Vai al contenuto

Le ultime notizie dal mondo dei videogiochi, guide, recensioni e molto altro.

iCrewPlay iCrewPlay
Preferiti
Progetto · RecensioneRecensioni

Alien Breed 35th Anniversary Collection, recensione (PlayStation 5)

Un tuffo nel passato

Avatar di pasquale aversanoDiPasquale Aversano 5 min di lettura Recensioni Aggiornato 7 Novembre 2026
Alien breed
6,5/10
La recensione

Alien Breed 35th Anniversary Collection

Gameplay6,5
6.5/10
Grafica6,0
6/10
Sonoro6,5
6.5/10
Longevità7,0
7/10

Cosa funziona

  • Mole di contenuti elevata
  • Sezione extra molto gustosa
  • Effetto nostalgia innegabile

Cosa convince meno

  • Difficoltà altalenante
  • Gameplay abbastanza grezzo
  • Peso del tempo innegabile

Alien Breed 35th Anniversary Collection è una collection molto corposa e la cui evoluzione nel tempo è palpabile. Si vede letteralmente come è cambiata la saga e a conti fatti abbiamo ben due tipologie di gameplay rafforzate da un innegabile peso nostalgico. Purtroppo il livello di difficoltà può risultare proibitivo e l’aspetto grezzo di alcuni capitoli irrompe più del fascino old school. Ottimo per i cultori un po’ meno per i neofiti.

Sviluppato da Antstream e pubblicato da Commodore, Alien Breed 35th Anniversary Collection è una raccolta definitiva della saga di Alien Breed. Parliamo di sei giochi classici trasportati insieme a una serie di piccoli accorgimenti e modalità inediti oltre a miglioramenti estetici e tecnici. L’esperienza è composta prevalentemente da titoli sparatutto che alternano quelli a terza persona con visuale isometrica ad altri in prima persona. Noi siamo tornati indietro nel tempo su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione!

Alien Breed 35th Anniversary Collection un’intera saga in una sola collection

Alien Breed 35th Anniversary Collection è la summa di un’intera saga i cui capitoli vengono qui riproposti in modo fedele e con ben pochi interventi ludici. Un’operazione quindi archeologica, fedele e rispettosa del materiale originale ma che, e lo diciamo subito, si rivolge essenzialmente a due sole tipologie di utenza: coloro che conoscono la saga e l’hanno vissuta al tempo e i curiosi, ossia tutti quelli che sono consapevoli di fare un viaggio nel tempo dovendo accettare diversi compromessi oltre a tutti i pro e contro sia tecnici che ludici.

Ma prima di svelare il contenuto della collection è bene fare un piccolo cenno sulla saga stessa. Alien Breed nasce nel 1991 per Amiga, sviluppato dal Team17 e ispirato palesemente seppur non ufficialmente ad Alien. Non devi quindi sorprenderti se, pad alla mano, ti ritroverai in location e con nemici che rievocano l’immaginario di quel genio di Ridley Scott. Detto ciò, all’interno di Alien Breed 35th Anniversary Collection troverai una sezione extra molto succosa che narra della genesi e dello sviluppo dei titoli. 

Pubblicità
Alien breed 35th anniversary collection, recensione (playstation 5)

Tra artwork, interviste esclusive agli sviluppatori, concept art e pubblicazioni originali, c’è molto da scoprire inclusi intriganti “what if” che vanno ad arricchire ulteriormente gli ormai 35 anni della saga di Alien Breed. diciamo che questa sezione è da sola un motivo valido, soprattutto per gli appassionati, per far proprio la Alien Breed 35th Anniversary Collection. Detto ciò, oltre al doveroso extra storico, il gioco include ben sei titoli interamente giocabili e tutti fedeli trasposizioni in chiave quasi 1:1 dei rispettivi capitoli originali. 

Alien Breed è il primo titolo della collection ed è sia il capostipite sia il titolo più ostico e crudele del lotto. La narrazione del gioco è più contestuale ed è ovviamente legata ai topoi classici del genere, da stazioni spaziali da liberare ad alieni minacciosi da scovare ed eliminare, passando per corrente da ripristinare e vite da salvare. Insomma, non è la trama tra gli elementi principali per cui riscoprire Alien Breed 35th Anniversary Collection ma più per l’effetto nostalgia, qui decisamente innegabile, e vivere con mano l’evoluzione del gameplay.

La prima metà dei giochi, infatti, è identificabile come sparatutto in terza persona con visuale isometrica. Alien Breed getta le basi e si dimostra abbastanza legnoso oltre che avido di risorse, con troppi nemici e percorsi troppo stretti, decisamente non adatti a chi è poco paziente. La sua diretta evoluzione, Alien Breed Special Edition che ne recupera i contenuti originali cercando di smussare l’esperienza generale e renderla più accessibile e completa, oltre che longeva.

