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Progetto · RecensionePC

Stupid Never Dies, recensione (PlayStation 5)

Lo zombie più debole del mondo è pronto a stupirci

Avatar di pasquale aversanoDiPasquale Aversano 8 min di lettura PC Aggiornato 20 Ottobre 2026
Stupid
8,0/10
La recensione

Stupid Never Dies

Gameplay7,5
7.5/10
Grafica8,0
8/10
Sonoro8,5
8.5/10
Longevità8,0
8/10

Cosa funziona

  • Umorismo pienamente azzeccato e storia accattivante
  • Le trasformazioni sono bellissime e varie
  • Fluido, divertente, accessibile e personalizzabile
  • Sonoro e doppiaggio di buon livello

Cosa convince meno

  • A un certo punto subentra la ripetitività
  • I dungeon non spicca per complessità e ramificazione

Stupid Never Dies è folle, surreale, divertente e caotico. Un action roguelite con elementi da GDR che irrompe con la sua esuberante e sregolata follia forte di un umorismo coerente e sopra le righe, un gameplay vario e stratificato e un loop ludico in grado di creare dipendenza. Le trasformazioni vincono su tutto mentre i dungeon risultano essere la parte meno ispirata, complice la classica ripetitività del genere. Chi riuscirà a farsi catturare dall’odissea di Davy lo zombie, si ritroverà a vivere ore e ore di combattimenti fuori di testa e a colpi di morsi. Letteralmente.

Sviluppato e pubblicato da GPTRACK50 Inc, Stupid Never Dies è un GDR d’azione con elementi roguelite letteralmente fuori di testa dotato di stile, narrazione e atmosfera che sapranno catturarti. Noi abbiamo vestito di pigri e morti panni dello zombie Davy, identificato tra l’altro come lo zombie più debole del mondo, e insieme a lui abbiamo dato vita a un percorso di rivalsa, con un pizzico di surreale romance, che ha saputo conquistarci. Pronto a scoprire la nostra recensione per PlayStation 5?

Stupid Never Dies una storia romantica e fuori di testa

Non devi assolutamente sottovalutare la trama di Stupid Never Dies. Essa non è una mera cornice per le risse che andremo ad eseguire, ma è un intero canovaccio surreale, folle, con richiami ad altri prodotti e terribilmente coerente con se stesso, che riesce a spingerci e motivarci per quasi tutta la durata dell’avventura. Il merito è soprattutto del cast di personaggi tra cui spicca, inutile dirlo, il nostro sventurato Davy.

Davy è uno zombie. Ma non uno zombie qualunque, il peggior zombie di tutti. Devi sapere che in Stupid Never Dies esiste una sorta di gerarchia dei mostri che ha posizionato gli zombie proprio all’ultimo gradino. Il motivo è duplice: da un lato c’è il loro passato da essere umano che, appunto, già li svaluta di molto, dall’altro c’è la loro estrema lentezza a cui si somma stupidità e debolezza fisica. Insomma, non siamo davanti agli zombie di Resident Evil.

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Stupid never dies, recensione (playstation 5)

Ecco, in una descrizione già abbastanza disastrosa, il nostro Davy è anche un disertore. Si tratta, infatti, dell’unico zombie che è scappato dalla guerra tra mostri e umani. E dove è andato a rifugiarsi il nostro Davy? In una cella frigorifera in un centro commerciale devastato dal conflitto. Ed è proprio in questo gelido luogo abbandonato che trova l’amore. Si tratta di una misteriosa umana che si trova letteralmente congelata. 

Nonostante l’assenza di comunicazione, il nostro zombie si innamora perdutamente dell’umana al punto da nominarla ufficialmente come sua ragazza. Purtroppo per lui, però, la cella frigorifera non durerà per sempre. L’energia è instabile e senza quella, l’umana è destinata a putrefarsi definitivamente. In soccorso a un futuro così disastroso, emerge un altro iconico personaggio di Stupid Never Dies: un dottore mezzo cyborg e completamente pazzo.

