Dopo quasi dieci anni, Rev-7, il cifrario “Origins Trench” nascosto in Revelations di Call of Duty: Black Ops III, è stato risolto. Il punto decisivo non è stato trovare una chiave impossibile, ma capire che il messaggio presente nel gioco era già incompleto: durante la creazione del puzzle, un vecchio bug nell’implementazione AMSCO di CrypTool-Online aveva eliminato 168 caratteri.
La ricostruzione tecnica è stata pubblicata da Nick Bettencourt nel repository pubblico dedicato a Rev-7, che contiene il ciphertext, il codice storico usato per verificare il bug e gli strumenti necessari a riprodurre il risultato. È il tipo di mistero che spiega bene perché la modalità Zombies abbia continuato a generare discussioni molto oltre il normale ciclo vitale di un Call of Duty.
Il bug che ha reso Rev-7 quasi impossibile

Per anni la community ha lavorato partendo da un presupposto ragionevole: i 1.092 caratteri visibili sul foglio in Revelations dovevano rappresentare l’intero testo cifrato. Il problema è che il messaggio originale, prima del passaggio AMSCO, era lungo 1.260 caratteri.
La differenza è esatta: 168 caratteri erano scomparsi. E non si trattava di una rimozione deliberata pensata da Treyarch come ulteriore livello del puzzle.
| Elemento | Dato |
|---|---|
| Cifrario | Rev-7, “Origins Trench” |
| Mappa | Revelations |
| Lunghezza del messaggio sorgente | 1.260 caratteri |
| Caratteri presenti nel gioco | 1.092 |
| Caratteri mancanti | 168 |
| Chiave AMSCO ricostruita | 1947038265 |
Il passaggio decisivo è arrivato esaminando una versione storica del file class.amsco.php di CrypTool-Online, cioè il codice disponibile nel periodo in cui Black Ops III era in sviluppo. L’implementazione etichettava le colonne usando le cifre della chiave e, in fase di output, stampava le colonne da 1 a N. Se nella chiave compariva uno zero, quella colonna veniva riempita ma non veniva mai restituita.
In altre parole, i dati non venivano soltanto rimescolati. Una colonna veniva persa completamente. La chiave 1947038265, eseguita attraverso il vecchio codice del 2016, riproduce il foglio presente nel gioco. È la prova tecnica che ha trasformato una vecchia ipotesi della community in una soluzione riproducibile.
I 168 caratteri non sono stati recuperati
C’è una distinzione importante. I caratteri eliminati dal bug non possono essere estratti dalla texture di Revelations perché, semplicemente, lì non ci sono più. La soluzione pubblicata parla infatti di ricostruzione, non di recupero integrale dei dati perduti.
Il sistema di cifratura sottostante ha però una proprietà utile: il danneggiamento resta localizzato e il testo leggibile torna a sincronizzarsi attorno ai buchi. Questo ha permesso di ricostruire il messaggio con un livello molto alto di coerenza, pur lasciando alcune piccole zone con più di una lettura possibile.
Il contenuto risultante è un rapporto dell’MI-8 ambientato nel 1918 e ruota attorno a Dempsey, inseguito in Francia dopo essere sfuggito a una cattura a Calais. Il documento aggiunge un piccolo tassello alla mitologia di Zombies, con riferimenti al “mound” e alla confusione del personaggio. Non è un finale segreto rimasto nascosto per dieci anni, ma è finalmente il payoff narrativo di un enigma che sembrava essersi trasformato in rumore indecifrabile.

La community era arrivata molto vicina alla soluzione
Il risultato non nasce dal nulla. Nei mesi precedenti erano stati risolti diversi altri cifrari di Revelations, restringendo sempre di più il campo. Le note condivise dalla community avevano già indicato CrypTool, AMSCO e perfino la possibilità che mancasse una parte del ciphertext.
Il post pubblicato su r/CODZombies il 22 settembre 2026 ha riportato la conferma della soluzione e rimanda direttamente al lavoro tecnico di Bettencourt. Il repository, a sua volta, accredita esplicitamente le ricerche precedenti di Randomiser, JessesOcean e della community che aveva stabilito la chiave “Zombies” negli altri cifrari di Revelations.
Il contesto rende il caso ancora più interessante: poche settimane prima era stato risolto anche un altro vecchio cifrario di Black Ops III legato a The Giant. A distanza di oltre un decennio, una parte della community continua quindi a trattare il gioco quasi come un archivio archeologico digitale, confrontando texture, vecchi strumenti crittografici e codice non più disponibile nei servizi moderni.
Che ruolo ha avuto l’intelligenza artificiale
La storia rischia di essere ridotta a “un’IA ha risolto Black Ops III”, ma la fonte primaria racconta qualcosa di più preciso. Bettencourt dichiara che ricerca e scoperta sono state assistite in parte da GPT-6 Astra Ultra. Allo stesso tempo, la pista decisiva era stata costruita negli anni dalla community, che aveva già identificato CrypTool, AMSCO, la chiave condivisa tra altri cifrari e la possibile presenza di ciphertext mancante.
L’IA ha quindi accelerato un’indagine che disponeva già di molti pezzi, mentre il salto concettuale fondamentale è stato smettere di considerare i 1.092 caratteri come un blocco completo e andare a controllare il software storico con cui il puzzle poteva essere stato generato.
È una differenza importante anche per leggere correttamente il risultato: qui non c’è soltanto potenza di calcolo. C’è un lavoro di preservazione del codice, ricostruzione del contesto tecnico del 2016 e verifica sperimentale. Senza la vecchia implementazione AMSCO, il perché di quei 168 caratteri mancanti sarebbe rimasto molto più difficile da dimostrare.
Perché Rev-7 conta ancora nel 2026
Black Ops III non è più il capitolo attuale della serie, ma Zombies vive proprio di questo tipo di stratificazione. Misteri, easter egg e dettagli ambientali continuano a produrre nuove letture molto tempo dopo l’uscita originale. È una tradizione che resta centrale anche nei capitoli più recenti: nella nostra recensione di Call of Duty: Black Ops 7 abbiamo dedicato spazio alla componente Zombies e alla sua capacità di costruire obiettivi e segreti oltre la semplice sopravvivenza.
Lo stesso vale per gli aggiornamenti successivi, come quelli raccolti nel nostro approfondimento sulla Stagione 6 di Black Ops 7. Il linguaggio della community cambia, i giochi cambiano, ma la spinta a smontare ogni dettaglio resta una delle caratteristiche più riconoscibili della sottoserie.
Rev-7 aggiunge anche un’altra lezione: quando un enigma resiste per anni, il problema può non essere soltanto nel cifrario. Può essere nello strumento che lo ha generato. In questo caso la soluzione era nascosta non solo dentro Black Ops III, ma anche in una versione dimenticata di un pezzo di software del 2016. Ed è proprio questo dettaglio a rendere la storia più interessante del semplice “codice finalmente decifrato”.





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