Alien Breed 2: The Horror Continues migliora ulteriormente la formula dell’originale ma ne moltiplica i pericoli, inserendo minacce di vario genere, anche ambientali, e rendendo l’esperienza generale ancora più difficile di quanto si potesse immaginare. Ecco, anche questo capitolo espone un problema non di poco conto: La difficoltà generale del titolo. Una difficoltà calibrata non benissimo con risorse e nemici non equilibrati e che oggi può risultare molto più complesso da digerire. Inoltre, a differenza di altre operazioni simili, qui manca il rewind che poteva alleggerire un po’ le nostre missioni.

Da segnalare che i capitoli offerti in Alien Breed 35th Anniversary Collection offrono anche più versioni degli stessi, recuperando così le differenze originali in una ricerca ancora una volta fedele ed esaustiva. Stesso discorso per Alien Breed: Tower Assault, titolo del 1994 e ultimo della collection a essere uno sparatutto in terza persona. Si tratta del capitolo a suo modo definitivo che modifica la formula base dei precedenti per dare una sprazzo di libertà e strategia extra all’utente. 

Alien breed 35th anniversary collection, recensione (playstation 5)

E all’improvviso irrompe la prima persona 

Gli ultimi due titoli della Alien Breed 35th Anniversary Collection cambiano e rivoluzionano di colpo il gameplay dei precedenti diventando uno sparatutto in prima persona 3D. Lo fa sulla falsa riga di DOOM per cavalcare l’onda del genere. Il primo è Alien Breed 3D del 1995 che porta con sé tutti i limiti di una sorta di esperimento, di un rischio, di un volo alla cieca. Ci ritroviamo così in percorsi molto stretti, oggi dal sapore troppo scolastico e prevedibili, con nemici da falcidiare in modo fin troppo standard.

Eppure, proprio la citata claustrofobia, unita a un sapiente utilizzo del sonoro, crea una tensione palpabile e ancora oggi efficace. A ciò, si aggiunge l’ultimo capitolo della Alien Breed 35th Anniversary Collection, ossia Alien Breed 3D II: The Killing Grounds datato 1996. Questi è l’ultimo capitolo della saga che potenzia il capitolo precedente e impone al titolo un boost estetico e ludico al tempo intrigante ma oggi abbastanza arretrato. E qui ritorna il discorso nostalgia che è innegabilmente percettibile in ogni singolo pixel su schermo.

Da segnalare ulteriori elementi aggiuntivi all’intero pacchetto, oltre alla presenza di due DEMO, c’è anche la Rush Mode e un’esperienza co-op online P2P. Ma la vera novità è la Horde Mode, una modalità single player dettata sulla resistenza contro orde e orde di nemici. Sì, come extra non sono succosissimi e fungono da meri elementi aggiuntivi ma è comunque apprezzabile la loro presenza nonostante rischia un po’ di snaturare l’esperienza dei titoli originali.

Alien breed 35th anniversary collection, recensione (playstation 5)

Grafica e sonoro

I titoli della Alien Breed 35th Anniversary Collection sono tutti graficamente vittime del tempo e nonostante qualche aspetto grezzo, percepibile soprattutto nei titoli più anziani, è presente qualche piccolo accorgimento dal formato classico 4:3 al più moderno 16:9, passando per filtri CTR, Scanlines e cornici da personalizzare. Se guardato con occhi nostalgici, la pixel art, quelle location un po’ anonime e labirintiche e le orde di nemici spesso simili tra loro, svolgeranno comunque il loro lavoro in modo più che soddisfacente e con anche caricamenti decisamente inferiori rispetto ai corrispettivi originali.

Il sonoro, invece, è invecchiato decisamente bene. Vario, ben ritmato e quasi sempre coerente con quanto mostrato su schermo. Il tutto per plasmare un’atmosfera che irrompe su schermo ancora oggi con efficacia, salvo piccoli parentesi. Per quanto riguarda i sottotitoli in lingua italiani, questi coinvolgono esclusivamente i menù aggiuntivi e di contorni. I titoli in sé sono tutti esclusivamente in lingua inglese ma, come prevedibile, c’è abbastanza poco da leggere. 

La tua opinione in un clic

Cosa ne pensi?

La sala è aperta

Entra nella conversazione

Condividi il tuo punto di vista: non serve creare un account. I contributi restano soggetti alla moderazione editoriale.

Traguardo della community0 / 5
Mancano 5 interventi al prossimo traguardo.

Aggiungi la tua voce

Partecipazione libera: inserisci i dati richiesti e pubblica senza registrarti.