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Progetto · RecensionePC

Silver Pines, recensione (PlayStation 5)

Un metroidvania dal sapore di Lynchiano

Avatar di pasquale aversanoDiPasquale Aversano 7 min di lettura PC
Silver pines
8,1/10
La recensione

Silver Pines

Gameplay7,5
7.5/10
Grafica8,5
8.5/10
Sonoro8,5
8.5/10
Longevità8,0
8/10

Cosa funziona

  • Atmosfera di alto livello che lascia il segno
  • Trama coinvolgente e ben elaborata
  • Grafica molto curata
  • Mix di generi efficace con l’esplorazione che spicca fra tutto

Cosa convince meno

  • Combat system da perfezionare
  • Assenza della lingua italiana

Silver Pines è un titolo che colpisce per atmosfera, narrazione, mix ludico e bontà sia visiva che sonora. Un titolo in grado di ritagliarsi un suo spazio nonostante innumerevoli richiami e omaggi ad altre opere. Sì, il combat system presta il fianco a diverse criticità e sì, manca la lingua italiana, ma rimane comunque un’avventura che merita di essere vissuta e che riesce a lasciare un segno.

Sviluppato da Wych Elm e pubblicato da Team17, Silver Pines è un ibrido molto particolare. Si tratta, almeno su carta, di un metroidvania in terza persona 2.5D in stile survival horror ambientato in una piccola cittadina americana. Un setting non inedito ma che è destinato presto a scivolare in una serie di orrori ed enigmi che sapranno coinvolgerti e metterti alla prova. Un titolo che ci ha sorpreso e che è stato in grado di lasciare il segno. Questa è la nostra recensione per la versione PlayStation 5. Sei pronto a visitare Silver Pines?

Silver Pines da Lynch a Silent Hill passando per Alan Wake

Il protagonista indiscusso di Silver Pines è un investigatore privato di nome Red Walker il cui compito è cercare informazioni che possano condurlo da Eddie Velvet, un musicista apparentemente scomparso. Ed è proprio cercando il signor Velvet che il nostro povero Red approda in quel di Silver Pines, una cittadina sperduta i cui colori non tardano a ricordare ben altre cittadine famose e nate proprio col nostro amatissimo medium. Eppure non lasciarti ingannare, Silver Pines ha una sua identità nonostante inevitabili richiami ad altre opere sue congenere.

Guidato da Mr. Jackman unicamente tramite cabine telefoniche, la prima cosa che balza all’occhio di Silver Pines è lo stravagante cast di personaggi. Sono tutti individui che sembrano quasi fuori posto nonostante il loro ruolo. Da un tizio che scava imperterrito con una pala a un agente visibilmente apatico. I dialoghi di Silver Pines sono spesso alienanti, inconcludenti, volatili. Eppure colpiscono nel segno e contribuiscono attivamente a montare un mosaico narrativo che ti cattura proprio per il suo essere misterioso.

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Silver pines, recensione (playstation 5)

è un mistero che suona in pieno stile con Twin Peaks e Alan Wake, in un mondo con creature assurde che rievocano per estetica e suono alcuni incubi di Silent Hill, seppur privi dello stesso fascino e impatto. D’altro canto, la stessa Silver Pines è una cittadina che rievoca Twin Peaks ma anche Silent Hill, con una nebbia che si insinua in vie ormai quasi del tutto abbandonate, con tanto di disastro ambientale di cui raccogliere i documenti.

E parlando di documenti, la lore di Silver Pines aiuta a costruire la narrazione, è parte attiva della nostra ricerca investigativa. Ciò dà la forma di una vera e propria indagine anche se, ancora una volta, ci sentiamo più come l’agente speciale dell’FBI Dale Cooper di Twin Peaks. Tralasciando il ruolo vitale del caffè, che ci potenzia in modo permanente nel caso fortuito dovessimo trovarlo in zone “segrete” della città, anche il nostro Red si ritrova in parte spaesato dalla cittadina e i suoi abitanti eppure procede quasi del tutto spedito nella sua indagine.

Ancora una volta però, nonostante i numerosi richiami ad altre opere, Silver Pines rimbomba con un’eco proprio e personale. Fa suoi gli omaggi, spesso palesi, ma li unisce con arguzia e personalità. La narrazione e l’atmosfera si sposano quindi in un unicum che coinvolge, cattura e trascina fino a uno dei finali disponibili e che vi invitiamo a scoprire tutti per ottenere un quadro più chiaro possibile delle vicende dell’investigatore. Insomma, è da giocare.

Silver pines, recensione (playstation 5)

Un survival horror esplorativo

Silver Pines è a tutti gli effetti un survival horror metroidvania in terza persona 2.5D, un mix che riesce a catturare sin dall’inizio grazie a una sapiente costruzione del level design. Parliamo di Silver Pines stessa, una cittadina minuziosamente elaborata e i cui percorsi, sia obbligatori che opzionali e segreti, si incastrano e moltiplicano tra loro seguendo la struttura più basilare di un qualsivoglia metroidvania ma arricchendola con atmosfere tipiche del mondo degli horror.