Tale scienziato sta studiando un modo per affrontare KOM, il Re dei Mostri, colui che è riuscito a coordinare le creature e a farle trionfare contro gli umani nell’ultima grande guerra. Il problema è che tale KOM si è rifugiato in uno dei “livelli” alternativi alla realtà degli umani. Per raggiungere questi mondi dimorato dai mostri di vario genere, lo scienziato ha bisogno di un mostro. Gli umani, deboli per natura, non resisterebbero mai al miasma lacerante che gli attende nei dungeon.

Stupid never dies, recensione (playstation 5)

Il povero Davy, per peccati di gola… nel senso che ha mangiato qualcosa che non doveva, si trova dotato di nuovi e incredibili poteri che lo rendono il candidato perfetto per le spedizioni nei dungeon. Tali spedizioni avvengono tramite utilizzo di un WC nel quale viene letteralmente aspirato e poi risputato. Riuscirà il nostro Davy a sconfiggere KOM e a riportare in vita la sua amata e, al contempo, offrire un nuovo futuro all’umanità?

Ecco, come avrai potuto notare, la creatività narrativa di Stupid Never Dies sembra emergere direttamente da opere firmate Suda51. Ammettiamo però di trovare qui molta più coerenza, sempre racchiuse nella logica stessa del mondo di gioco. Insomma, Stupid Never Dies ha un suo marchio personale che funziona, intrattiene e diverte grazie a un umorismo ben dosato e a trovate surreali di vario genere e dinanzi cui è difficile restare impassibili.

Stupid never dies, recensione (playstation 5)

L’importanza di mordere i nemici

Stupid Never Dies come primo impatto risulta essere un action roguelite scenico, caotico e folle che presto svela una sottostruttura da gioco di ruolo incastrandosi in un loop di run che può creare dipendenza prima di iniziare a stanca nel lungo periodo. Ma procediamo con ordine. I primi passi nei panni di Davy sono tra i più lenti e clauticanti della storia del medium, d’altronde… Davy è uno zombie e gli zombie non sono famosi per essere agili e scattanti. Eppure, nell’hub centrale, quello ambientato nel mondo degli umani, Davy è un classico zombie, lento, ciondolante e lamentoso.

Nel giro di pochi minuti però, veniamo letteralmente scaricati in un water, ritrovandoci per la prima volta in una struttura di dungeon divisi a livelli. Qui l’anima da roguelite emerge subito. Ogni spedizione è divisa in una serie di livelli procedurali caratterizzati da biomi di vario genere e permettendo all’utente di poter scegliere tra più opzioni una volta giunto al portale di fine area. Ogni livello non è che un piccolo percorso costellato da scontri ad arena di vario genere. D’altronde, lo scopo principale di Stupid Never Dies è quello di farci combattere.

Stupid never dies, recensione (playstation 5)

Eppure, il titolo nasconde piccole aree segrete con premi extra e in alcuni casi raggiungibili esclusivamente con determinate trasformazioni. Purtroppo, l’esplorazione è appena superficiale e le aree di gioco, seppur evocative, finiscono presto per prestare il fianco a una linearità e una ripetitività che fiaccano appena le ottime idee di fondo del titolo. Idee che irrompono soprattutto sul versante del combat system nonostante la grave mancanza di un sistema di lock-on dei nemici che ci costringe ad abituarci a un caos non propriamente intuitivo e facile da padroneggiare ma comunque appagante. Tornando alle idee positive, ci riferiamo soprattutto all’inedita possibilità di Davy di poter “mangiare stili” avversari.

Nel dettaglio, si tratta di azzannare i nuclei luminosi di alcuni nemici ma anche i nemici stessi. Mordere un nemico ricarica energia ma permette anche di ottenere diversi bonus di vario genere e, nel caso dei nemici di elite, ci permette di rubare letteralmente la loro forma. Esatto, Davy si può trasformare. E le trasformazioni mutano di colpo lo stile di gioco, portandoci a ripensare a build e personalizzazioni per trarre il meglio nella nostra spedizione. Bastano già le prime ore per sperimentare tali mutazioni e differenze.

Passiamo dal veloce e possente lupo mannaro all’arpia, debole fisicamente ma eccellente per attacchi a distanza, decisamente fastidiosi. Ogni trasformazione ha una sua specialità distinta sia nelle statistiche che nelle abilità oltre che nel livello stesso del nucleo mangiato. E no, non potrai abusarne visto che per ogni mutazione ci sarà un numero a indicare per quanti piani resterà a nostra disposizione, spingendoci a meditare strategicamente se e quando cambiarla e con cosa.

