Vai al contenuto

Le ultime notizie dal mondo dei videogiochi, guide, recensioni e molto altro.

iCrewPlay iCrewPlay
Preferiti
Progetto · RecensioneRecensioni

Sands of Aura, recensione PC: un soulslike nel mare di sabbia

Chashu Entertainment costruisce un action RPG isometrico con una forte identità, tra esplorazione, combattimenti impegnativi e un mondo sommerso dalla sabbia

Avatar di emanuele ribaudoDiEmanuele Ribaudo 11 min di lettura Recensioni
Sands of aura recensione
8,0/10
La recensione

Sands of Aura

Gameplay8,2
8.2/10
Grafica8,0
8/10
Sonoro8,0
8/10
Narrazione8,0
8/10
Longevità8,0
8/10

Cosa funziona

  • Ambientazione originale e riconoscibile
  • Esplorazione del mare di sabbia convincente
  • Combattimento soddisfacente e ragionato

Cosa convince meno

  • Telecamera problematica negli scontri affollati
  • Bilanciamento non sempre convincente
  • Qualche calo di leggibilità nelle situazioni più caotiche

Sands of Aura non rivoluziona il genere e non vuole farlo. È un buon action RPG indipendente, capace di mescolare soulslike, esplorazione e personalizzazione all’interno di un’ambientazione affascinante, e proprio per questo rappresenta una sorpresa più interessante di quanto possa sembrare a una prima occhiata.

Nel corso degli ultimi anni il genere soulslike ha conosciuto una diffusione enorme, al punto che per una produzione indipendente è diventato sempre più difficile riuscire a proporre qualcosa che non dia immediatamente la sensazione di essere l’ennesimo titolo ispirato a Dark Souls. Tra combattimenti impegnativi, schivate, parate, boss e sistemi di progressione più o meno complessi, le caratteristiche che hanno reso celebre il genere sono ormai conosciute praticamente da tutti. In questo scenario, Sands of Aura prova a ritagliarsi il proprio spazio puntando soprattutto su un’ambientazione particolare e su una struttura che cerca di andare oltre la semplice imitazione.

Sviluppato da Chashu Entertainment, il gioco ci porta infatti in un mondo completamente trasformato da una gigantesca catastrofe, nel quale la sabbia ha ricoperto praticamente ogni cosa fino a diventare un vero e proprio oceano. Talamhel, quella che un tempo era una terra popolata e fiorente, è ormai un luogo decadente nel quale le poche comunità rimaste cercano disperatamente di sopravvivere, mentre creature ostili e misteri ancora irrisolti rendono ogni viaggio tutt’altro che tranquillo.

La particolarità è che questa enorme distesa di sabbia non rappresenta soltanto lo sfondo dell’avventura, ma diventa parte integrante dell’esperienza. Il giocatore può infatti attraversarla a bordo della propria nave, scoprendo nuove isole, rovine, insediamenti e luoghi nei quali combattere ed esplorare. È una scelta che riesce a dare al gioco una personalità precisa e che, almeno nelle intenzioni, lo distingue da molti altri esponenti del genere.

Pubblicità

A questo si aggiunge un sistema di combattimento che guarda apertamente ai soulslike, con schivate, parate, attacchi differenti e nemici che richiedono una certa attenzione, oltre a un sistema di personalizzazione delle armi piuttosto interessante. La visuale isometrica modifica naturalmente la percezione dell’azione rispetto ai soulslike più tradizionali, ma non impedisce al gioco di proporre combattimenti abbastanza profondi.

Se ami questo genere puoi recuperare anche la nostra recensione di AI LIMIT, altro action RPG che rielabora diversi elementi tipici dei soulslike, oppure la recensione di Enotria: The Last Song, che punta invece su un’identità fortemente legata al folklore italiano.

Trama

La storia di Sands of Aura parte da un mondo che, in qualche modo, è già arrivato alla propria fine. Talamhel non è infatti un regno prospero nel quale il protagonista deve impedire che una minaccia imminente distrugga tutto ciò che conosciamo: quando l’avventura comincia, la distruzione è già avvenuta e ciò che rimane della civiltà vive sulle macerie di un passato ormai difficile da recuperare.