Ecco quindi che man mano che otterremo abilità e strumenti, potremo e, in parte dovremo, tornare sui nostri passi, aprire percorsi prima inaccessibili e scivolare ancora più a fondo negli orrori di quella cittadina in un’indagine la cui longevità complessiva per singola run può raggiungere e superare le dieci ore. Una media tutto sommato lodevole e apprezzabile, arricchita da una buona varietà di situazioni dovute essenzialmente alle varie tipologie di enigmi.

Silver pines, recensione (playstation 5)

La prima particolarità del gioco è legata al nostro protagonista. L’investigatore non è il classico eroe dei videogiochi ma è un personaggio abbastanza goffo e lento. Sì, può correre e scattare, ma tutto è legato a una barra della stamina non molto generosa e che presta il fianco soprattutto nelle fasi più concitate. Inoltre, il gioco ci tiene a un certo realismo da riscontrare anche e soprattutto nella gestione delle armi e in particolare, nelle fasi di ricarica.

Banalmente, la fase di ricarica è manuale e legata a un piccolo minigioco che ci vede inserire proiettile per proiettile o interi caricatori a seconda dell’arma utilizzata. Ciò rende la fase di ricarica un momento strategico in quanto i nemici non si fermeranno mica per aspettarci. Anzi. E qui veniamo al primo punto negativo dell’esperienza di gioco: il combat system. Se l’esplorazione è accettabile per le movenze del protagonista, rendendole quasi più credibili e “fisiche”, il combat system diventa quasi frustrante.

Silver pines, recensione (playstation 5)

I motivi sono sia per la lentezza del personaggio, sia per le hitbox e le schivate, non sempre ben calcolate. Schivare un nemico significa spostarsi sullo sfondo e superarlo. Ricordiamo che i combattimenti sono sempre su due dimensioni e mezza. Ecco, tale mossa non sempre riesce e richiede spesso una precisione abbastanza alta. Inoltre, non sempre i colpi nemici sono facili da prevedere in termini “fisici” e “spaziali” mentre altri sono semplicemente troppo veloci per il nostro protagonista.

Nulla di esagerato sia chiaro, basta un po’ di pratica e l’utilizzo delle giuste armi al giusto momento, con quelle a distanza con tanto di cura nella mira, anch’essa manuale, per cavarsela anche alle difficoltà più elevate, che regalano comunque una sfida elevata e degna di attenzione. Inoltre, da bravo survival horror, ci viene chiesto di essere parsimoniosi nell’uso delle armi e risorse. Le armi fisiche si possono rompere e hanno una durabilità temporanea così come i proiettili costano e sono abbastanza pochi.

Silver pines, recensione (playstation 5)

Anche l’uso delle monete, valuta interna di gioco, va studiata attentamente. Basti pensare che anche i “salvataggi”, rigorosamente manuali e da effettuare alle cabine telefoniche digitando ogni volta il numero del misterioso Mr. Jackman, richiedono un piccolo pagamento. Sia chiaro, restare privi di monete è quasi impossibile, ma prestare attenzione alle risorse, tra l’altro incastrate in un inventario piccolo alla Resident Evil, dona un boost di tensione e strategia non male.

L’esplorazione, come detto, viene potenziata dalla struttura alla metroidvania, prestandosi anche a percorsi “liberi” alla ricerca d opzionali come i “memento”, particolari accessori che potremo equipaggiare per avere boost passivi di vario genere. Abbiamo molto apprezzato la cittadina di Silver Pines proprio per la cura con cui si svela man mano e per le sorprese continue tra cui, anche i boss. Questi non spiccano per caratteristiche e, anzi, sono abbastanza limitati per pattern e tensione ma sono comunque un buon elemento per smorzare il ritmo ludico.

Silver pines, recensione (playstation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, Silver Pines è eccezionale. La cura riposta nei dettagli della cittadina spiazza, sorprende e ammalia. Che sia lo zoom sugli oggetti con cui interagire o le animazioni lente e realistiche del personaggio, tutto contribuisce a un realismo appesantito da un’atmosfera macabra, desolante e devastante. Gli effetti particellare e atmosferici contribuiscono a trasformare gradualmente la nostra avventura in cui l’unica nota non proprio perfetta è il bestiario.

Questi, forte di alcuni flash e di un audio comunque ben inserito, risultano non molto ispirati, spesso esseri scuri e informi e che richiamano il già citato mondo di Silent Hill. Decisamente meglio, invece, i personaggi umani i cui avatar riescono a essere persino più inquietanti dei mostri. Ottimi gli effetti di luci con immancabili zone buie da illuminare con apposita torcia. 

Il sonoro è un ottimo compagno di viaggio, impreziosito da un doppiaggio in inglese coinvolgente e ben recitato, perfettamente in linea con i personaggi a schermo. Ottime anche le tracce musicali e gli effetti audio che contribuiscono a creare un’atmosfera tesa e imprevedibile. Gran peccato, invece, per la totale assenza della lingua italiana. Uno scoglio che consigliamo però di affrontare per non perdere una grande avventura.

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