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Progetto · RecensionePC

The Transference, recensione (PlayStation 5)

Tra enigmi e pericoli

Avatar di pasquale aversanoDiPasquale Aversano 5 min di lettura PC
The transference
7,0/10
La recensione

The Transference

Gameplay7,0
7/10
Grafica7,0
7/10
Sonoro7,5
7.5/10
Longevità6,5
6.5/10

Cosa funziona

  • Varietà di enigmi e anche abbastanza originali
  • Doppiaggio convincente
  • Spunti narrativi accattivanti e presenza sottotitoli in lingua italiana

Cosa convince meno

  • Dura un po’ poco
  • Elementi da survival horror ripetitivi

The Transference è una gradevole escape room horror che spicca per enigmi legati al mondo della Spagna e non solo. Buono anche il dualismo del gameplay anche se la parte da survival horror rischia di diventare nel lungo termine abbastanza monotona e meno ansiosa di quanto vorrebbe. Positivo anche il doppiaggio e la varietà di puzzle da affrontare a cui si somma la presenza dei sottotitoli in lingua italiana. Peccato però che finisce abbastanza presto.

Sviluppato da Kuraishisama e pubblicato da JanduSoft, The Transference è un’avventura investigativa con una spruzzata di horror ad alta tensione in prima persona 3D che utilizza un sistema ludico che richiama quello delle escape room. A ciò si somma il classico gameplay del gatto col topo che ci vede scappare e nascondersi dalla classica minaccia impossibile da affrontare. Ma il fulcro centrale dell’esperienza rimangono gli enigmi da risolvere. Ebbene, noi abbiamo affrontato tutto questo su PlayStation 5 e siamo pronti a condividere la nostra recensione! 

The Transference e la sua escape room horror

The Transference mette al centro due elementi: la narrazione e la risoluzione di enigmi. I due procedono gradualmente spingendoci a svelare un mistero la cui durata complessiva può sfiorare le due-tre ore a seconda di quanto saremo bravi nell’esplorare e nel risolvere le varie sfide, oltre a saper sopravvivere. Ma procediamo con ordine. Il titolo ci mette nei panni di Marcos impegnato a badare alla sua mamma all’interno di quella che è stata la loro casa. Bastano pochi minuti per capire che la situazione generale non è delle più idilliache, d’altronde la famiglia del protagonista esce da un brutto incidente…

Eppure, basta prende un bicchiere d’acqua al nostro stanco e silenzioso genitore per far scattare gli ingranaggi di una storia molto più complessa. Lo schermo diventa buio e quanto ci risvegliamo, ci ritroviamo nella stessa casa ma completamente diversa. Finestre e porte sono murate e gran parte delle stanze sono chiuse con vistose serrature. Siamo prigionieri nella nostra stessa casa e non abbiamo alcuna idea di come possa essere successo. Per fuggire, iniziamo a cercare indizi e ben presto scopriamo di essere obbligati a risolvere una serie di complesse sfide di logica.

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La cosa più grave però, è che non siamo soli. Dopo qualche enigma, infatti, incapperemo in una creatura che farà di tutto per complicare il nostro tentativo di fuga, costringendoci a cercare rifugi improvvisati pur di sopravvivere. Eppure, anche quella creatura ha un motivo narrativo per essere lì, così come le varie sfide che compongono una vera e propria escape room lineare ma divertente da svelare, enigma dopo enigma. Nel complesso, quindi, la storia di The Transference funziona discretamente bene nonostante qualche inevitabile cliché.

The transference, recensione (playstation 5)

Tra puzzle e survival

The Transference è un’avventura narrativa in prima persona 3D con elementi da survival horror e innumerevoli puzzle ed enigmi da risolvere. Di base, il nostro compito sarà esplorare la casa sbloccando gradualmente le stanze e avvicinandoci all’uscita e quindi alla fuga, nonché liberazione. Per fare ciò, dovremo essenzialmente localizzare, capire e risolvere una serie di enigmi. Andiamo dalla classica combinazione numerica da localizzare in giro alla risoluzione di sfide più complesse come una variante meccanica del “problema dei filosofi” fino alla torre di Hanoi.

C’è spazio anche per una serie di partite a “sette e mezzo” con un vistoso automa chiacchierone che sembra uscito da Bioshock e congeneri. Eppure, a rendere realmente unici gli enigmi, oltre la loro innegabile e apprezzabile varietà, sono i legami a riferimenti storici e culturali dell’Andalusia e della Spagna. Tra leggende, poesie, quadri, autori, c’è molto di identitario e rende il tutto più fresco da affrontare. Non mancano poi enigmi strettamente logici e legati a piccoli elementi da localizzare in giro per le aree di gioco. In questi casi, non sempre è facile trovare questi piccoli oggetti e capiterà spesso di girovagare a vuoto per le poche aree disponibili.

The transference, recensione (playstation 5)

Sì, perché l’ambientazione, seppur efficace e claustrofobica, è comunque abbastanza ristretta come è ristretta la durata generale del titolo. C’è però da dire che la longevità, seppur bassa, risulta comunque soddisfacente grazie alla già citata varietà che si riscontra anche nella tipologia di gameplay. Oltre alla risoluzione degli enigmi e quindi all’esplorazione degli ambienti, con tanto di raccolta di documenti e materiali extra che vanno ad arricchire la lore del titolo, c’è tutto l’aspetto da survival horror che s’intromette.

Come detto, non siamo soli… una minaccia è lì con noi ed è pronta a inseguirci. Questo ci costringe spesso e volentieri a mollare tutto e a cercare un rifugio anche quando siamo nel bel mezzo di una risoluzione di qualche enigma. Purtroppo, l’ansia iniziale dovuta a questi momenti, rischia di scemare e tradursi in un ripetitivo fastidio visto che ci ritroveremo sempre a nasconderci nei medesimi nascondigli in attesa di sentire il mostro ritirarsi nel suo rifugio. E il titolo ne è consapevole al punto che è possibile intervenire manualmente e diminuire il numero di apparizioni delle minacce fino a limitare unicamente a quelle legate alla storia.

The transference, recensione (playstation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, The Transference non fa gridare al miracolo, soprattutto per quanto riguarda le animazioni, minaccia in primis. Non è molto soddisfacente e risulta abbastanza grezzo. Per fortuna, l’ambientazione mostra una cura decisamente maggiore offrendo una cura al dettaglio che può sorprendere in alcuni casi. Gradevole anche il gioco di luci e ombre anche se in alcuni casi l’oscurità può diventare un concreto ostacolo nell’esplorazione e ricerca dei già citati oggetti di piccole dimensioni. Nulla comunque di grave, sia chiaro.

Molto buono anche il sonoro di cui spicca il doppiaggio sia spagnolo che in inglese. Noi abbiamo testato quest’ultimo e lo abbiamo trovato coerente e ben recitato. Anche i rumori ambientali sono efficaci, così come i rumori causati dalla minaccia che contribuisce ad alimentare la tensione generale. Infine, segnaliamo la graditissima presenza dei sottotitoli in lingua italiana, elemento prezioso per godere al meglio dell’esperienza e della sua storia.

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