Sviluppato da Enclave in sinergia con Redlock Studio e pubblicato da questi ultimi con Plug In Digital, BLACKSHARD è un’avventura esplorativa in prima persona 3D che punta tutto su atmosfera e quindi sulla messa in scena. Il vero protagonista del gioco, infatti, non è il nostro anonimo e misterioso avatar bensì il Labirinto in cui andremo letteralmente a smarrirci. Noi abbiamo vissuto tutto questo su PlayStation 5. Pronto a scoprire la nostra recensione?
BLACKSHARD e una narrazione criptica e ingannevole
La trama di BLACKSHARD è estremamente difficile da raccontare sia per evitare possibili spoiler sia perché il titolo narra di un’esperienza difficile da tradurre a parole. Sia chiaro, ci sono parole, ce ne sono abbastanza ma dare un ordine e una coerenza, non è immediato e richiede una certa cura oltre che una buona dose di intuizione e fantasia. Il motivo è che si procede con pezzi di lore, ricordi, individui che si ritrovano in giro e moniti di vario genere.
Tra la tirannia del destino e dei sussurri misteriosi di ribellione, il nostro avatar si ritrova a vagabondare nel vero protagonista del titolo: il Labirinto. Un luogo liminale, spesso monocromatico, estremamente complesso, ramificato, profondo, disturbante. Un luogo in cui letteralmente rischi di perderti nel giro di poche ore. e sì, ti perderai. Questo perchè è un vero e proprio labirinto che gioca col tuo orientamento con i suoi stessi elementi e una messa in scena che spiazza e ammalia di continuo.

Ci sono scenari sinceramente assurdi e mozzafiato e non mancano momenti in cui vagabondare può essere sia incentivante quanto frustrante e demotivante. Perdersi più e più volte, tornare indietro, ritrovarsi in un punto precedente e quella sensazione di girare in tondo, fanno parte del gioco, della narrazione e dell’esperienza complessiva di BLACKSHARD ma non è assolutamente per tutti.
Il gioco ci chiede di cercare, o ancor meglio, di plasmare la nostra strada all’interno del Labirinto. Di scegliere se accettare l’ordine imposto di quella struttura complessa o se provare a violarlo seguendo percorsi in gran parte inesplorati persino da chi sembra averci preceduto i cui echi sapranno ulteriormente destabilizzarci ed estraniarci. Il risultato finale è un viaggio sicuramente unico, evocativo, complesso nella sua narrativa e nella sua esplorazione ma che premia chi ama esplorare e chi è dotato di buon orientamento, spirito d’osservazione e pazienza.

Cammina ed esplora
BLACKSHARD è un gioco d’avventura in prima persona 3D identificabile anche come walking simulator. Il motivo è che in BLACKSHARD si cammina costantemente. è letteralmente l’attività principale del gioco che ci permette di camminare lentamente, muoverci a passo svelto o correre. Oltre ciò, potremo anche utilizzare un salto discretamente ampio e anche abbastanza preciso. Inoltre, potremo interagire con determinati elementi come gli echi, alcune figure o particolari totem che fungono da check-point e punto di salvataggio.
Per quanto riguarda la struttura del gioco, come detto più volte, dovremo esplorare attentamente il Labirinto in cui siamo letteralmente gettati con pochissime linee guida. Si tratta di un luogo semi-open world diviso in zone interconnesse tra loro. Lo scopo, come detto, è sperimentare, azzardare, accettare, violare e quant’altro. Tutte scelte che possono portare a determinati finali differenti e relativi trofei.

Essenzialmente, nell’esplorare, si verrà incitati più o meno direttamente a intercettare i “frammenti del segno” che ne sono un totale di sette. Me nel mezzo di questa ricerca ci sono diversi finali tra cui uno che ti lancia letteralmente fuori dalla partita di gioco con tanto di errore da poter segnalare a Sony. Ancora ora siamo in dubbio se sia un vero errore o una voluta conseguenza del gioco. Quello che però è un vero bug, sono le cadute nel vuoto di BLACKSHARD.
Ci è capitato di cadere più volte tra le varie sezioni di gioco e in diverse occasioni siamo rimasti bloccati nel vuoto, circondati da un buio assoluto in attesa di un game over e un restart mai avvenuti. La soluzione è stata riavviare manualmente il gioco. Ovviamente non è nulla di irrisolvibile e anzi confidiamo in patch. Questione diversa, invece, per la natura vera e propria del titolo. Esplorare un immenso labirinto, essenzialmente vuoto, privo di reali pericoli se non le cadute, circondato da percorsi multipli e quasi sempre ciechi o inutili, è qualcosa non per tutti.
Come anticipato, ti perderai facilmente. non esiste mappa, non esistono teletrasporti rapidi o scorciatoie. Questo si traduce nel percorrere più e più volte medesimi percorsi in cerca di passaggi misteriosi non trovati. E fidati, alcuni percorsi sono nascosti estremamente bene. è richiesto quindi un occhio attento votato a guardarsi intorno costantemente, motivo per cui il titolo ci offre un doppio zoom da poter padroneggiare e con cui guardarsi al meglio intorno.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, la scelta quasi monocromatica del titolo si piega per plasmare un mondo di gioco asciutto, geometrico, dedaelico e complesso. Il Labirinto è affascinante. Indubbiamente affascinante. Complesso, evocativo e sfidante nella sua morfologico imprevedibile che si incastra in un piccolo modellino in scala stesso nel gioco che ne riassume solo parte della sua reale complessità e fascino. L’abbiamo già detto ma non mancano scenari e sfondi estremamente evocativi e in grado di fermarti per osservare con cura e vivo interesse.
Presenti anche creature e oggetti informi esposti quasi come se fossero in un museo a cui si sommano artwork in 2D assolutamente confusi, criptici ma graficamente accattivanti e coerenti con la complessa filosofia promossa del gioco. Le sonorità sono leggere, compassate ma cedono il passo a ritmi più accelerati fino a svanire per far emergere versi inquietanti e quasi da horror, venatura comunque presente nel titolo con diversi richiami a opere di spessore. Peccato, invece, per la totale assenza della lingua italiana. Tale mancanza può minare la comprensione di testi comunque abbastanza complessi.