Al centro di questa tragedia troviamo la Clessidra del Tempo, un elemento fondamentale per l’equilibrio del mondo. La sua distruzione ha provocato una catastrofe di proporzioni enormi, trasformando Talamhel in un gigantesco mare di sabbia e modificando per sempre il rapporto tra gli abitanti e l’ambiente che li circonda. Le terre sono state sommerse, le città sono state distrutte e le poche comunità sopravvissute sono state costrette a trovare nuovi modi per continuare a esistere.

La sabbia, dunque, non è soltanto un elemento scenografico, ma rappresenta la conseguenza più evidente della tragedia che ha colpito il mondo. Navigarla significa attraversare ciò che rimane di una civiltà scomparsa e, proprio durante questi viaggi, il giocatore ha la possibilità di rendersi conto di quanto profonda sia stata la trasformazione di Talamhel.

Il protagonista è Valle, un giovane appartenente ai Keepers, una delle organizzazioni rimaste a difendere ciò che resta dell’umanità. Il suo ruolo lo porta inevitabilmente a entrare in contatto con gli eventi che stanno nuovamente mettendo a rischio la fragile situazione raggiunta dai sopravvissuti, trasformando quello che inizialmente potrebbe sembrare un semplice viaggio in una vicenda molto più grande.

Il mondo che ci troviamo davanti è infatti popolato da diverse fazioni, personaggi e comunità, ognuna delle quali ha sviluppato una propria visione di ciò che è accaduto e, soprattutto, di quello che dovrebbe essere il futuro di Talamhel. C’è chi vuole preservare ciò che resta del passato, chi ha accettato il nuovo mondo e chi sembra avere obiettivi molto meno concilianti. È proprio attraverso questi incontri che la storia comincia progressivamente ad assumere maggiore consistenza.

Sands of Aura sceglie inoltre un approccio narrativo che non spiega tutto immediatamente. Molte informazioni vengono affidate ai dialoghi, agli ambienti e ai dettagli che si incontrano durante l’esplorazione, lasciando al giocatore il compito di ricostruire alcuni degli avvenimenti che hanno portato alla situazione attuale. È una soluzione che richiama inevitabilmente la tradizione dei soulslike, ma che in questo caso funziona soprattutto perché il mondo di gioco ha abbastanza elementi interessanti da spingere a voler conoscere qualcosa in più.

Anche l’Aura assume progressivamente un ruolo importante all’interno della vicenda e si lega alla natura stessa di Talamhel e agli eventi che hanno portato alla sua trasformazione. Quello che all’inizio può sembrare semplicemente un elemento del sistema di gioco acquista quindi una funzione più importante nella costruzione dell’universo narrativo.

La storia non è probabilmente il motivo principale per cui ci si avvicina a Sands of Aura, ma riesce comunque a svolgere bene il proprio compito, soprattutto perché è strettamente collegata all’ambientazione. Il vero protagonista, sotto questo punto di vista, è proprio Talamhel, con le sue rovine, le sue comunità e quel mare di sabbia che ricorda continuamente al giocatore quanto sia stato devastante il cataclisma.

Senza entrare nei dettagli che rischierebbero di rovinare alcune scoperte, posso dire che la vicenda diventa progressivamente più interessante con l’avanzare dell’avventura, introducendo nuove domande e ampliando la conoscenza del mondo. Non siamo quindi davanti a una trama destinata a rivoluzionare il genere, ma a una storia sufficientemente articolata da sostenere un viaggio che, per buona parte della sua durata, riesce a mantenere viva la curiosità.

Gameplay

È però nel gameplay che Sands of Aura mostra maggiormente le proprie ambizioni. La struttura di base è quella di un action RPG con evidenti influenze soulslike, ma gli sviluppatori hanno cercato di inserire abbastanza elementi personali da evitare che il gioco si riducesse a una semplice copia dei modelli più famosi.

Il combattimento richiede innanzitutto una certa attenzione. Gli avversari non sono semplici bersagli da eliminare premendo continuamente il pulsante dell’attacco e, soprattutto nelle situazioni più impegnative, diventa necessario imparare a riconoscere i loro movimenti, scegliere il momento giusto per colpire e sfruttare correttamente schivata e parata.

Il ritmo degli scontri è quindi abbastanza ragionato e premia il giocatore che impara a conoscere i propri avversari. La visuale isometrica cambia inevitabilmente il modo di affrontare i combattimenti rispetto a un soulslike in terza persona, ma dopo un necessario periodo di adattamento diventa abbastanza naturale muoversi e gestire gli scontri.

