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Progetto · RecensionePC

DEMON’S NIGHT FEVER, recensione (PlayStation 5)

L’importante è uccidere, chiunque, a prescindere

Avatar di pasquale aversanoDiPasquale Aversano 6 min di lettura PC
Demon
8,0/10
La recensione

DEMON'S NIGHT FEVER

Gameplay8,0
8/10
Grafica8,0
8/10
Sonoro8,0
8/10
Longevità8,0
8/10

Cosa funziona

  • Umorismo indovinato e folle
  • Elemento strategico sul sacrificio ben orchestrato
  • Livello di sfida appagante
  • Da una rinfrescata al genere

Cosa convince meno

  • Primo impatto non facile
  • Non per tutti, bisogna accettare le sue folli idee
  • Assenza della lingua italiana

DEMON’S NIGHT FEVER non è un Disgaea ma un’opera nuova che vede la sua identità proprio sulla meccanica principale del gioco: uccidere i propri alleati. L’animo da dark comedy esonda così dalla trama mescolandosi col gameplay e offrendo un’esperienza discretamente longeva, appagante e divertente. A patto di accettare le sue trovate folli e macabre a cui si aggiunge una fase iniziale non proprio accessibile e la mancanza della lingua italiana.

Sviluppato da Drecom in sinergia con SuperNiche e pubblicato con Arc System Works, DEMON’S NIGHT FEVER è un gioco di ruolo strategico in terza persona 2D che recupera opere del calibro di Disgaea e Persona per presentare un mondo di gioco e un sistema ludico a suo modo unico e decisamente fuori di testa. Al centro di tutto, infatti, c’è lo sfruttamento dei sottoposti con tanto d’incitamento a sacrificarli in modo strategico. Un titolo surreale, dotato di un black humor accattivante che abbiamo vissuto su PlayStation 5. Pronto a scoprire la nostra recensione?

DEMON’S NIGHT FEVER il Diavolo torna bambino

Bisogna fare un doveroso preambolo prima di affrontare la narrazione di DEMON’S NIGHT FEVER. Il titolo vede tra le sue firme un nome noto: Sohei Niikawa. Per chi non lo sapesse, si tratta dell’ex presidente e CEO di Nippon Ichi Software e tra i suoi lavori figurano opere del calibro di Rhapsody: A Musical Adventure e Disgaea: Hour of Darkness. Non è quindi una coincidenza se troverai nello stile, nella narrazione surreale e anche nel gameplay piccoli richiami proprio a Disgaea. Eppure DEMON’S NIGHT FEVER ha una sua identità ben definita nel caos di colori e personaggi che mette in scena. 

Il titolo apre la sua storia raccontandoci di un evento sorprendente: il grande demone denominato Giga Super Death, una creatura estremamente malvagia e dotata di grandi poteri, è a un passo dallo sconfiggere nientemeno che Dio stesso. Peccato che qualcosa va storto… e si ritrova dopo diverso tempo a risvegliarsi nei panni di un neonato. Un demone neonato. Esatto, come se fosse regredito. E con lui, anche i suoi poteri. Puoi immaginare come si possa sentire un grande e temutissimo demone… 

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Demon’s night fever, recensione (playstation 5)

Ma Giga ha un piano B solo che per attuarlo, ha bisogno di un umano. Ed eccoci arrivati a Killshiro Katanaka, un mortale, impiegato d’ufficio, profondamente depresso, solo, insoddisfatto dall’esistenza e con un astio per la stessa umanità di cui fa parte. L’odio di Killshiro verso la società umana è la scintilla che lo collega direttamente a Giga che lo sceglie ed elegge e incarica di eseguire il rituale per la sua stessa rinascita. Rituale che assomiglia stranamente a un videogioco…

L’alleanza tra i due personaggi da vita a scene e gag spesso sinceramente divertenti, forte del surrealismo che permea l’intero gioco e che sì, richiama anche Disgaea per ovvi motive e similitudini ma che prova a percorre percorsi, anche narrativi, oltre che ludici, completamente diversi. Non teme quindi di alternare il proprio umorismo, gestendone i livelli nonostante qualche lungaggine di troppo. Buono anche il no-sense, sì presente ma mai troppo eccessivo o gratuito.