Stupid never dies, recensione (playstation 5)

Inoltre, come detto, le mutazioni aiutano anche a esplorare e scoprire determinati e succosi extra. Il mannaro può rimbalzare tra le pareti mentre l’arpia, volando, può raggiungere altezze altrimenti inaccessibili. Ma come detto, è ancora una volta in battaglia che le mutazioni offrono il meglio di sé, cambiando letteralmente il gameplay e offrendoci personaggi “nuovi con cui approcciarci”. A ciò si somma il sistema di scontrini, bonus in pieno stile roguelite presentati in opzioni randomiche che forniscono bonus di vario genere che andranno a comporre le nostre build di run in run.

E se te lo stai chiedendo, sì, in Stupid Never Dies si morirà spesso e ammettiamo che alcune situazioni ci hanno visti fortemente sbilanciati dubitando un po’ dell’effettivo livello di difficoltà proposto. Ma parliamo di piccoli scivoloni in un’avventura in grado di sorprendere e innovarsi gradualmente nonostante un’innegabile struttura ripetitiva classica per un roguelite. E a tal proposito, come per i congeneri, se saprà rapirti con le sue folli meccaniche, difficilmente ti farai scoraggiare dalla ripetitività, decidendo piuttosto di continuare il percorso oltre ogni ostacolo. Altro elemento da tener conto, oltre che ulteriore sfida non da poco, è il tempo. Ogni volta che scenderemo nel dungeon un orsacchiotto scandirà il tempo a decrescere del quale subiremo costanti penalità.

Ottimizzare il tempo e quindi dar vita a scontri efficaci, veloci e devastanti, è la chiave per sopravvivere a lungo ma viene da sé che iniziare ogni volta dal livello più basso è abbastanza difficile. Ecco quindi che il titolo ci permette di “saltare” dei livelli. Scelta anche questa strategica in quanto sta a noi decidere quanto rischiare e come impiegare al meglio risorse e tempo, appunto. Ciò convoglia in una sfida a più fattori che a noi ha saputo conquistarci, complice anche il vasto numero e tipologie di ricompense, da equipaggiamenti a valute da spendere in game per sbloccare ulteriori bonus fino a regali da dare alla nostra bella e che influenzano un particolare e devastante status del nostro buon Davy. Insomma, tanto da scoprire a chi saprà accettare le sfide proposte.

Non mancano quindi soddisfazioni di vario genere che si traducono anche in vari elementi che andranno a coinvolgere attivamente anche il nostro hub di gioco, unica area sicura del gioco e centro nevralgico delle nostre operazioni. Qui è dove potremo personalizzare il nostro Davy, sfruttando equipaggiamenti di vario genere con abilità e bonus aggiuntivi ma anche proseguire con la relazione con la nostra amata… svelando anche i suoi retrosceni del passato. Ed è nell’hub che ancora una volta, spicca la follia di Stupid Never Dies, grazie a un cast corale eccezionale e sopra le righe. 

Stupid never dies, recensione (playstation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, abbiamo apprezzato l’euforia e la cura del titolo. Giusto i dungeon risultano sottotono a causa della ripetitività estenuante di alcune aree mentre il resto è semplicemente adorabile. Dai personaggi all’interfaccia passando per gli assurdi menù, tutto in Stupid Never Dies offre una coerenza interna e personale che dona identità al titolo, coinvolgendo con efficacia. Buone le animazioni, anch’esse curate. Ottime le scene splendidamente folli con tanto di piccoli easter egg e richiami esterni.

Anche il sonoro è da applausi. Tra sinfonie volutamente punk e caotiche a un doppiaggio in inglese eccezionalmente curato, soprattutto quando parlano a ritmo “zombie”, tutto il reparto audio contribuisce attivamente a plasmare l’identità dell’opera, restituendoci un titolo che spicca fra i competitor. A tutto ciò, si aggiunge anche la graditissima presenza dei sottotitoli in lingua italiana di cui, tra l’altro, non abbiamo riscontrato refusi o problemi di sorta.

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