Uno degli aspetti più interessanti riguarda però la gestione dell’equipaggiamento e, in particolare, la possibilità di personalizzare le armi. Invece di limitarsi a raccogliere continuamente versioni più potenti della stessa arma, il gioco permette di intervenire sulla propria dotazione e creare configurazioni differenti, dando alla progressione un significato maggiore rispetto al semplice aumento dei numeri.

È un sistema che invita a sperimentare e che permette di costruire il personaggio in base alle proprie preferenze. Una determinata combinazione può risultare più efficace contro alcuni nemici, mentre un’altra può adattarsi meglio a uno stile di gioco più aggressivo o, al contrario, maggiormente prudente.

La pagina Steam ufficiale di Sands of Aura conferma la presenza di sette differenti stili di combattimento e di centinaia di componenti utilizzabili per forgiare numerose combinazioni di armi. ([Steam Store][1])

La Grainwake e l’esplorazione del mare di sabbia

La vera peculiarità di Sands of Aura rimane comunque l’esplorazione.

La Grainwake, la nave del protagonista, è il mezzo attraverso il quale possiamo attraversare il gigantesco oceano di sabbia che ricopre Talamhel. Non si tratta di una semplice transizione tra una zona e l’altra, perché la navigazione diventa parte integrante della struttura del gioco e permette di scoprire nuove isole, aree nascoste, rovine, risorse e luoghi da esplorare.

È probabilmente questa la trovata che permette a Sands of Aura di distinguersi maggiormente. L’idea di trasformare il mare di sabbia in un vero e proprio spazio da attraversare funziona bene e contribuisce a creare quella sensazione di essere realmente immersi in un mondo distrutto.

L’esplorazione, inoltre, non viene sempre accompagnata da indicazioni estremamente precise. In diverse occasioni è necessario osservare l’ambiente, ricordare determinati luoghi e capire autonomamente dove dirigersi, una scelta che personalmente ho apprezzato perché lascia un minimo di spazio alla curiosità e alla scoperta.

Naturalmente non è tutto perfetto. La telecamera rappresenta uno degli aspetti più discutibili dell’esperienza, soprattutto quando ci si trova ad affrontare gruppi numerosi di nemici o situazioni nelle quali gli effetti a schermo diventano particolarmente presenti. In questi momenti la visuale può rendere meno immediata la lettura dell’azione e alcuni scontri finiscono per sembrare più caotici di quanto dovrebbero.

Anche il bilanciamento non è sempre impeccabile e capita di incontrare situazioni nelle quali la difficoltà sembra dipendere più dalla disposizione degli avversari che da un’effettiva richiesta di abilità. Sono comunque difetti che non riescono a compromettere il quadro generale, perché il sistema di combattimento rimane soddisfacente e l’esplorazione offre una motivazione concreta per continuare a giocare.

Il risultato è quindi un gameplay che riesce a mettere insieme combattimenti, esplorazione, personalizzazione e raccolta delle risorse in maniera abbastanza equilibrata, creando un loop che funziona soprattutto quando si decide di lasciarsi guidare dalla curiosità e non soltanto dagli obiettivi principali.

Analisi sonora e grafica su PC

Dal punto di vista artistico, Sands of Aura riesce a fare una buona impressione senza dover necessariamente puntare su un comparto tecnico paragonabile alle grandi produzioni. Il suo punto di forza è soprattutto la direzione artistica, che sfrutta la particolare ambientazione per creare scenari immediatamente riconoscibili.

La sabbia domina praticamente ogni paesaggio e il contrasto con le rovine, gli edifici e gli insediamenti sopravvissuti contribuisce a creare un’atmosfera malinconica e decadente. Nonostante la visuale isometrica, gli ambienti riescono spesso a trasmettere una buona sensazione di profondità e soprattutto restituiscono l’idea di un mondo che un tempo era molto diverso da quello che stiamo attraversando.

Anche il design delle creature è abbastanza vario e coerente con l’universo di gioco, sebbene sia evidente in alcuni modelli e in alcune animazioni la natura indipendente della produzione. Non siamo davanti a un gioco tecnicamente impressionante, ma l’identità visiva riesce a compensare in buona parte questi limiti.

