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Defender of the Crown: The Legend Returns, recensione (PlayStation 5)

Defender of the Crown è pura nostalgia. Ci sono titoli che appartengono alla storia dei videogiochi e che, proprio per questo, possono essere difficili da riportare ai giorni nostri. Defender of the Crown è sicuramente uno di questi e Defender of the Crown: The Legend Returns prova a celebrarne l’eredità mettendo insieme passato e presente. […]

Avatar di pasquale aversanoDiPasquale Aversano 6 min di lettura Piattaforme
Defender the crown
6,6/10
La recensione

Defender of the Crown: The Legend Returns

Gameplay7,0
7/10
Grafica6,5
6.5/10
Sonoro6,5
6.5/10
Narrazione6,5
6.5/10
Longevità6,5
6.5/10

Cosa funziona

  • Tre giochi in uno
  • La modalità Regno offre buona rigiocabilità e intrattenimento
  • Effetto nostalgia innegabile
  • Accessibile e semplice

Cosa convince meno

  • Il remake poteva osare decisamente di più
  • Può durare molto poco
  • Risulta facilmente ripetitivo

Defender of the Crown: The Legend Returns è, in definitiva, un pacchetto che cerca di soddisfare esigenze differenti attraverso tre interpretazioni dello stesso concetto. La modalità Retrò conserva l'esperienza originale, la Classica la ripropone attraverso un remake graficamente aggiornato e con qualche intervento sulle meccaniche, mentre Regno prova a introdurre una formula più moderna attraverso elementi roguelite, deckbuilding e una maggiore componente casuale. Ed è proprio quest'ultima a rappresentare la parte più interessante del pacchetto grazie a una rigiocabilità superiore e a un approccio più moderno. Le prime due modalità rimangono invece maggiormente legate alla nostalgia e ai pregi e difetti del gioco originale. Il remake, in particolare, avrebbe potuto intervenire in maniera più incisiva sul piano ludico, considerando che la semplice revisione tecnica non riesce a eliminare completamente quei limiti che già caratterizzavano l'esperienza originale. Resta comunque un prodo

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Defender of the Crown è pura nostalgia. Ci sono titoli che appartengono alla storia dei videogiochi e che, proprio per questo, possono essere difficili da riportare ai giorni nostri. Defender of the Crown è sicuramente uno di questi e Defender of the Crown: The Legend Returns prova a celebrarne l’eredità mettendo insieme passato e presente. Sviluppato da Black Tower Basament e pubblicato da Nordcurrent Labs, il gioco è uno strategico gestionale a turni accessibile, arricchito da diversi minigiochi a tema medievale e da tre modalità che propongono approcci differenti alla stessa idea di base. Noi lo abbiamo provato su PlayStation 5 e siamo pronti a raccontarvi questa nuova versione della storica avventura.

http://youtube.com/watch?v=sAwDFChqHyo

Defender of the Crown: The Legend Returns un ritorno che guarda soprattutto al passato

Prima ancora di parlare della storia, è necessario capire cosa sia effettivamente Defender of the Crown: The Legend Returns. Il pacchetto raccoglie infatti tre esperienze differenti, legate in maniera più o meno diretta al gioco originale. La modalità Retrò propone il Defender of the Crown sviluppato originariamente per Amiga e lo ripropone praticamente inalterato, offrendo quindi un’esperienza 1:1 che permette di fare un vero salto indietro nel tempo, con tutti i vantaggi ma anche tutti i limiti che una scelta del genere comporta. D’altra parte, il titolo originale, arrivato alla fine degli anni ’80, aveva contribuito a rendere più cinematografico e coinvolgente il genere degli strategici, sfruttando le possibilità offerte dalla tecnologia dell’epoca. Sul piano prettamente ludico, però, già allora non erano mancate alcune criticità che risultano ancora evidenti oggi.

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La seconda proposta è la modalità Classica, che riprende sostanzialmente la stessa esperienza ma la presenta attraverso una veste grafica completamente aggiornata. Possiamo quindi parlare di un remake che interviene anche su alcuni aspetti del gioco originale: alcune meccaniche vengono leggermente ritoccate, le animazioni risultano più fluide e sono presenti interventi di revisione pensati per rendere l’esperienza più omogenea e attuale. La base, tuttavia, rimane quella di Defender of the Crown e con essa restano anche diversi dei suoi limiti.

La terza modalità, denominata Regno, è invece l’elemento realmente inedito della raccolta. Qui troviamo un’esperienza che conserva l’identità medievale del gioco ma la combina con meccaniche più moderne, mappe generate proceduralmente, dadi, livelli di difficoltà personalizzabili e una struttura roguelite. L’idea non è particolarmente originale, ma offre una maggiore rigiocabilità e rappresenta il tentativo più evidente di guardare oltre il passato. Allo stesso tempo, però, questa modalità appare quasi come un contenuto bonus che non riesce ad amalgamarsi completamente con la filosofia delle prime due.

Defender of the crown: the legend returns, recensione (playstation 5)

In sostanza, Defender of the Crown: The Legend Returns mette nello stesso pacchetto una remastered, un remake e una modalità inedita che cerca di modernizzare la formula. Una celebrazione piuttosto esplicita di un titolo storico, che difficilmente riuscirà però a far cambiare idea a chi non aveva apprezzato l’originale. Il problema è che, nonostante il nuovo comparto grafico e alcuni interventi sulle meccaniche, il peso degli anni rimane evidente.

