonna, facendole dispetti di vario genere. Tutto qui. Non c’è essenzialmente altro in Angry Cat se non caos ludico cartoonesco.

Si tratta però di un caos che si consuma fin troppo velocemente oltre a essere fine a se stesso. Scoperte e sbloccate le varie armi, infatti, non c’è molto altro da fare. Sì, ci sono ben tre minigiochi ma, come vedremo, sono perfettamente dimenticabili e ben poco competitivi. Anche il livello da esplorare lascia il tempo che trova. Le sale a disposizione sono poche e, seppur presente un doppio piano, questo è tanto spoglio quanto poco accattivante.

E che dire del giardino della casa? Una location accessoria in cui c’è un cane con cui è impossibile interagire se non con la motivazione di farsi “catturare”, nonostante lui sia legato, per ottenere il relativo trofeo. Parliamo inoltre di un titolo afflitto da diversi problemi, anche di natura tecnici e che non riesce a lasciare traccia alcuna. Sì, qualche fugace sorriso lo strappa, soprattutto considerando le buffe e grezze animazioni della nonna, ma è davvero molto poco.

Angry Cat, recensione (PlayStation 5)

Un gameplay semplice ma poco memorabile

Angry Cat è una sorta di sandbox in 3D dove, alla guida di un gatto, con visuale in prima persona, potremo scorrazzare liberamente in una casa. Lo scenario è prevalentemente quello e, cosa ancor più grave, anche le missioni diventeranno velocemente ripetitive all’inverosimile. Può capitare, infatti, che ci vengano riproposte le stesse identiche mansioni, come far canestro con la palla da basket, una dietro l’altra. Di continuo. La proceduralità dell’assegnazione delle missioni si scontra con la pochezza delle stesse.

Molte le abbiamo già elencate ma, credici, sono davvero poche le cose che potrai fare in Angry Cat. Gli elementi distruttibili si ricaricano di continuo ogni volta che appare la missione di riferimento in quanto sono contati. Distruggi cinque palloncini, cinque bottiglie o cinque piatti. Saranno sempre quegli esatti oggetti e usciranno sempre nello stesso esatto punto. Questo ammazza la varietà ludica e alimenta una ripetitività asfissiante. A ciò si somma una difficoltà quasi assente. L’anziana padrona si arrabbia ogni volta che l’attacchiamo ma è lenta e, anche se dovesse raggiungerci, non comporterà chissà quale perdita se non l’azzeramento dei progressi delle missioni non ancora completate.

Angry Cat, recensione (PlayStation 5)

Inoltre, se punti al platino, ironicamente, sarai tu a cercare di farti beccare dalla nonnina pur di conquistare il trofeo dedicato. E che dire dei bug? Una volta colpita la nonna con una delle armi a disposizione, queste sì abbastanza varie e buffe seppur ludicamente grezze e scoordinate da usare, cadrà a terra in modo buffo e spesso e volentieri resterà immobile al suolo finché non distoglieremo lo sguardo. Tutto ciò smorza l’ansia del gioco “gatto col topo” e rende tutto ancor più surreale e semplice da affrontare.

Anche il già citato cane relegato all’esterno non rappresenta alcun reale problema. Interessante, seppur totalmente sconnessi, i mini giochi integrati nel titolo. Si tratta di tre attività attivabili a nostro piacimento e con un sistema di record a seconda di come ce la caveremo. Le prime due attività sono una sorta di “insegui obiettivi mobili”, che siano topi o del bizzarro cibo con arti, l’inseguimento lascia il tempo che trova e raramente ci giocherai più di una volta. Discorso analogo per la corsa nei cerchi, attività ultra abusata in altri titoli e qui riproposta in modo timido e che evidenzia anche quanto sia lacunoso e impreciso l’aspetto platform del titolo.

Il gatto, infatti, ha dei comandi abbastanza scoordinati con un salto impreciso e una possibilità di scalare ripiani alti con cui dovrai fare un  po’ di pratica. Riassumendo, quindi, c’è ben poco di ludicamente divertente nel pacchetto proposto da Angry Cat a cui si sommano problemi di compenetrazione, oggetti distruttibili che per inspiegabili motivi non si distruggono, la nonnina che si incastra in elementi del gioco e oggetti che svaniscono nel nulla. 

Angry Cat, recensione (PlayStation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, Angry Cat non conquista. L’impianto grafico è grezzo e abbastanza antiquato oltre che problematico. Da segnalare anche la presenza dell’uso evidente dell’intelligenza artificiale che, al posto di arricchire, mina la già precaria identità del titolo. Il feedback dei comandi è impreciso e le animazioni, seppur buffe, creano non pochi problemi. Anche il sonoro fatica a coinvolgere, afflitto da un doppiaggio in inglese che si ripete costantemente appesantendo l’esperienza con frasi fuori tempo e fuori luogo rispetto a quanto avviene su schermo. Da segnalare, infine, la totale assenza della lingua italiana ma c’è comunque davvero molto poco da leggere.

Scopri tutto su Angry Cat
Angry Cat
3.6
Grafica 4
Sonoro 4
Longevità 3
Gameplay 3.5
Aspetti positivi Alcune idee carine Può strappare qualche sorriso con le sue marachelle
Aspetti negativi Tecnicamente problematico Diventa ripetitivo dopo pochi minuti Contenutisticamente molto povero Grafica e animazioni grezze
Considerazioni finali
Angry Cat è un titolo abbastanza problematico, afflitto da un impianto tecnico datato, grezzo e impreciso a cui si somma una ripetitività dell’azione estenuante. Anche il sonoro è ripetitivo. Sì, c’è qualche idea carina e sì, gli scherzi all’anziana padrona posso strappare qualche sorriso, ma è davvero molto poco rispetto a un titolo che meritava più tempo, contenuti e cura sotto diversi aspetti.

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