La versione PC permette naturalmente di intervenire sulle impostazioni grafiche per trovare il compromesso più adatto tra qualità e prestazioni. L’esperienza rimane complessivamente piacevole, anche se in alcune situazioni particolarmente affollate si possono verificare incertezze nella fluidità e qualche calo di leggibilità dovuto alla quantità di elementi presenti contemporaneamente sullo schermo.

Il comparto sonoro accompagna bene questa direzione artistica. La colonna sonora riesce soprattutto a valorizzare i momenti di esplorazione, contribuendo a rendere ancora più evidente quella sensazione di solitudine che caratterizza il viaggio attraverso le distese di sabbia. Nei combattimenti il registro cambia e le musiche diventano più incisive, dando maggiore peso agli scontri più importanti.

Anche gli effetti sonori delle armi svolgono discretamente il proprio compito, restituendo una buona sensazione di impatto durante i combattimenti. Positiva anche la presenza del doppiaggio in inglese, che contribuisce a dare maggiore personalità ai personaggi e rende più piacevoli le sezioni dedicate ai dialoghi.

Rimane il rammarico per l’assenza della lingua italiana, soprattutto considerando la componente narrativa e la quantità di informazioni che il giocatore può trovare attraverso dialoghi e testi. La pagina Steam ufficiale indica infatti inglese, francese, tedesco, spagnolo, giapponese, coreano, portoghese brasiliano, russo e cinese semplificato tra le lingue disponibili, ma non l’italiano. ([Steam Store][2])

Nel complesso, comunque, il comparto audiovisivo non raggiunge livelli da produzione tripla A, ma riesce a sostenere efficacemente l’esperienza grazie soprattutto a una direzione artistica coerente e a un sonoro capace di accompagnare bene le diverse situazioni.

Longevità

Un altro elemento positivo di Sands of Aura è rappresentato dalla longevità, che non si limita alla semplice durata della storia principale. L’avventura offre infatti diverse possibilità per chi decide di dedicare più tempo all’esplorazione e alla personalizzazione del proprio personaggio.

La struttura del mondo permette di allontanarsi dagli obiettivi principali per andare alla ricerca di nuove aree, risorse ed equipaggiamenti, mentre il sistema di personalizzazione delle armi offre un incentivo concreto a sperimentare configurazioni differenti.

È proprio questa combinazione a rendere la progressione più interessante nel lungo periodo. Il giocatore che vuole semplicemente seguire la storia può concentrarsi maggiormente sugli obiettivi principali, mentre chi preferisce esplorare ogni angolo di Talamhel può dedicare parecchie ore ai contenuti secondari.

La possibilità di modificare il proprio equipaggiamento e provare approcci differenti agli scontri contribuisce inoltre a evitare che la seconda parte dell’avventura risulti eccessivamente ripetitiva.

Non siamo quindi davanti a un gioco che si esaurisce rapidamente una volta raggiunti i titoli di coda, anche se la longevità dipende in buona parte dal rapporto che il giocatore decide di avere con l’esplorazione e con i contenuti opzionali.

Sands of Aura riesce a distinguersi nel panorama soulslike

Sands of Aura non prova a nascondere le proprie influenze, ma riesce a costruire attorno alla formula soulslike alcuni elementi abbastanza personali da evitare la sensazione di trovarsi davanti a una semplice imitazione.

La navigazione sul mare di sabbia, la Grainwake, la personalizzazione delle armi e soprattutto la particolare identità di Talamhel sono gli aspetti che funzionano meglio. Telecamera e bilanciamento mostrano invece qualche limite, soprattutto durante gli scontri più affollati.

Chi cerca un altro soulslike indipendente con una personalità riconoscibile può dare un’occhiata anche alla nostra recensione di Hunt the Night, mentre per un’esperienza più tradizionale e tridimensionale consigliamo la recensione di Steelrising.

La tua opinione in un clic

Cosa ne pensi?

La sala è aperta

Entra nella conversazione

Condividi il tuo punto di vista: non serve creare un account. I contributi restano soggetti alla moderazione editoriale.

Traguardo della community0 / 5
Mancano 5 interventi al prossimo traguardo.

Aggiungi la tua voce

Partecipazione libera: inserisci i dati richiesti e pubblica senza registrarti.