La cornice narrativa contribuisce comunque a mantenere intatta l’atmosfera medievale: siamo in Inghilterra, nell’epoca di Robin Hood e nel periodo successivo al regno di Riccardo, quando una crisi di successione porta i vari lord a contendersi il potere. L’assenza di un erede legittimo apre infatti la strada alle lotte interne, mentre dall’esterno arriva la minaccia dei normanni. A noi spetta scegliere uno dei lord disponibili e iniziare la nostra ascesa verso il trono attraverso una serie di decisioni e azioni a turni.

Defender of the crown: the legend returns, recensione (playstation 5)

Uno strategico gestionale semplice e accessibile

Le modalità Retrò e Classica rappresentano il cuore più tradizionale dell’esperienza e condividono praticamente la stessa struttura di gioco, con le modifiche introdotte dal remake. Si tratta di uno strategico gestionale in 2D nel quale, all’inizio della partita, scegliamo quale lord impersonare. I vari personaggi possiedono caratteristiche differenti, ma queste finiscono per influenzare le nostre strategie soltanto in maniera piuttosto limitata. L’obiettivo è conquistare progressivamente i territori, aumentare i nostri domini e arrivare infine al trono. Per farlo dobbiamo gestire truppe e risorse, spostarci tra le varie zone e affrontare inevitabilmente degli scontri.

Ed è proprio qui che emerge uno dei principali limiti della formula. La strategia tende infatti a ridursi abbastanza rapidamente alla quantità di risorse disponibili. Avere più uomini e più risorse significa, nella maggior parte dei casi, avere maggiori possibilità di successo, rendendo gli scontri meno profondi rispetto a quelli proposti dagli strategici moderni. Il remake prova a intervenire su alcuni elementi e rende più articolate determinate attività, tra cui gli assedi, i salvataggi delle principesse e le giostre medievali. Sono situazioni che inizialmente riescono a dare maggiore varietà alla progressione e che sfruttano anche alcuni cambi di prospettiva per creare un piccolo effetto cinematografico, ma l’impatto tende a diminuire abbastanza rapidamente e la ripetitività finisce per prendere il sopravvento.

Anche il sistema di gioco rimane piuttosto semplice e in alcuni casi non proprio immediato da comprendere. La giostra medievale, per esempio, non siamo riusciti a padroneggiarla e gestirla come avremmo voluto. Gli scontri automatici risultano leggermente più approfonditi nella versione remake, ma continuano a essere piuttosto asciutti e non modificano davvero il principio alla base della strategia: accumulare risorse per avere la meglio. Questo finisce anche per ridurre l’importanza delle differenze tra i vari lord scelti all’inizio. A tutto ciò si aggiunge una longevità tutt’altro che elevata, visto che una run può essere completata anche in un’ora da chi possiede già una certa esperienza con il genere.

Defender the crown

La modalità Regno prova a cambiare le carte in tavola

È proprio la modalità Regno a introdurre la variazione più significativa rispetto al resto della raccolta. Qui Defender of the Crown: The Legend Returns abbandona in parte la struttura tradizionale per proporre una sorta di deckbuilding roguelite con elementi procedurali. I territori vengono sostituiti da un mazzo di carte, ma l’obiettivo rimane sostanzialmente invariato: conquistare l’Inghilterra. Per riuscirci dobbiamo utilizzare le carte e tirare i dadi, con le prime che possono influenzare proprio il risultato dei secondi. Al termine della sequenza di carte, sarà il valore ottenuto a determinare il vincitore.

La presenza di carte capaci di modificare le regole degli scontri e di altre che possono creare situazioni quasi da tranello rende le prime partite della modalità Regno decisamente più interessanti rispetto alle esperienze tradizionali. Anche i minigiochi vengono adattati alle nuove regole. Un assedio, per esempio, può richiedere di individuare una sequenza di dadi partendo da un indizio, mentre i tornei si trasformano in una serie di lanci nei quali bisogna cercare di evitare il numero uno. Non siamo quindi davanti a una semplice variazione estetica, ma a un sistema che prova realmente a modificare il modo in cui affrontiamo la conquista dell’Inghilterra.

Tra le tre modalità, Regno è quindi quella che osa maggiormente e che riesce a dare maggiore freschezza all’intero pacchetto. Il gameplay rimane semplice e, alla lunga, può diventare inevitabilmente ripetitivo, ma la componente procedurale e la possibilità di sperimentare strategie differenti garantiscono una rigiocabilità che nelle altre due modalità risulta decisamente più limitata. L’elemento casuale dei dadi rimane sempre presente e contribuisce a rendere meno prevedibili alcune situazioni, permettendo di affrontare più volte l’esperienza cercando approcci diversi.

Defender of the crown: the legend returns, recensione (playstation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, Defender of the Crown: The Legend Returns cerca un equilibrio tra nostalgia e aggiornamento. La componente cinematografica che caratterizzava l’originale è ancora riconoscibile, ma nonostante il lavoro svolto sul remake è difficile considerare il comparto visivo realmente al passo con i tempi. L’effetto nostalgia, però, è innegabile e permette alla produzione di conservare parte del fascino dell’esperienza originale. Il lavoro di aggiornamento risulta particolarmente evidente nell’interfaccia, oggi più intuitiva e immediata, mentre la modalità Regno propone una propria veste grafica semplice ma funzionale alla nuova struttura.

Anche il comparto sonoro mantiene un legame abbastanza evidente con il passato. Non si tratta di un elemento particolarmente sorprendente o memorabile, ma accompagna l’esperienza dall’inizio alla fine senza risultare invadente o eccessivamente ridondante. Una nota positiva arriva invece dalla presenza dei sottotitoli in lingua italiana, che permettono di affrontare senza problemi anche le parti testuali dell’avventura.

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