Insomma, il cast dei personaggi spicca decisamente e contribuisce a dar vita e forma a una storia generalmente gradevole e coinvolgente nonostante un ritmo non proprio perfetto e che trova questa imperfezione anche nel cambio di stili narrativi mutando la sua stessa formula già nei primi capitoli. Nel complesso risulta comunque più che positivo con sprazzi di originalità a patto però di accettare la follia spesso macabra dell’opera. Lo ricordiamo e lo rimarcheremo ancor più nei prossimi paragrafi, non esistono alleati, tutti sono sacrificabili, tutti possono essere uccisi senza pietà alcuna. Questo elemento è la chiave comica e narrativa dell’opera ma anche fortemente ludica. 

Demon’s night fever, recensione (playstation 5)

Uccidi, uccidi, UCCIDI!

DEMON’S NIGHT FEVER è un gioco di ruolo strategico in terza persona 3D che si compone essenzialmente di due fasi mixando diversi generi ludici differenti. La prima fase, quella che può risultare spiazzante soprattutto per chi è neofita di questo genere, riguarda una sorta di preparazione allo scontro. Essenzialmente è un gestionale strategico fatto di menù e azioni da pianificare in un determinato lasso di tempo. L’obiettivo è di preparare al meglio il nostro team attraverso una serie di azioni discutibili che si traducono essenzialmente nel reclutamento di alleati, potenziamento di abilità, acquisizione di oggetti utili agli scontri o anche nell’investire risorse come gli iconici “Punti Perversione”. 

La mole di contenuti e la loro gestione non è subito intuitiva nonostante un tutorial sì esaustivo ma anche abbastanza corposo e verboso. Nulla di avvilente ma il titolo richiede del tempo per essere padroneggiato a dovere. Infatti, chi riuscirà ad andare oltre i primi capitoli, presto si troverà a fare azioni, anche complesse, con rapidità e spontaneità. Tornando al sistema gestionale e del tempo, quest’ultimo funge da motivatore per ottenere premi considerevoli da trasferire poi da un capitolo all’altro dell’avventura la cui prima run può arrivare anche a 20 ore.

Demon’s night fever, recensione (playstation 5)

La parte essenziale nonché caratteristica di DEMON’S NIGHT FEVER è legata alle fasi sul campo. Qui l’anima da strategico a turni su griglia irrompe con tutta la sua forza ma si distacca praticamente subito da Disgaea. Qui bisogna ragionare ancora di più, sfruttando ogni singolo quadrato a nostro favore e preparandoci ad affrontare l’imprevedibilità non solo dei nemici ma anche dei nostri alleati. Ad esclusione di Giga e di Killshiro, infatti, i nostri alleati agiranno completamente in autonomia, sfruttando dei turni a loro dedicati.

Noi possiamo intervenire su di loro in due soli modi: spostandoli con determinate abilità o eliminandoli. Ed è nell’uccidere i nostri stessi alleati che DEMON’S NIGHT FEVER rivela la sua subdola e originale anima. Uccidere i nostri stessi minion da vita alle nostre mosse più forti, denominate Kill Skill, riuscendo a ribaltare la situazione a nostro vantaggio in caso di strategia ben congegnata. Questo perché il sacrificio comporta spesso esplosioni in vaste aree a seconda del sacrificio che viene effettuato. Inoltre, non è un omicidio definitivo ma i nostri minion si potenziano man mano che vengono uccisi, attivando un meccanismo perverso ma ingegnoso. Ovviamente tale struttura ludica nel lungo periodo presta il fianco a un’inevitabile ripetitività che viaggia però di pari passo col divertimento alimentata da una costante richiesta di nuove strategie.

Demon’s night fever, recensione (playstation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, DEMON’S NIGHT FEVER soddisfa la natura da dark comedy dell’opera offrendo uno stile cartoonesco, sopra le righe, decisamente deformed e ultra caratterizzato. Un mix che rievoca Disgaea ma allo stesso tempo si allontana, diventando a tratti più cupo. I personaggi spiccano decisamente su tutto, forti anche di artwork 2D ben realizzati. Meno d’impatto le ambientazioni seppur comunque coerenti ed efficaci anche nel fornire scenari di lotta discretamente vari. Molto buona anche l’interfaccia di gioco e la struttura dei menù che contribuiscono a dar vita a una propria identità estetica.

Il sonoro è di alto livello, coinvolgente, efficace, vario. Anche il doppiaggio colpisce in positivo, donando il giusto carisma ai personaggi e contribuendo ad alzare o abbassare il livello dell’humor del titolo. Peccato, invece, per la totale assenza della lingua italiana. Considerando la mole di testo da leggere è un ostacolo di cui tener conto anche per comprendere e godere al meglio delle varie gag oltre che della trama stessa che sì, merita di essere vissuta.

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